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Bonus ai sanitari, Degasperi: “La Giunta scarica su Apss la responsabilità di trovare i soldi”. Veneto, Emilia e Marche hanno già stanziato i fondi ma la Pat resta ferma al palo

L’affondo di Degasperi: “Alcuni consiglieri sembrano non sapere nemmeno cosa stanno votando, grottesco che un mio emendamento che avrebbe consentito di stanziare subito il bonus ai sanitari da 15 milioni sia stato bocciato dalla maggioranza di Centrodestra”

Di Tiziano Grottolo - 20 May 2020 - 10:07

TRENTO. “Dall’ultimo decreto pare che il Governo abbia tolto il riconoscimento agli operatori sanitari, massimo silenzio da parte della triplice sindacale”, cosi la consigliera leghista Katia Rossato puntava il dito contro Cgil, Cisl e Uil “colpevoli” a suo dire di essere supini alle posizioni di Roma. Parole che avevano provocato la reazione di Giuseppe Varagone, segretario della Uil Fpl che replicava: “La consigliera non sa nemmeno di cosa parla” (QUI articolo).

 

Se da un lato è vero che nell’attuale forma del decreto i bonus ai sanitari sono stati depennati, anche se il provvedimento da 55 miliardi è atteso all’esame del parlamento (con probabili emendamenti), dall’altro i sindacati fanno sapere di essere intervenuti strappando al Governo la promessa di ripristinarli. Detto questo, rimane il fatto che la Provincia di Trento potrebbe intervenire senza attendere lo Stato, come hanno fatto Veneto, Emilia-Romagna e Marche che hanno già stanziato i fondi per i bonus. In particolare la regione governata da Luca Zaia ha stanziato 61 milioni di euro, mentre Emilia-Romagna e Marche hanno messo a disposizione rispettivamente 31 e 20 milioni.

 

Sempre la consigliera leghista accusava: “Roma toglie il riconoscimento e i loro amici di Trento si inventavano che era stato tolto dal Ddl 55 – rincarando la dose – peccato che non è stato così perché il disegno di legge provinciale ha voluto premiarli all’articolo 32 (in realtà articolo 36 ndr), un articolo che prevede una copertura di 15 milioni di euro”. Le realtà però sarebbe ben diversa, così come spiega il consigliere di Onda Civica Filippo Degasperi: “Nel corso dei lavori consiliari siamo stati spesso colti dal dubbio sulla comprensione o meno degli atti su cui i consiglieri sono chiamati ad esprimere il loro voto, ora ne abbiamo avuto la conferma. Adesso capisco – prosegue Degasperi – perché la giunta Fugatti ha inaugurato la prassi in base alla quale ogni votazione deve essere preceduta da urla e strepiti necessari a guidare i consiglieri di maggioranza e ad evitare loro scivoloni”.

 

 

Dopodiché il consigliere di Onda Civica entra nel merito della questione dei bonus: “Rossato ha ingenuamente provato a convincere medici, infermieri e oss che l'articolo a loro dedicato nel provvedimento appena licenziato, preveda una copertura da 15 milioni di euro. Chiaro segnale che non sa di cosa parla visto che l'articolo in questione scarica sull’Azienda sanitaria l’onere di trovare i soldi per i lavoratori e quindi non copre proprio nulla”. Effettivamente all’interno del provvedimento si legge: “Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione di quest'articolo, che devono essere contenuti nel limite massimo di 15 milioni di euro, provvede l'Azienda provinciale per i servizi sanitari con le risorse disponibili sui fondi di riserva del proprio bilancio”. Per essere puntuali quindi si parla di un massimo di 15 milioni, pertanto la cifra non è ancora confermata, per di più non è nemmeno stato stabilito chi ne avrà diritto e in quale misura.

 

“Ma ancora più grottesco – prosegue il consigliere di Onda Civica – è che la consigliera Rossato, che vorrebbe apparire così interessata alle sorti degli operatori sanitari, insieme a tutto il Centrodestra, abbia bocciato senza alcun commento un emendamento con cui le risorse a copertura del riconoscimento venivano stanziate per davvero”. Nell’emendamento Degasperi si prevedeva l’autorizzazione della spesa di 15 milioni di euro a carico della Pat. “Qualcuno che tenesse al proprio ruolo di rappresentante dei trentini si sentirebbe umiliato dal dover ricevere ordini molto simili a quelli di un domatore – conclude Degasperi – ma visto che il primo a non curarsene è chi presiede l'Aula probabilmente siamo noi a sbagliare. Di certo nella precedente legislatura non si era mai vista una cosa del genere, evidentemente è il cambiamento, anche se, come in tanti altri ambiti, nella direzione sbagliata”.

 

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