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Coronavirus, la Uil: ''Il premio sanità non è arrivato a troppi: l'assessora Segnana si dimetta per aver preso in giro il personale che rappresenta''. La Cisl: ''Eroi a metà''

Ci sarebbe una doppia beffa per alcuni professionisti che si sono ammalati in servizio. Pallanch: "La Provincia è riuscita a tener fede solo in parte a quanto stanziato nelle altre regioni e concordato con criteri condivisi e soprattutto trasparenti con le parti sociali". Futura: "Queste disparità rendono retoriche e inutili le molte parole spese dai vertici della Giunta provinciale per esaltare l’eroismo e l’abnegazione del personale sanitario trentino"

Di Luca Andreazza - 25 giugno 2020 - 19:55

TRENTO. E' arrivato il cedolino della busta paga, ma moltissimi operatori sanitari sono rimasti delusi per non aver ricevuto il bonus, questo nonostante siano stati impegnati direttamente e indirettamente a contatto con i pazienti contagiati da coronavirus. Fin da subito i sindacati erano intervenuti per contestare il criterio di assegnazione del premio. "Esclude il 70% dei professionisti della sanità pubblica e il 100% di quella privata. L'assessora Stefania Segnana si dimetta", questo il commento di Giuseppe Varagone (segretario della Uil Fpl), mentre Giuseppe Pallanch (segretario della Cisl Fp) aggiunge: "Eroi a metà. Adesso che la fase più acuta è passata, gli Angeli servono meno e quindi vengono premiati solo in parte".

 

Non solo, ci sarebbe una doppia beffa per alcuni professionisti che si sono ammalati in servizio. "Prima non è stato riconosciuto l’infortunio sul lavoro - aggiunge Varagone - ora sono stati esclusi dal premio Covid-19". Un provvedimento contestato anche per come è arrivato, una scelta unilaterale della Provincia, che intanto aveva stralciato altre risorse. "Siamo contenti per i lavoratori che hanno ricevuto il bonus - prosegue Pallanch - ma la Provincia è riuscita a tener fede solo in parte a quanto stanziato nelle altre regioni e concordato con criteri condivisi e soprattutto trasparenti con le parti sociali".

 

Ora i sindacati vanno in pressing: la richiesta a piazza Dante è quella di sanare questa disparità e discriminazione di trattamento. "Il personale sanitario non si è risparmiato in questi mesi. Si sono trovati a lavorare in condizioni critiche e trasferiti d'urgenza in altre unità operative per potenziare i reparti. Il decreto 'Rilancia Italia' ha destinato decine di milioni di euro alla Provincia di Trento che deve stanziare le risorse per risolvere questa situazione".  

 

E' dura la Uil Fpl che chiede le dimissioni dell'assessora: "E' opportuno che Segnana si dimetta dall'incarico perché non ha dimostrato alcun interesse nel rappresentare e sostenere i tanto acclamati eroi, che sono stati presi in giro dalla Giunta Fugatti e dalla maggioranza di governo. Proclamiamo inoltre lo stato di agitazione di tutto il personale della sanità pubblica e privata del Trentino", spiega Varagone.

 

"Dopo aver sostenuto grandi sacrifici ed aver operato in una situazione di rischio personale, saltando spesso ferie/riposi e facendo moltissime ore di straordinario, i professionisti di questi servizi e reparti sono stati completamente dimenticati dalla Giunta provinciale", dice Cesare Hoffer (Nursing up), "Se questo non bastasse, ci è giunta voce che anche alcuni professionisti che avevano operato nei reparti Covid non hanno ricevuto lo specifico incentivo, che era invece nella previsione della delibera, su questo aspetto ora faremo le opportune verifiche".

 

Nel frattempo arriva una interrogazione di Futura sulla vicenda. "Annunciato, promesso e garantito - dice Paolo Ghezzi - ma in molte buste paga non è arrivato il bonus. Molte segnalazioni di questa brutta sorpresa sono giunte da persone che hanno svolto un servizio in prima linea, con rischio personale e stress, spesso in distacco dai rispettivi reparti. Il premio è stato inoltre riconosciuto a dipendenti che non hanno lavorato con pazienti Covid-19".

 

Non sono le uniche criticità che sarebbero emerse. "Risultano incomprensibili i criteri delle quantificazioni orarie delle prestazioni straordinarie effettuate e riconosciute con il bonus. Queste disparità rendono retoriche e inutili le molte parole spese dai vertici della Giunta provinciale per esaltare l’eroismo e l’abnegazione del personale sanitario trentino", conclude Ghezzi.

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