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Bonus sanitari: “Le Rsa trattate come strutture di serie B, il premio non è ancora stata erogato al personale impegnato in prima linea”, l’attacco della Uil alla Giunta

Upipa ha stabilito che il riconoscimento economico spetta a 1550 operatori delle Apsp per circa 1,6 milioni di euro. La Uil: “Siamo ancora in attesa che ai dipendenti delle Rsa trentine venga riconosciuto il ‘bonus covid’ promesso dalla Giunta”

Di Tiziano Grottolo - 07 luglio 2020 - 19:38

TRENTO. “Siamo ancora in attesa che ai dipendenti delle Rsa trentine venga riconosciuto il ‘bonus covid’ promesso dalla Giunta”, così la Uil-FPL interviene sulla questione del riconoscimento economico spettante a tutti gli operatori del settore socio-sanitario-assistenziale che hanno lavorato a stretto contatto con i contagiati dal virus durante la pandemia.

 

“Le modalità di attribuzione del riconoscimento economico – punta il dito – sono passate da una delibera di Giunta provinciale, che non ha coinvolto le organizzazioni sindacali, e, ad oggi, ancora non vi è ancora traccia dei compensi”.

 

Nella delibera di Giunta, firmata il 3 luglio scorso, si legge che Upipa ha effettuato una ricognizione per ogni singola Apsp dalla quale è emerso che il bonus da erogare interessa 1550 operatori per un totale di 146.874 ore. Proprio per questo sono stati stanziati 1.626.299,65 euro che però non sono ancora stati erogati ai diretti interessati.

 

“Questi fondi sono solo un terzo rispetto alle risorse stanziate per i colleghi di Apss – circa 5 milioni già erogati, riferisce la Uil – a questo si aggiunge l’impossibilità degli operatori delle Rsa pubbliche a transitare in mobilità verso Apss, a differenza di qualsiasi altro oss o infermiere che opera nelle strutture ospedaliere del resto d’Italia”. Una questione irrisolta da tempo.

 

“I nostri operatori delle Apsp non sono considerati degni di lavorare negli ospedali trentini se non dopo aver partecipato all’ennesimo concorso pubblico – attacca il sindacato – in Trentino quindi non è sufficiente aver già partecipato, e vinto, un concorso presso un Ente pubblico che opera nel settore sanitario, si deve dimostrare di essere sufficientemente preparato per il lavoro ospedaliero”.

 

A questa questione si aggiunge quella relativa ai tamponi per chi rientra dalle ferie: “La situazione paradossale è che, dopo un’assenza di due settimane dal posto di lavoro, tutti gli operatori devono essere sottoposti a tampone naso-faringeo al fine di accertare la sua negatività e, ad oggi, nessuno ha capito come giustificare le giornate tra l’effettuazione del tampone ed il suo esito”. Per questo il sindacato chiede “dignità per tutti gli operatori sanitari delle Apsp”.

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