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Coronavirus, il governo stanzia 6,6 milioni per la sanità trentina. I sindacati: ''Le altre regioni sono già pronte a usarli, la Pat è ferma: ci convochi''

La richiesta è quella di aprire un tavolo per collocare le risorse stanziate da Roma, 6 milioni e 650 mila euro, e chiedono alla Provincia meno annunci e più concretezza. I sindacati: "L'emergenza dura da un mese e ancora non ci sono misure e piani a favore del personale sanitario impegnato nell'emergenza". Fugatti ripete ancora in conferenza che devono valutare e capire come muoversi

Di Luca Andreazza - 10 aprile 2020 - 17:13

TRENTO. "E' urgente convocare le parti sociali per concordare l'erogazione delle risorse straordinarie già stanziate dal Governo per l'emergenza Covid-19". I sindacati chiedono alla Giunta provinciale un tavolo per definire in tempi certi e veloci l'operatività delle prime misure a favore del personale sanitario impegnato in prima linea ormai da settimane.

 

"Le Regioni a statuto ordinario sono più avanti del Trentino: la Toscana ha già firmato un accordo da 38 milioni (Qui articolo) - commenta Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp - il Lazio si è già mosso qui invece tutto è fermo e non c'è ancora concertazione. L'emergenza ormai dura da un mese, siamo a Pasqua e ancora non si muove nulla". E intanto anche l'Emilia Romagna ha già deciso di dare 1.000 euro di bonus per tutti i 60.000 operatori della sanità utilizzando sempre risorse proprie. A Trento, al momento, come scrivevamo ieri, si è fermi all'aumento voluto dal presidente Fugatti per il dirigente provinciale Ruscitti (che è stato portato a 130.000 euro) per il resto, anche oggi, è stato ribadito che ''siamo intenzionati a riconoscere un bonus per il personale sanitario ma stiamo valutando i modi e i tempi''.  

 

Ora sono arrivate altre risorse da Roma, che sta aiutando il Trentino in maniera molto importante con risorse concrete (dopo il bonus alimentare e quello per gli stipendi dei lavoratori del settore agricolo e commerciale),e cifre triple rispetto a quanto sta stanziando la Pat. Si tratta di 6 milioni e 650 mila euro per la sanità e anche qui Fugatti oggi ha ripetuto che ''stiamo valutando come potremo tecnicamente impiegare queste risorse''.

 

 "E' sempre più urgente - dicono Luigi Diaspro, segretario della Fp Cgil, e Gianna Colle, referente per il settore sanità - un tavolo di confronto per chiudere il contratto 2016/18 e sull’una tantum da 5 milioni. Sono risorse già disponibili e diventa necessario cambiare passo per superare slogan e annunci. E' ora di sbloccare i finanziamenti e intervenire in modo concreto a favore del sistema sanitario trentino". 

 

Un riconoscimento che deve riguardare tutti gli operatori della sanità pubblica e privata, degli appalti e agli operatori delle case di riposo e delle strutture socio sanitario coinvolte. "Nessuno - aggiunge Pallanch - deve restare escluso o rimanere indietro. E necessario sviluppare un protocollo: servono regole chiare, un quadro normativo certo per garantire il personale sanitario e non. Basta parole, annunci e chiacchiere: ora è arrivato il tempo degli atti concreti. Siamo già a Pasqua e ancora nulla è stato deciso".

 

I sindacati chiedono concretezza. "Occorre - spiegano Diaspro e Colle - intervenire anche sui temi della vestizione, per il disagio e l’affaticamento che i dispositivi di protezione comportano, con apposita indennità, e delle responsabilità professionali occorse durante l’emergenza, come anche sul riconoscimento di malattia, infortunio e regime di sorveglianza sanitaria con la semplificazione e la chiarezza delle procedure da seguire per la tutela dei lavoratori".

 

Servono anche risorse sulla formazione. Le parti sociali mettono in luce la necessità che tutti gli operatori sanitari devono essere opportunamente aggiornati su modalità e rischi di esposizione professionale, misure di prevenzione e protezione disponibili, caratteristiche del quadro clinico di Covid-19.

 

Sono almeno due le tipologie di indennizzo individuate da Nursing up: "Il primo di tipo risarcitorio - dice il coordinatore provinciale Cesare Hoffer - per il lavoro sin qui svolto dagli operatori sanitari dall’inizio dell’emergenza, che non si è mai fermato nonostante i problemi e le gravi lacune che gli infermieri denunciano. E il secondo, di integrazione dello stipendio, che dovrà essere ultra attivo, ricorrente e strutturato, perché è ora di colmare il gap contrattuale esistente tra la retribuzione degli infermieri e quella degli altri professionisti sanitari, aggravata ancor più dal fatto che solo a loro è consentito di integrare i propri stipendi svolgendo attività privata o intramoenia”.

 

Quanto stanziato a livello stanziato deve avere un percorso parallelo, le risorse non devono essere confuse con quelle necessarie per chiudere il contratto sanità 2016/18 e l'una tantum da 5 milioni, già sul tavolo e ancora ferma. 

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