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Carenza di insegnanti di sostegno, Bisesti: ''Ci stiamo lavorando, in questi mesi incontrato i sindacati''. Cgil: “Da tempo non lo vediamo, ci manda i dirigenti”

Bisesti conferma l'impegno della Giunta per trovare una soluzione al problema della carenza degli insegnati di sostegno, ma le consigliere Coppola e Ferrari vanno all'attacco: “In 6 mesi solo risposte vaghe e inadeguate, mentre il progetto per la formazione dei docenti con Unitn sembra ancora in alto mare”

Di Tiziano Grottolo - 25 gennaio 2020 - 19:21

TRENTO. Proprio ieri a Trento era arrivato il senatore Davide Faraone, per presentare il suo libro “Con gli occhi di Sara. Un padre, una figlia e l'autismo” che racconta la sua esperienza e dove si conferma quanto sia stato difficile, anche per lui, costruire un rapporto con la figlia, affrontando poi anche altri temi come la legislazione e gli stereotipi che ancora permeano la società quando si parla di autismo (QUI articolo).

 

Il tema è sicuramente molto sentito laddove, secondo i dati diffusi dall’all’Anagrafe dell’handicap aggiornati al 2018, sono 15.612 i trentini con disabilità certificate, di cui 2867 minori, bambini e bambine che spesso sono seguiti da un’insegnate di sostegno. I dati, infatti, dicono che nell’anno scolastico 2018/19 gli studenti con Dsa certificato erano il 5,1%, pari a 3.580 e quasi 1.500 in più rispetto a cinque anni prima. I bambini e ragazzi che hanno una disabilità con certificazione 104 sono il 3,6%, cioè 2.570, anche in questo caso in crescita. A lanciare l’allarme era stata la madre di una bambina con difficoltà motorie e cognitive che a Il Dolomiti spiegava come fosse difficile cambiare maestra di sostegno al terzo anno di materna: “Dovrà ricominciare tutta da capo, studiando da zero le problematiche che presenta la bambina e stabilire con lei e noi genitori un rapporto di fiducia” (QUI articolo).

 

Il fatto grave è che all’inizio di quest’anno scolastico risultavano scoperte 140 cattedre, una carenza così strutturale che per cercare di mitigare il problema si era dato il via libera a insegnanti senza specializzazione specifica, iscritti alla lista dei precari e nelle graduatorie per altre materie. Nel frattempo, Pat e Unitn mettevano in cantiere un corso per la formazione di cinquanta insegnanti dei quali però non c’è ancora traccia. Sul tema le consigliere provinciali Sara Ferrari, del Partito Democratico e Lucia Coppola, Futura 2018, avevano depositato, ancora in ottobre, due distinte interrogazioni per chiedere all’assessore all’istruzione, Mirko Bisesti, quali contromisure avrebbe adottato la Pat per rispondere alla carenza di insegnati.  

 

“Con l’Università degli Studi di Trento si sta ragionando sull’organizzare il prima possibile, compatibilmente con la programmazione dell’ateneo trentino, il corso di specializzazione per poter così far fronte alla carenza di insegnanti di sostegno”, afferma Bisesti. Poi però si specifica: “Modalità, costi, organizzazione saranno oggetto di negoziazione con Unitn appena si avrà la tempistica dell’inizio del corso di specializzazione”. A sei mesi di distanza dunque in questo senso pare che non ci siano stati passi in avanti, anzi se il corso non c’è ancora significa che gli insegnanti non saranno pronti nemmeno per l’anno scolastico 2020/2021.

 

Bisesti ha poi fatto sapere che “in questi mesi – il suo assessorato – ha avuto modo di confrontarsi con le organizzazioni sindacali sui vari temi portati all’attenzione dalle medesime sempre con un’attenzione a tutelare il delicato equilibrio degli interessi in gioco primo fra tutti la qualità del sistema scolastico e formativo specie laddove ancora sussistono margini di miglioramento per un sistema in grado di garantire a tutti gli studenti e le studentesse le medesime opportunità di successo formativo”.

 

Cosa si siano detti sindacati e Bisesti però non è dato sapersi, per questo abbiamo chiesto conto a Cinzia Mazzacca, responsabile per la Cgil del settore scuola, che però non ricorda di aver mai incontrato l’assessore per affrontare questo tema: “Lo vediamo sempre molto poco, per avere un confronto ci rapportiamo quasi esclusivamente con i dirigenti di un servizio piuttosto che di un altro, fatto sta che Bisesti è da un bel po’ che non lo vediamo, per noi è più facile venire a conoscenza delle posizioni dell’assessorato attraverso i giornali”. A quanto sembrerebbe, sul tema della carenza degli insegnati di sostegno, Bisesti non avrebbe mai incontrato i sindacati se non per interposta persona, attraverso un dirigente.

 

Ad ogni modo, sempre rimanendo sul vago, Bisesti riprende: “I provvedimenti assunti dalla Giunta provinciale nell’ambito dei servizi di affiancamento e appoggio agli studenti con bisogni educativi speciali e le manovre di bilancio approvate, sono andati nella direzione di garantire a questo delicato settore le risorse umane e finanziarie nonché organizzative che la Pat, appropriatamente, ha da sempre destinato”. E ancora: “Tutto ciò ricercando continuamente la fondamentale sinergia e collaborazione dell’Assessorato alla salute e politiche sociali al fine di strutturare il più possibile percorsi individualizzati in grado di tenere conto dei diversi contesti di vita della persona”.

 

Cosa, come e quando sono solo degli optional e questo non ha fatto che indispettire le due consigliere che dal canto loro promettono di presentare delle nuove interrogazioni per avere delle risposte più precise: “Per esprimere un giudizio mi riservo di poter confrontare dei numeri certi – sottolinea Ferrari – anche se dopo sei mesi non mi aspettavo una risposta così evasiva che in pratica non mi fornisce dei dati verificabili da poter valutare”.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Coppola: “Credo che a fronte dei problemi che ci sono sul fronte della disabilità e dei bisogni speciali siano state date risposte generiche che sembrano più che altro delle vaghe dichiarazioni d’intenti. Mi pare che quasi tutti i progetti vagheggiati dall’assessorato – attacca la consigliera di Futura – siano molto fumosi e poco concreti. Bisogni reali come questi necessitano di risposte puntuali e immediate”, l’amara conclusione di Coppola.

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