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Caso Maroadi, il sindaco: “Parisi ha passato il segno”. Il Pd: “Critiche strumentali, certe dichiarazioni fanno accapponare la pelle”

La replica di Betta dopo le dure accuse di Parisi: “Sono amareggiato, sbagliato dipingere il comune di Arco come un luogo dove non vige la legalità”. Il Pd: “È l’amministrazione ad essere stata raggirata, siamo basiti da certe speculazioni qualunquiste che fanno carta straccia di alcuni principi costituzionali”

Di Tiziano Grottolo - 16 giugno 2020 - 19:18

ARCO. La vicenda è nota: nelle indagini avviate dalla procura per un presunto abuso edilizio al camping Maroadi di Linfano sono finiti nel registro degli indagati anche il sindaco di Arco Alessandro Betta, l’assessore all’urbanistica Stefano Miori, il segretario comunale Rolando Mora e la dirigente comunale Tiziana Mancabelli. In questi giorni la vicenda ha alimentato inevitabilmente le polemiche politiche, fra gli interventi più agguerriti c’è stato quello della candidata sindaca ambientalista Chiara Parisi che aveva usato delle parole molto dure per condannare l’operato della Giunta arcense (QUI articolo).

 

“Sono rimasto molto amareggiato dalle dichiarazioni di Parisi – commenta il primo cittadino – si parla di ambiente e di voler bene alla comunità ma poi non si rispettano le persone. Da parte mia ho sempre cercato di tenere un rapporto di rispetto con i Comitati, per me prima vengono le persone, poi possiamo confrontarci senza sconti sui temi politici, ma il rispetto viene prima di tutto”. Il sindaco prende le parti dei suoi funzionari, finiti nel calderone dell’inchiesta, “non è bello dipingere il comune di Arco come un luogo dove non vige la legalità, spero che Parisi ci ripensi perché con il suo intervento ha passato il segno”.  

 

A stretto giro è arrivata la replica anche del partito Democratico: “Siamo basiti da certe affermazioni per l’utilizzo puramente speculativo della vicenda”. Nel mirino dei Dem, che sottolineano l’atteggiamento collaborativo del Sindaco, c’è una frase in particolare, messa nero su bianco da Parisi che affermava: “Vedere indagati il Segretario Comunale, il Sindaco, l'Assessore all'urbanistica e la Responsabile del procedimento, a prescindere dall'esito finale, non possiamo certo dire che ci sorprenda”. Per i Democratici si tratta della “peggior forma di giustizialismo che fa carta straccia delle norme costituzionali che tutelano i diritti fondamentali della persona, tra cui la presunzione di innocenza e il garantismo. Quel ‘a prescindere dall’esito finale’ è qualcosa che fa accapponare la pelle”, accusano.

 

“L’uso qualunquista della giustizia – accusa il Pd – appartiene a certi mondi politici che ora si ripresentano sotto ragioni ‘verdi’ per scrollarsi di dosso qualche ruggine elettorale utilizzando la magistratura e le vicende giudiziarie per perseguire la propria attività politica, da parte nostra abbiamo sempre evitato, anche quando avremmo potuto, di queste modalità speculative”. Pertanto i Dem invitano la candidata a farsi avanti in procura qualora conoscesse qualcosa sulla vicenda Maroadi.

 

“Rimaniamo un po’ stupiti – conclude la nota firmata dal Partito Democratico – di fronte alle prese di posizione che tendono a incentrare l’attenzione sul ruolo svolto dal Comune e meno su coloro che sono i reali artefici di questa vicenda, cioè quei privati che hanno agito da un lato richiedendo una deroga urbanistica e dunque un riconoscimento dell’importanza del loro lavoro per l’economia della zona e l’interesse pubblico e dall’altra raggirando e prendendo in giro sfacciatamente l’Istituzione Comune di Arco, dunque l’intera Comunità”.

 

Infine, anche il consigliere di Arco Bene Comune-Futura, Tommaso Ulivieri è intervenuto in sostegno di Betta: “Sono il primo ad esprimere, da sempre, critiche politiche in ambito urbanistico all'interno della maggioranza di cui faccio parte, ma leggere certe allusioni giustizialiste e irrispettose che invadono le indagini di un altro potere costituzionale, non fa presagire nulla di buono per il futuro democratico di Arco. Inviterei a lasciare ai Salvini di turno certe sparate che solleticano solo gli istinti più bassi e populisti”.

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