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Caso Silvia Romano, Sgarbi alle opposizioni: ''Censurato e minacciato dall’abusivo Marini e da altri anti-democratici in palese e letterale 'concorso esterno'''

Il critico d'arte e presidente del Mart risponde a Paolo Ghezzi, Alex Marini, Ugo Rossi, Giorgio Tonini, Paola Demagri e Sara Ferrari. E interessa anche Kaswalder, Ambrosi, Fico e Franceschini

Di Luca Andreazza - 13 maggio 2020 - 23:08

TRENTO. "La libertà di culto non ha nulla a che vedere con l'ostentazione delle insegne del terrorismo", queste le parole di Vittorio Sgarbi, che aggiunge: "Chiunque vada in giro con una maglia con l'immagine di Mussolini o con la svastica può essere incriminato per apologia. Siamo nella stessa fattispecie. Eppure una sostenitrice manifesta di Al Shaabad, organizzazione terroristica responsabile di attentati gravissimi a civili mussulmani e comunità di cristiani, è stata ricevuta dal premier Giuseppe Conte e dal ministro Luigi Di Maio in pubblica cerimonia. Questo ha favorito, come pensano numerosissimi cittadini, la propaganda non dell’Islam (che non ne ha bisogno) ma del terrorismo e della criminalità".

 

Il critico d'arte e presidente del Mart risponde a Paolo Ghezzi, Alex Marini, Ugo Rossi, Giorgio Tonini, Paola Demagri e Sara Ferrari. I consiglieri d'opposizione hanno inviato una lettera al presidente Fugatti e all'assessore Mirko Bisesti, ma anche al ministro Franceschini per chiedere di prendere provvedimenti e tutelare l'immagine del museo di Trento e Rovereto (Qui articolo).

 

E il parlamentare interessa il presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, Fugatti e Bisesti, il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, il ministro Franceschini e la presidente della quinta commissione della Pat, Alessia Ambrosi. Nel mirino la frase dei consiglieri "la cooperante italiana va arrestata per concorso esterno in associazione terroristica, in quanto convertita all’Islam, così affermando una inaccettabile equazione tra una fede religiosa e un comportamento criminale”.

 

"Nulla di più falso. La mia affermazione, che ribadisco non a titolo personale, ma nelle mie prerogative politiche e democratiche di parlamentare della Repubblica, non mette in discussione le libertà garantite dagli articoli 3 e 19 della Costituzione italiana. La libertà di culto - aggiunge Sgarbi - non ha niente a che fare con l’ostentazione delle insegne del terrorismo. E chi esprime perplessità, chiedendo misure paragonabili a quelle che ognuno invoca per il contrasto alla Mafia, viene censurato e minacciato dall’abusivo Marini e da altri anti-democratici, che si sottraggono alla necessaria denuncia del terrorismo e dei suoi fiancheggiatori, in palese e letterale 'concorso esterno'".

 

Il riferimento non va all'articolo 21 della Costituzione ("Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione"), "ma al fatto che la libertà di culto e la conversione di Silvia non sono il tema in discussione. E', infatti, evidente, nella stretta connessione tra terrorismo e mafia, che come la fede cristiana di un mafioso non legittima i suoi crimini, così quella mussulmana non giustifica il terrorismo. La inaccettabile proclamazione pubblica, da me censurata, in linea di principio, oltre la responsabilità personale, di Silvia consiste non nella conversione alla religione islamica, ma nella esibizione delle insegne di un gruppo terroristico somalo affiliato ad Al Qaeda, del quale la cooperante ha lodato la correttezza".

 

La fede della giovane non sarebbe un argomento. "Ho sempre proclamato l'importanza di una distinzione evocando l’Islam moderato. Così come- aggiunge Sgarbi -  si sono sempre tenuti distanti e distinti Partito comunista e Brigate rosse, democrazia e terrorismo. E' lecito considerare 'corretto' un atto estorsivo della mafia? O 'corretto' il comportamento di un gruppo terroristico di cui Aisha è, contemporaneamente, vittima e sostenitrice? Contraddizione evidente e pericolosa, che la rende una complice potenziale di comportamenti criminali e attuale di propaganda. Mi pare abbastanza chiaro che la questione sia soltanto questa".

 

La richiesta alla politica è quella di prendere posizione. "Chiedo ai presidenti di assemblea e di Giunta provinciale di censurare i consiglieri irresponsabili e di garantire il rispetto delle preoccupazioni condivise da molti cittadini - conclude Sgarbi - ma anche delle mie prerogative parlamentari, come della incoercibile libertà di opinione. Il contrasto al terrorismo è un dovere prima che un diritto, evidentemente non sentito dai distratti consiglieri. I principi fondamentali della democrazia e della sua difesa discendono dalla ragione. non dalla retorica falsamente umanitaria. Sul piano personale conosciamo il complesso rapporto tra vittima e carnefice. Ci può commuovere, ma non ci deve costringere a tacere davanti alla evidenza e alle conseguenze della palese propaganda del terrorismo. Ma è difficile affermare la ragione con chi sistematicamente evita di usarla. Ho quindi deciso di proporre all’amministrazione provinciale e al Cda del Museo di "dichiarare il Mart museo contro la mafia e contro il terrorismo, in difesa della democrazia e dei valori cristiani, di tolleranza e di libertà".

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