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Chiusura servizio oncologico a Cles, i medici: ''Nulla può giustificare questa decisione. Grave mancanza di programmazione per garantire equità delle cure''

L'assessora Stefania Segnana ha rassicurato che appena possibile, e compatibilmente con l'emergenza Covid-19, il servizio verrà riattivato. Ioppi: "Non si può aspettare nella migliore delle ipotesi l'ultimo momento per intervenire. In questo modo si sovraccaricano ulteriormente gli operatori". Fugatti risponde al Patt: "Trovare novelli difensori degli ospedali di valle, quando sappiamo benissimo quanto è stato fatto in 15 anni, ci fa un po' sorridere"

Di Luca Andreazza - 03 dicembre 2020 - 07:01

CLES."E' una tragedia nella tragedia". Così Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, sulla sospensione del servizio di oncologia all'ospedale di Cles, che aggiunge: "L'emergenza coronavirus è una priorità ma abbiamo raccomandato più volte di mantenere un approccio di equità di cura per quelle patologie che riguardano in particolare i pazienti oncologici, le attività di prevenzione tumorale e le malattie cardio-vascolari. Questa scelta specifica incide sulla qualità di vita di pazienti fragili e provati".

 

Il Dho di Cles è stato sviluppato oltre 20 anni fa, un servizio che permetteva a 9 pazienti di ottenere le cure e una presa in carico personalizzata a 360 gradi. L'uscita di scena dell'oncologo, però, non ha trovato un passaggio di testimone. Così è venuto meno un altro servizio, questo si aggiunge ai servizi che intanto sono stati ridimensionati e tolti tra il punto nascita, l'Unità operativa di pediatria, la riduzione di altre attività. Una situazione complicata sulla quale pesa l'emergenza Covid-19, ma che toglie ai cittadini un supporto importante. 

 

"Purtroppo il contagio da Covid-19 è molto diffuso - prosegue il presidente dell'Ordine dei medici - ma gli sforzi dell'amministrazione devono essere orientati a garantire quei servizi essenziali che possono cambiare le prospettive dei pazienti, una sfera che riguarda anche la dignità delle persone. Non sarebbe dovuto capitare: non si può smantellare, seppur provvisoriamente, un'attività così importante. Nulla può giustificare una simile situazione. Inoltre ci sono lunghe liste d'attesa e i professionisti riferiscono che non è mai capitato che dovessero operare con stadi tumorali così avanzati". 

 

Una scelta che impatta sulla vita dei malati e dei parenti che devono recarsi all'ospedale Santa Chiara di Trento, come raccontato a Il Dolomiti da Flavia: "Le sedute di chemioterapia sono lunghe, nello specifico di mia sorella durano 6 ore, queste persone sono da accompagnare in quanto la terapia provoca nausea, sonnolenza e malessere, quindi incapacità nella guida. Non dite che sarà una chiusura temporanea, evitate da subito di chiudere" (Qui articolo) oppure da Annalisa: "'Da ex paziente in trattamento chemioterapico vi chiedo di non infliggerci ulteriori pene. Non chiudete il Day Hospital Oncologico di Cles" (Qui articolo). 

 

Nelle ultime 48 ore si è tenuto un vertice tra i preoccupati sindaci della val di Sole e la Provincia: "Il servizio oncologico è stato temporaneamente sospeso e sarà riattivato il prima possibile. L'impegno è quello di individuare i professionisti - dice l'assessora Stefania Segnana - che possano garantire l’apertura del day hospital nelle modalità che i pazienti conoscono e apprezzano, con l’obiettivo di limitare ad un breve periodo di tempo i disagi per persone già provate dal punto di vista fisico e psicologico".

 

L'assessora ha annunciato di aver chiesto all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di garantire un servizio di trasporto personalizzato del tutto simile a quello attivato per le persone che si sottopongono a dialisi per limitare i disagi ai pazienti. "C'è un'impossibilità tecnica di coprire l'assenza del medico che si è licenziato e ci sono una serie di maternità che non permettono di sostituire il professionista. C'è però - spiega l'assessora - la volontà è quella di riattivare il servizio, appena le condizioni sanitarie legate a Covid-19 consentono di procedere in questo senso".

 

I tempi, quindi, potrebbero essere lunghi. "C'è una mancanza di programmazione. Un'assenza improvvisa, un pensionamento o una maternità non possono mandare in crisi una struttura così delicata. Le dinamiche spesso si conoscono con grande anticipo - evidenzia Ioppi - si devono evitare queste interruzioni per mancanza di professionisti. E' evidente la necessità di una gestione diversa del personale: non si può aspettare nella migliore delle ipotesi l'ultimo momento per intervenire. In questo modo si sovraccaricano ulteriormente gli operatori, già molto stanchi e provati a causa dell'emergenza coronavirus. Il limite della sopportazione fisica e psicologica è molto vicino".

 

L'ordine dei medici chiede una pianificazione della medicina del territorio, che appare sempre più urgente. "Ci sono sempre più patologie croniche e l'attuale emergenza esaspera questa tendenza. Le ripercussioni possono durare ancora anni - continua Ioppi - se un pazienti diventa negativo a Covid-19 rischia di non essere completamente guarito: la negativizzazione è solo un passo, poi ci sono gli strascichi da curare".

 

La decisione di sospendere il servizio è al centro anche di un'interrogazione di Ugo RossiMichele Dallapiccola Paola Demagri, consiglieri provinciali in quota Patt: nonostante le tante promesse sugli ospedali periferici e sul decentramento dei servizi medici, la Provincia non si è opposta alla chiusura del Dho (Qui articolo).

 

"C'è la giusta preoccupazione delle amministrazioni comunali - commenta il presidente Maurizio Fugatti - come c'è anche la nostra. Ricordo che da sottosegretario del governo ho ottenuto l'unica deroga in Italia per riaprire un punto nascite. Non ci siamo dimenticati le battaglie giuste che abbiamo fatto. A livello politico provinciale, trovare novelli difensori degli ospedali di valle, quando sappiamo benissimo quanto è stato fatto in 15 anni, ci fa un po' sorridere. Rassicuriamo che da parte di questa Giunta c'è la massima attenzione e la sospensione è temporanea".

 

Almeno si sorride, intanto però i disagi e le preoccupazioni sono quelli dei pazienti, che aspettano. Per il resto la Lega ritorna a mettere il "cappello" sul punto nascite di Cavalese, anche se è bene ricordare che è stato un via libera tecnico. Un percorso in commissione nazionale del Comitato punto nascite, dove siedono medici e non politici. La decisione è stata presa dopo un lungo e articolato confronto tra la Commissione e l'Azienda sanitaria che, su mandato della giunta, un'indicazione politica, collabora all'iter previsto per la verifica della possibilità della riapertura. E la richiesta è stata presentata dalla Giunta Rossi, come confermato dall'assessora Stefania Segnana (Qui articolo), e l'intervento di diverse forze politiche e le associazioni del territorio.

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