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Chiusure domenicali dei negozi, primo stop alla legge Failoni-Fugatti. Il Tar sospende la delibera. Il Presidente: ''Non sappiamo ancora cosa accadrà''

Il Tribunale di Trento ha dato un primo ok a  Shop center a Pergine-Valsugana, Consorzio Cavalli e Habitat Arredamenti di Cavalli Virginio srl parlando di ''fumus boni iuris'' e quindi di un primo giudizio sommario in attesa della decisione finale. La norma (dall'inizio palesemente incostituzionale) ora viene congelata e già si torna a parlare dei danni causati ai privati dalla delibera della Pat

Di Luca Pianesi - 11 settembre 2020 - 13:56

TRENTO. Sospesa la delibera che prevede, solo per alcuni comuni, la chiusura dei negozi la domenica. E ora? ''Non l'abbiamo ancora letta e non sappiamo cosa succederà'', questa l'imbarazzante risposta del presidente della Provincia in conferenza stampa e in diretta Facebook a precisa domanda. Il Tar di Trento, infatti, si è pronunciato sul ricorso dello Shop center a Pergine-Valsugana (QUI articolo) e del Consorzio Cavalli e di Habitat Arredamenti di Cavalli Virginio srl a Civezzano e al momento sembra aver congelato il provvedimento da più parti definito palesemente incostituzionale a partire dalla competenza sulla materia che da Costituzione spetta allo Stato.

 

E infatti pochi giorni fa anche l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato l'aveva bocciata su richiesta del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie evidenziando nella nuova legge di Trento ”Profili di incostituzionalità nei limiti in cui risulta in contrasto con la normativa statale di liberalizzazione, così invadendo la potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza e violando, quindi, l’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione”.

 

La legge Failoni sembrava mal costruita e mal strutturata sin dall'inizio e tantissime erano state le critiche da subito (anche da parte nostra). Fugatti, poi, colpevolmente, ha sempre ammesso di essere cosciente del fatto che la norma sarebbe potuta essere spazzata via dalla Corte costituzionale ma ha sempre ribadito che a lui non interessava: ''Mi interessa porre il tema'', ha sempre detto. Il tema l'ha posto facendo infuriare i commercianti, i lavoratori, gli utenti e in futuro potrebbe accadere che, una volta bocciata la norma, i privati chiedano, giustamente, i danni economici per quanto questa legge ha causato loro. A pagare, in quel caso sarebbero tutti i cittadini per tramite della Provincia anche se l'ammissione che sapeva cosa stava facendo del Presidente potrebbe, forse, scagionare in qualche modo l'ente pubblico e a quel punto le centinaia di migliaia di euro di danni che legittimamente esigeranno i privati potrebbero non andare a depauperare le casse pubbliche.    

 

Le chiusure domenicali, arrivate proprio mentre gli imprenditori tentavano di ripartire dopo lo stop forzato imposto dal lockdown, sono finite pure nel mirino del Governo che ha impugnato la legge di fronte alla Corte costituzionale (QUI articolo). Alcuni imprenditori trentini si sono mossi per vie legali, presentando ricorso al Tar, come lo Shop center a Pergine-Valsugana (QUI articolo), ma anche del Consorzio Cavalli e di Habitat Arredamenti di Cavalli Virginio srl a Civezzano.E al momento questa è la dichiarazione del Tar: ''Accoglie la domanda cautelare e, per l’effetto, sospende l’impugnata delibera della Giunta provinciale della Provincia autonoma di Trento n. 891 del 2020 sino all’esito del giudizio di merito''.

 

Nell'ordinanza del Tar si parla di ''fumus boni juris'' e quindi che ad un primo giudizio sommario in ordine alla verosimile esistenza del diritto a cautela del quale si invoca il rilascio della misura (quindi della posizione dei commercianti) si procede al congelamento della norma. Queste erano le posizioni dei privati, spiegate dall’avvocato Flavio Maria Bonazza di Trento: “Il ricorso è piuttosto complesso ma in primo luogo chiediamo la sospensione della delibera di Giunta che ha individuato i Comuni a maggior afflusso turistico perché siamo convinti sia foriera di una disparità di trattamento e per quanto riguarda la libera concorrenza”. In sostanza le questioni sollevate riguardano le competenze: con la Giunta che si è arrogata il diritto di legiferare su competenze statali. Non solo, la norma trentina entra in contrasto anche con la direttiva comunitaria Bolkestein che regola la concorrenza fra i vari operatori all’interno dell’Ue.

 

Bonazza, una volta accertata l’eventuale illegittimità della norma trentina, non esclude nemmeno che i suoi assisti possano presentare il conto alla Pat, per il danno economico subito con la chiusura. “In seconda battuta – spiega l’avvocato – qualora il ricorso in sede locale o nazionale dovesse essere accolto si dovrà calcolare il danno in base al periodo durante il quale ha avuto effetto la delibera”. In altre parole più rimarrà in vigore, maggiore sarà il danno e di conseguenza l’eventuale risarcimento che la Pat dovrà corrispondere agli imprenditori.

 

 

 

 

 

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