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Coronavirus, “Il 25 aprile tutti in strada” la manovra dell’estrema destra per oscurare la festa della Liberazione

Fanno appello alla libertà ma i primi a gettare l’amo sono stati i neofascisti di Forza Nuova e sulla loro scia sono nati “gruppi spontanei” che sono arrivati anche in Trentino. In vista del 25 aprile, chiedono alla gente “di scendere in strada per opporsi al regime dittatoriale” ma dietro si nasconde una mossa per oscurare la festa della Liberazione

Di Tiziano Grottolo - 22 aprile 2020 - 20:24

TRENTO. “Il 25 aprile scendiamo in strada con la bandiera italiana” e ancora “cercate nelle vostre città e quartieri siamo ovunque, chi non ha la bandiera italiana mostri un fazzoletto bianco” sono queste le parole d’ordine di alcuni gruppi spuntati sui social con lo scopo, dicono, “di opporsi ad ogni forma di violenza e regime dittatoriale”. Allo stesso tempo affermano di non voler più subire “questa continua violazione psicologica tramite mainstream e le prepotenze del governo tramite vessazioni – aggiungendo – siamo quella parte d'Italia che non si arrende, quella parte di popolazione che vuole chiarezza e verità da parte di veri esperti e non dai soliti noti virologi di poco conto e task force inadeguate”. Ma da dove nascono questi “gruppi spontanei” che chiedono a gran voce di violare le norme sulla quarantena?

 

Un indizio lo fornisce chi, prima di molti altri, ha condiviso l’appello sulla sua pagina Twitter: nientemeno che il segretario del partito neofascista di Forza Nuova, Roberto Fiore che scrive: “Il 25 aprile stop alla dittatura sanitaria – invitando – ad oltre la destra e la sinistra, rompiamo la gabbia di una quarantena intollerabile”. Un invito puerile visto che ad averlo proposto è il leader di un partito che fra i principi cardine pone “Dio” al primo posto, seguito da “Patria, Famiglia, Lavoro” e che fra i punti in programma ha l’abrogazione delle leggi sull’aborto e la cancellazione delle leggi Mancino e Scelba, ovvero quelle che introducono il reato di apologia di fascismo e puniscono azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista. Fiore conclude il suo appello allegando l’indirizzo di un canale Telegram “25 aprile Festa Nazionale della Liberazione”, dove con un gioco di parole si ammicca al 25 aprile dei partigiani, altrimenti noto come “L'anniversario della liberazione d'Italia” oppure festa della Liberazione, anniversario della Resistenza o più semplicemente 25 aprile. Nel gruppo promosso dal leader di Forza Nuova però le parole si invertono lasciando intatto il riferimento alla data.

 

 

I tentativi di delegittimare il 25 aprile della resistenza partono da più lontano, soli pochi giorni prima della nascita del gruppo Telegram, era stato il senatore Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia, a lanciare la proposta di trasformare la ricorrenza in una giornata del ricordo per le vittime del coronavirus, aggiungendo: “Chi vorrà, sabato prossimo potrà listare a lutto un tricolore e cantare la canzone del Piave”. Fermo restando che la proposta di dedicare una giornata alle vittime del covid-19 potrebbe anche essere legittima, non si capisce perché creare una contrapposizione con una festività che da molti italiani è molto sentita, se non quella di cercare una polemica faziosa confondendo le acque. Peraltro già torbide dopo i ripetuti tentativi, che talvolta hanno anche trovato sponde istituzionali, per mettere sullo stesso piano partigiani e repubblichini.

 

Ad ogni modo l’operazione condotta dalla destra si muove su due assi: delegittimare con ogni strumento il 25 aprile e creare confusione tenendo vive le polemiche. Insomma, questa manovra per la destra rappresenta un “win-win” da un lato può ambire a riunire una comunità variegata portandola in strada e dando una dimostrazione di forza, dall’altro si oscurerebbero le iniziative di chi, come l’Anpi (l’associazione dei partigiani), ha chiesto di far risuonare la canzone “Bella Ciao” dai propri balconi. Per gettare altro fumo negli occhi, qualora l’opinione pubblica dovesse criticare la manifestazione, i partiti di destra potrebbero cavalcare l’onda tentando di addossare le responsabilità dell’azione agli stessi partigiani.  

 

Nel frattempo il gruppo Telegram ha raggiunto quasi 25mila adesione e alcune sue ramificazioni sono arrivate anche in Trentino. Questi gruppi mostrano una composizione molto variegata, al fianco di molte persone comuni ma che probabilmente non hanno ben capito con chi si accompagnano, ci sono sicuramente militanti dell’estrema destra ma anche soggetti afferenti ai movimenti antivaccinisti, pro-vita e che rientrano nell’orbita dell’integralismo cattolico. Valori molto lontani, addirittura agli antipodi, rispetto a quelli promossi dall’Anpi e da chi normalmente festeggia l’anniversario della Liberazione. Il Ministero dell’interno ha fatto sapere che monitorerà la situazione, mentre il viceministro, Matteo Mauri, sentito sulla questione da Repubblica, ha dichiarato: “I nostalgici delle marce su Roma e dei salti nel cerchio di fuoco provano a approfittare della situazione di difficoltà del Paese per riproporre le loro idee deliranti. A partire dall'abolizione del 25 Aprile come Festa della Liberazione o chiamando tutti in strada con pentole e fischietti contro lo Stato. Purtroppo per loro lo Stato c'è, e non starà a guardare”.

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