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Coronavirus, la Cisl medici: “Da Bordon trionfalismo ingiustificato, giovani medici senza tutele ma così rischiano anche i pazienti”

La Cisl medici contro l’idea di mandare i neolaureati a fare le guardie mediche: “È un azzardo, in un momento come questo in cui occorrono conoscenze, competenze ed esperienza specialistica nei territori periferici e nelle valli, ​così è come mandare in guerra i soldati con le scarpe rotte”

Di Tiziano Grottolo - 18 marzo 2020 - 10:13

TRENTO. Da Fugatti e Bordon un “trionfalismo ingiustificato”, non usa mezzi termini Nicola Paoli segretario generale Cisl medici del Trentino per commentare la recente decisione presa dal governo e avvallata dal presidente della Pat e dal direttore dell’Apss, di riconoscere l’abilitazione a circa 10 mila medici neo-laureati, senza che quest’ultimi debbano affrontare il test scritto.

 

Stando a quanto riportato dal sindacato la delibera di Giunta concernente “disposizioni urgenti per l’istituzione, ai sensi dell’articolo 8 del decreto legge n.14/2020 di Unità speciali per la gestione dei pazienti affetti da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero”, sarebbe già pronta per essere firmata da Fugatti.

 

“Si immaginano automatismi che sono tutti da dimostrare – attacca Paoli – con migliaia di medici di medicina generale che risalirebbero l’Adige per arrivare in Trentino al ritmo della fanfara, in un momento come questo in cui occorrono conoscenze, competenze ed esperienza specialistica nei territori periferici e nelle valli”.

 

Secondo il segretario della Cisl medici sarebbe stato opportuno che per questi giovani fosse pensata un’assicurazione pensata ad hoc, perché l’attuale risponde solo dei medici di guardia presenti nelle sedi ordinarie: “Avremmo potuto discuterne nella trattativa in Provincia di una settimana fa – continua Paoli – anziché parlare di Euregio o di località turistiche a basso grado come la Valle di Fassa o quella dell’Altopiano della Paganella per pagare di più i giovani medici”.

 

Il problema poi, secondo il sindacato, sarebbe anche strutturale: “Invece che accorciare l’ingresso nel mondo del lavoro dei laureati in medicina, si è preferito dare lavori di breve durata, e senza tutele, dettati dalla emergenza che stiamo vivendo”. In questo modo però è stato impedito a 8000 medici giovani, di completare il loro percorso formativo.

 

Un conto è essere laureato in medicina e chirurgia dopo sei anni di laurea – sottolinea Paoli – un altro di essere abilitato dopo un tirocinio più o meno lungo. È corretto dire che in simili frangenti emergenziali si ha bisogno di tutti – prosegue – ma inviare come unità speciali delle guardie mediche ragazzi che si sono appena laureati senza neppure un titolo abilitativo certificato, appare, a noi tecnici, un azzardo. Se non saranno accompagnati da dirigenti medici del dipartimento delle Cure primarie – avverte – il rischio sarà quello di mandarli allo sbaraglio, come mandare in guerra i soldati con le scarpe rotte”.

 

Per questo la Cisl medici ha voluto mettere in guardia Pat e Apss: “Se la faccenda non sarà gestita con la massima scrupolosità ci troveremo di fronte ad un grave pericolo. Un sacrificio – conclude Paoli – che potrebbe essere fatale per gli uni, i giovani medici, e per gli altri, i cittadini che li devono aspettare a casa per avere risposte. Delle risposte però che solo la conoscenza approfondita, la formazione specifica e la pratica derivante da anni di attività possono dare”.

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