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Dal sostegno di emergenza per lavoratori autonomi alle misure per le famiglie, una documento a 360 gradi delle minoranze per il rilanciare il Trentino

Contributo programmatico di politica economica e sociale di Pd, Patt, Futura, Upt, Onda civica. "La politica deve dimostrare capacità di coinvolgere e valorizzare il contributo e l’esperienza di ogni componente politica, sociale e culturale della comunità trentina. Servirebbe un patto di responsabilità e una cabina di regia nella quale esprimersi. La Giunta Fugatti ha preferito il metodo opposto"

Di Luca Andreazza - 30 aprile 2020 - 17:29

TRENTO. "Il documento che presentiamo prende le mosse dalla gravita della crisi economica", dice Giorgio Tonini (Pd), che aggiunge: "Quella peggiore dal dopoguerra si è verificata nel periodo 2008-2012: l'Italia ha perso il 10% del Pil in 5 anni. Il Trentino è riuscito a attenuare gli effetti in quel caso ma questa volta è più dura: il governo solo per il 2020 stima una perdita dell'8% a livello nazionale. La Giunta provinciale per il nostro territorio ipotizza un crollo del 13%: sono tante la spiegazione ma la più semplice e ovvia è quello della perdita di indotto nel turismo".

 

L'epicentro della crisi è soprattutto il turismo e la Provincia stima un "buco" tra i 350 e i 400 milioni. "Ci siamo messi più volte a disposizione senza venire presi in considerazione. La politica - aggiunge Tonini - deve dimostrare capacità di coinvolgere e valorizzare il contributo e l’esperienza di ogni componente politica, sociale e culturale della comunità trentina. Servirebbe un patto di responsabilità e una cabina di regia nella quale esprimersi. La Giunta Fugatti ha preferito il metodo opposto, concentrando le decisioni in sedi sempre più ristrette, sulla base di una preoccupante presunzione di autosufficienza, che alla prova dei fatti si dimostra una debolezza".

 

Le opposizioni provinciali si sono "sedute" intorno a un tavolo, si sono confrontate e hanno interessato tecnici e esperti per trovare alcune possibili soluzioni per uscire da questa crisi. Un documento che coinvolge Patt e Partito democratico, UptFutura  e Onda civica. Escluso il Movimento 5 stelle: "Abbiamo chiesto a Alex Marini ma legittimamente e cordialmente non ha ritenuto di partecipare ai lavori", spiega l'ex senatore.

 

Le minoranze consiliari hanno raccolto le loro idee e proposte in quello che potrebbe essere definito uno "schema" di Piano di interventi immediati (IN FONDO DOCUMENTO INTEGRALE), ma anche di prospettiva, per le imprese e per le famiglie. "E' essenziale uscire dalla crisi ma rafforzati - prosegue Ugo Rossi (Patt) più competitivi economicamente e più attrezzati su quello sociale. Insieme alla capacità e alla voglia di innovare, la sostenibilità ambientale e sociale degli interventi deve essere il criterio fondamentale delle scelte di investimento e di sviluppo".

 

Un tema fondamentale è quello della disponibilità di risorse. "Ci vogliono obiettivi e azioni - evidenzia l'ex governatore - ma soprattutto la materia prima. L'orizzonte di questa legislatura deve essere occupato da questa priorità, probabilmente si rende già necessario un lasso di tempo più lungo. Serve almeno 1 miliardo da qui al 2023. E' fondamentale attivare un cambiamento per ottenere un indirizzo e una prospettiva di sviluppo socio-economico che non poteva essere immaginato fino a poche settimane fa. L'impostazione del bilancio della Provincia va completamente rivisto. Ora sul tavolo ci sono 100 milioni, alcuni trovati con una certa ragionevolezza altri meno, ma questo punto verrà affrontato in commissione. Siamo sempre disponibili a riscrivere il bilancio insieme, ma in questo senso non c'è reciprocità".

 

Un tema è quello del sospendere il pagamento del patto di Milano e di quello di stabilità per ottenere circa 450 milioni di risorse. "Bene l'azione intrapresa da Bolzano e Trento - prosegue il consigliere provinciale delle Stelle alpine - anche se ricordiamo che è stato sottoscritto per regolamentare una normativa, altrimenti lo Stato sarebbe arrivato comunque e senza certezze per noi. C'è poi anche la partita di dover recuperare i gettiti arretrati come le accese varie, sono svariate decine di milioni".

 

Capitolo debito. "I vincoli si sono allargati - continua Rossi - l'Europa consente un allentamento. La scuola va rivista e si può ipotizzare di ottenere la delega invece che la competenza: questo significa 250 milioni in più, come avviene già in Alto Adige. E poi diventa necessario un presidio diretto a Bruxelles: la Bei consente linee di finanziamento regionale, c'è il Mes e c'è il Recovery fund. Ci sono anche nuove opportunità nelle norme europee come dirottare i fondi di sviluppo territoriale regionale. La Provincia deve essere pronta a intercettare queste risorse in quanto rappresenterebbe uno stock davvero interessante di finanziamenti".

 

Un altra proposta è quella della linea di investimento. " Il Trentino - evidenzia Rossi - dispone infine di un elevato merito di credito sui mercati finanziari: il suo rating è alto e la situazione debitoria è equilibrata, in netto calo negli ultimi anni. Un contributo in conto capitale a fronte di mantenere la pianta occupazionale. Un grande fondo centrale per le garanzie. Servono 300 milioni all'anno in 24 mesi: questo strumento potrebbe essere ammortizzato in 30 anni e coinvolgere investitori e risparmiatori locali. L'ambizione deve essere quella di disegnare un futuro di fiducia e non solo paura. Si deve fare molto di più che chiedere uno sconto allo Stato".

 

Necessario un cambio di passo per sostenere le famiglie. "Per dirla sinteticamente, Fugatti, ora ci vogliono fatti e patti. Un patto - dice Paolo Ghezzi (Futura) - con le parti sociali e con le cittadine e i cittadini trentini. Perfino con le minoranze politiche. Un patto che gli conviene. Che gli serve. Per avere maggiore autorevolezza. Finora il presidente, che certo non è uno sciocco, qualche pesante sciocchezza l'ha fatta. Comunicazione è sostanza, come il via libera alla visita parenti nelle Rsa e l'invito ai turisti di visitare il turismo tra il 5 e l'8 marzo. Non è stata, e non è saggia, una comunicazione quotidiana approssimativa e confusa".

 

Una Lega che si è dimostrata poco incline al dialogo. "Dopo 150 ore dedicate alla passerella Facebook e solo 5 ore al confronto con le minoranze non è saggio decidere di andare, la sera del 2 maggio, dopo la commissione legislativa sulla legge di ripartenza, a fare una diretta su un sito amico della giunta, che però è finito in una lista nera di siti diffusori di notizie scientificamente infondate sulla pandemia da Covid-19. Non è saggio - prosegue Ghezzi - non dare subito, anche alle opposizioni, il documento dei saggi. Sarebbe saggio se il presidente leggesse bene questa proposta, perché sulla finanza pubblica e sugli strumenti di indebitamento un ex presidente della Commissione bilancio del Senato e un ex presidente della Provincia, i colleghi Tonini e Rossi, vanno ascoltati".

 

Tre le parole chiave: proteggere, programmare e progettare. "Una Provincia - continua Futura - che protegge nel breve periodo le fasce deboli, che programma il medio termine post-emergenza e progetta il futuro. Vanno protetti soprattutto i trentini più poveri. E le famiglie povere sono aumentate, in questa prima fase di crisi. E' urgente aumentare le misure anti povertà. C'è gente che ha ricevuto 280 euro e per mesi attende il resto".

 

Attualmente l'Assegno unico provinciale prevede un'erogazione che può arrivare fino a 550 euro per i singoli, a 950 euro per le famiglie. "Troppo poco. La misura dovrebbe fissare la soglia per l’accesso a 12.000 euro equivalenti su base annua. Necessario, poi, innalzare la deduzione Icef per i redditi da lavoro femminile come incentivo all’attivazione delle donne nel mercato del lavoro; escludere per la durata dell'emergenza pandemica, ai fini del calcolo dell’Assegno, il valore del patrimonio immobiliare che non produce reddito diretto e liquidità".

 

Non solo. "A complemento e integrazione della riforma dell'Assegno unico - spiega Ghezzi - proponiamo il sostegno di emergenza per il lavoro autonomo (Sea), che andrebbe a sostituire il bonus una tantum da 600 euro espandendone la durata e modulandolo. Non possiamo solo pensare ai lavoratori dipendenti. Si deve velocizzare la burocrazia, non solo in materia urbanistica".

 

Un ripensamento del welfare territoriale. "La tragedia delle Rsa ha dimostrato che il pubblico non può fare tutto - dice Ghezzi - il privato sociale va aiutato. Solo un Terzo Settore forte può ripensare i servizi psico-socio-educativi e co-progettare una nuova Medicina di comunità che aiuti ad essere preparati a convivere con il Covid-19 e affrontare eventuali nuove epidemie, comprese quelle da riaperture non sufficientemente programmate e sicure".

 

Un documento a 360 gradi che affronta anche industria no-profit, mobilità e energia, ediliziaagricoltura turismo. "Alcune imprese alberghiere - spiega Pietro De Godenz (Upt) - resteranno chiuse anche in estate ma le difficoltà si potrebbero protrarre per i prossimi anni. Necessario ipotizzare il coinvolgimento di Trentino sviluppo, trovare nuove formule e ricorrere al fondo perduto. I prodotti del Trentino devono rientrare in Trentino Marketing. La mobilità deve essere per il 60% pubblica e il 40% privata. Le e-bike non devono essere tassate. Ma sono tante le misure che possono essere messe in campo".

 

Un altro capitolo è quello dell'innovazione tecnologica e cultura. "Questo è un cambiamento per necessità e traumatico, anche se proveniamo da 2 anni di gestione veramente incerta del settore per usare termini delicati. Gli strumenti del digitale possono avere effetti immediati in termini di benefici. Si devono migliorare i processi e le sperimentazioni programmate come l'arrivo della fibra ottica: in questo modo i territori più lontani potrebbero diventare appetibili e contrastare lo spopolamento delle montagne. Si ridurrebbero traffico e inquinamento anche a Trento per l'accentramento delle funzioni. La Provincia deve cambiare paradigma in modo determinato e fornire servire adeguati per evolversi", conclude Filippo Degasperi (Onda Civica).

 

 

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