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Coronavirus, i consiglieri provinciali delle aree turistiche impegnano la Pat: ''Portiamo il grido d'allarme delle valli. Attivarsi per un ristoro di almeno il 30%''

Il nuovo Dpcm dispone ufficialmente la chiusura degli impianti fino all'Epifania. Presentato un documento da Luca Guglielmi, Ivano Job, Gianluca Cavada, Vanessa Masè e sostenuto anche dal consigliere di minoranza Pietro De Godenz: "Economia azzerata con chiusura impianti"

Di Luca Andreazza - 04 dicembre 2020 - 22:58

TRENTO. "La tristezza è tanta e ci facciamo portavoce di quei territori che sono in forte difficoltà", queste le parole di Luca Guglielmi, consigliere provinciale in quota Fassa, per presentare un ordine del giorno per impegnare la Provincia nell'attivarsi a Roma per ottenere la garanzia dei ristori. Un documento firmato anche da Ivano Job e Gianluca Cavada (Lega), Vanessa Masè (La Civica) e sostenuto anche da Pietro De Godenz (Upt).

 

Il nuovo Dpcm dispone ufficialmente la chiusura degli impianti fino all'Epifania. "La situazione è complicata - aggiunge Guglielmi - i territori perdono il Natale e il Capodanno che rappresentano uno zoccolo duro della stagione. La Pat si deve impegnare a ottenere un ristoro minimo del 30% rispetto al fatturato dell'anno precedente nel periodo 1 dicembre - 7 gennaio. Il turismo e gli impianti non sono macchine da soldi, ma vita e amore: siamo una popolazione che chiede di restare a vivere in montagna".

 

La stazione sciistica dovrebbe partire dal 7 gennaio. "Ma non ci sono certezze - prosegue Guglielmi - non ci sono le garanzie perché il protocollo di sicurezza non è ancora stato approvato dal Cts. Questa chiusura pesa per 100/120 milioni per le casse pubbliche, senza considerare le perdite per aziende, negozi, ristoranti e così via. Questa decisione rischia di spegnere l'economia e una filiera importante per diversi territori. Lo Stato deve fare la sua parte e mettere nero su bianco le intenzioni".

 

Il periodo di Natale e Capodanno è particolarmente strategico per l'inverno, pesa per circa un terzo sull'intera stagione. A questo si aggiunge che permangono grosse incertezze per quanto riguarda la mobilità dai mercati esteri, come Polonia e Repubblica Ceca, importanti soprattutto per i mesi di gennaio, febbraio e marzo. "Probabilmente questo sarebbe stato l'unico momento per poter lavorare. L'economia di un territorio è stata azzerata".

 

"Il governo ci ha abbandonati. In primavera nessuno ha avvisato gli operatori del turismo - dice Ivano Job - che sono stati mandati incontro a un periodo difficile e non c'erano informazioni sanitarie. Adesso nessuno mette davanti la parte economica a quella sanitaria, la salute viene prima di tutto, ma la politica deve informare bene e da Roma traspare una grande confusione. Adesso il comparto è rimasto con il cerino in mano. Questa chiusura crea difficoltà importanti: il contratto dei dipendenti pubblici va rinnovato, come chiedono i sindacati, ma si deve smettere di attaccare gli imprenditori, che devono far fronte ai costi fissi. I  Leoni da tastiera non conoscono le situazioni di alberghi, noleggi, scuole da sci e impianti. Il Covid ha colpito tutti, privati, imprenditori e pubblico. Non servono divisioni".

 

A primavera le scuole erano già state chiuse in tutta Italia, mentre ora già nel penultimo Dpcm aveva preso forma la chiusura degli impianti. Le speranze di apertura forse sono state alimentate da uscite un po' troppo "entusiastiche" dell'assessore a garantire l'avvio della stagione con i 5 milioni per l'innevamento programmato e indicare la data di metà dicembre come start, oltre a una narrazione sul territorio che forse non ha completamente rispecchiato quanto emergeva nel corso delle Conferenze Stato-Regioni. Il governo non è mai parso in dubbio sulla misura di chiudere gli impianti per cercare di scongiurare una terza ondata a gennaio.

 

Giusto, giustissimo, parlare di coesione del tessuto sociale, concetto poi che andrebbe messo in pratica. La Pat stessa sembra spesso aver cercato di creare tensione tra categorie, fratture all'interno della società, mentre proprio il presidente della Lega, Alessandro Savoi, si è lasciato più andare a invettive contro i sindacati e il pubblico impiego

 

"Portiamo il grido d'allarme delle località turistiche che vivono della stagione invernale. Raccogliamo - commenta Vanessa Masè - le preoccupazioni legate anche alla perdita di competitività. C'è in gioco la sopravvivenza di tante realtà dopo un'estate difficile. Speriamo che la stagione possa partire ma tutte le attività collegate agli impianti sono in sofferenza e Natale e Capodanno sono una parte importantissima dell'attività".

 

Concetti che vengono ribaditi anche da Cavada. "Il Dpcm non tiene in considerazione le nostre valli - spiega il consigliere provinciale in quota Lega - ci sono stati investimenti per aprire in sicurezza ma il protocollo non è stato ancora approvato. L'economia del territorio è penalizzata, se non distrutta. Speriamo che si possa partire per il 7 gennaio e salvare il salvabile".

 

L'ordine del giorno viene supportato anche da un consigliere di minoranza, Pietro De Godenz. "Ci sono molte problematiche, gli alberghi vengono lasciati aperti ma la mobilità tra Regioni è bloccata. Ci sono anche situazioni diverse a livello europeo per quanto riguarda la ristorazione: 4 persone in Italia, 6 in Francia e 10 in Spagna. C'è un grido di paura in montagna, servono ristori certi per un settore vitale. I servizi in montagna sono fondamentali e il governo non ha dimostrato questa sensibilità. Ci sono anche i lavoratori stagionali da tutelare", conclude l'esponente dell'Upt.

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