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Coronavirus, Grosselli: ''Impianti chiusi ovunque? Non è mal comune mezzo gaudio. Il governo garantisca sostegni, dalla Pat solo misure inattuabili''

Grandissima delusione anche a Ponte di Legno-Tonale, Bertolini: "E’ davvero l’ennesimo duro colpo per la montagna. Avevamo già venduto 7 mila skipass. Non discutiamo le motivazioni, ma il tempismo"

Di L.A. - 14 febbraio 2021 - 21:06

TRENTO. "Mal comune mezzo gaudio? No perché, purtroppo, ci sono di mezzo decine di migliaia di posti di lavoro in tutta Italia". Queste le parole di Andrea Grosselli, segretario della Cgil, alla notizia dell'ordinanza del ministro Roberto Speranza che impone la chiusura degli impianti. "E' la testimonianza che la situazione epidemiologica è grave e resta davvero complicata. Ogni sottovalutazione viene pagata in termini di vite umane tra malati Covid e malati non Covid che una sanità sotto pressione non riesce a curare adeguatamente".

 

Il governo è intervenuto in extremis per chiudere gli impianti. Alcune località si erano già organizzate per far partire quel che resta della stagione invernale. Il calendario delle riaperture sarebbe dovuto scattare da lunedì 15 febbraio in Lombardia e in Piemonte, seguiti da quelli in Veneto, dove il governatore Luca Zaia ha firmato l'ordinanza per fissare la ripartenza da mercoledì 17 febbraiogiovedì 18 febbraio sarebbe stata la volta della valle d'Aosta e venerdì 19 febbraio il turno del Friuli Venezia Giulia. L'Alto Adige si è proclamato zona rossa fino a fine febbrai e quindi senza possibilità di riaprire. Il Trentino invece, nonostante l'ordinanza di via libera, era poi stato inserito in zona arancione.

 

"Ora il nuovo governo deve garantire subito i sostegni al reddito necessari ad aiutare le famiglie degli stagionali del turismo e di tutti gli altri lavoratori colpiti dalla crisi - dice Grosselli - visto che dalla Giunta provinciale del presidente Maurizio Fugatti arrivano misure inattuabili che si tramuteranno forse in qualche mancetta".

 

Un colpo durissimo per quelle Regioni che speravano di poter aprire gli impianti in zona gialla. Se il Trentino è rimasto sorpreso dall'inserimento in zona arancione, gli altri territori sono costretti a ripiegare per l'ordinanza del ministro Roberto Speranza che si è confrontato con il Cts dopo la visione degli ultimi dati relativi alla situazione epidemiologica. A preoccupare è in particolare la diffusione delle varianti. 

 

"Una beffa che si unisce al danno". Il commento di Michele Bertolini, direttore del Consorzio Pontedilegno-Tonale. "Non discutiamo la scelta, ovviamente la salute viene prima di tutto, ma il tempismo. Abbiamo lavorato fino all'ultimo, impiegando energie e risorse per un nulla di fatto. Diventano ora più che mai indispensabili i ristori per un settore che rischia di non riuscire più a rialzarsi. La montagna e i suoi abitanti non meritano questo”.

 

Un semaforo rosso che si è abbattuto sull'interno settore. "Era tutto pronto dopo mesi di attesa. Tra gli operatori e gli addetti ai lavori  - dice il direttore del Consorzio Ponte di Legno-Tonale - c'erano emozione e trepidazione per poter accogliere di nuovo i tanti appassionati di sci, dopo aver lavorato alacremente per adeguarsi, in poco tempo e con precisione, alle regole previste dalle Linee guida approvate dal Comitato tecnico scientifico appena pochi giorni fa".

 

Ma il contrordine arrivato dal Cts stesso e trasformato in ordinanza dal ministro ha vanificato tutto. "E’ davvero l’ennesimo duro colpo per la montagna. Avevamo già venduto 7 mila skipass", conclude Bertolini.

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