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De Bertoldi critica la scelta di Baracetti di cacciare Cia e Moranduzzo lo avverte: ''Forse il senatore non ricorda di essere stato eletto con i voti della Lega''

Agire è stata, di fatto, messa alla porta dal candidato sindaco leghista con un atteggiamento padronale che oggi si ritrova nel post di Moranduzzo nei confronti di De Bertoldi. Il Senatore, eletto senza dubbio anche con i voti della Lega, è stato rimesso così ''al suo posto'' semplicemente per esseri permesso di dire che forse, per provare a giocarsela su Trento, sarebbe stato meglio allargare la coalizione invece che smembrarla. Ma tra Carli e Zanetti ora, un'alternativa, sembra farsi strada

Di Luca Pianesi - 01 giugno 2020 - 17:50

TRENTO. ''Forse il Senatore Andrea De Bertoldi non si ricorda di essere stato eletto grazie ai 30.760 voti della Lega (24,87%). Con i 4.466 voti di Fratelli d'Italia non sarebbe mai diventato Senatore della Repubblica. Dico questo perché anche lui mette in discussione la scelta del candidato sindaco del centrodestra Alessandro Baracetti''. E' Devid Moranduzzo a lanciare il messaggio, non tanto velato, all'esponente di Fratelli d'Italia che in questi giorni si è permesso di dire che forse Baracetti ha sbagliato a cacciare Agire e Claudio Cia che pure avevano contribuito a far vincere la coalizione di centrodestra alle provinciali e a far eleggere, assieme agli altri alleati della coalizione anche lo stesso Moranduzzo visto che uniti erano arrivati al  46% mentre da sola la Lega stava al 27%. 

 

 

Insomma l'analisi politica del consigliere leghista si riduce a un ''avvertimento'' di bassa livello buono giusto a riportare all'ordine il senatore De Bertoldi dimostrando ancora una volta come la Lega non abbia nessuna intenzione di cedere niente agli alleati in provincia, considerati alla stregua di quel che Lenin definiva degli ''utili idioti''. Ma non tutti sono nati leghisti, anche perché i leghisti fino a pochissimi anni fa in Trentino erano pochi e abituati più alle sconfitte che a far valere il loro peso elettorale come minaccia nei confronti degli alleati, e la vittoria alle provinciali del 2018 non si può certo attribuire all'appeal di Moranduzzo quanto, piuttosto, al momento magico che stava vivendo Salvini e la Lega nel resto d'Italia. 

 

I risultati di questa classe dirigente leghista, ritrovatasi al governo senza preparazione e senza esperienza amministrativa in Trentino, però oggi sono sotto gli occhi di tutti e se pure nei cosiddetti ''cespugli'', nei vari Progetto trentino, Agire, Civica Trentina, Forza Italia, Autonomisti Popolari e all'esterno anche in Fratelli d'Italia (che pure non era riuscita a entrare in Provincia) c'erano tra le fila politici navigati, persone preparate, qualcuno anche con esperienze amministrative, la Lega ha preferito fare da sola. Come da sola ha preferito fare anche per scegliere il candidato sindaco per la città di Trento.

 

Dopo decine di persone che hanno risposto ''no grazie'' il segretario Bisesti ha dovuto ripiegare sull'unico rimasto alle condizioni della Lega, lo sconosciuto Baracetti e subito l'alleanza ha cominciato a perdere pezzi. Progetto trentino si è sfilato con pezzi della Civica, che sono confluiti sulla candidata Zanetti, e dopo un lungo braccio di ferro, in questi giorni, è emersa anche la figura di Carli, sostenuto oggi da Agire (oltre che dall'imbarazzante presenza della Dc di Brocoli). Proprio Agire è stata, di fatto, messa alla porta dal candidato sindaco leghista con un atteggiamento padronale che oggi si ritrova nel post di Moranduzzo nei confronti di De Bertoldi.

 

Il Senatore, eletto senza dubbio anche con i voti della Lega, è stato rimesso così ''al suo posto'' semplicemente per esseri permesso di dire che forse per provare a giocarsela su Trento era meglio allargare la coalizione invece che smembrarla, definendo un errore l'aver cacciato Cia in quel modo. Un'ipotesi, però, in campo c'è ed è molto concreta: se Carli e Zanetti riuscissero ad aggregarsi, in qualche modo, si potrebbe, finalmente per il panorama elettorale provinciale, cominciare a contare su un'alternativa concreta anche per l'elettorato di centro e centro-destra. Una proposta seria e interessante capace di attirare quei moderati che entrambi i candidati dicono di inseguire. Una proposta di rottura rispetto a quella, impersonata da Baracetti forse suo malgrado, di chi fino a ieri era secessionista e oggi è sovranista e di chi tolti gli annunci sui social e le gite al mercato si dimostra quotidianamente impreparato al governo di un territorio.  

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