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Intrigo internazionale a Lavis, la candidata della Lega era la portavoce dei filorussi a Sloviansk. L'Ucraina chiede di ascoltarla sull'uccisione di Rocchelli e Mironov 

Salita alla ribalta per dei post omofobi e per aver citato Scott Lively paladino delle leggi russe anti-gay ma difesa dalla candidata sindaca Ceccato oggi scopriamo che è stata una delle figure più importanti della battaglia di Sloviansk dove più di un giornalista è stato rapito e torturato in quei giorni e dove il 24 maggio 2014 aveva perso la vita anche un reporter italiano. Il 31 agosto il ministro dell'interno ucraino ha presentato i risultati dell'indagine condotta dalla sua polizia ed è emersa una nuova versione

Foto Wikipedia realizzata da Aleksandr Sirota (Александр Сирота)
Di Luca Pianesi - 03 September 2020 - 05:01

LAVIS. Non ci sono solo i post talmente omofobi da far accapponare la pelle (''un finocchio è un finocchio'' e ancora ''è arrivato Satana con i sodomiti'') e le citazioni di personaggi tra i più inquietanti in circolazione come Scott Lively paladino delle leggi russe anti-gay omofobo all'ennesima potenza sostenitore di teorie come quella che Barack Obama avrebbe sostenuto la rivoluzione in Ucraina del 2014 perché omosessuale e voleva impedire che Kiev seguisse la Russia nelle sue leggi liberticide. C'è anche qualcosa di molto più grande che in questi giorni sta portando in auge il nome e il cognome della candidata della Lega alle elezioni di Lavis, Stella Khorosheva sulla stampa di mezzo mondo. 

 

A scriverne in Italia è MilanoToday mentre in Ucraina è il portale di una delle organizzazioni più antiche e attive per la difesa dei diritti umani in quel Paese (''Kharkiv Human Rights Protection Group''). Già perché la candidata difesa a spada tratta dalla aspirante sindaca di Lavis della Lega Monica Ceccato nel 2014 è stata la ''portavoce dei filorussi'' (così la definiva ilPost il 2 maggio 2014) durante la battaglia di Sloviansk in Ucraina nel 2014. La cittadina era finita in mano ai filorussi durante la guerra del Donbass e ha fatto parte dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donec'k dopo un colpo di mano armato definito dal ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov un deliberato atto terroristico. Pochi mesi di controllo russo tanti morti, tanti feriti, tanta distruzione e pessimi rapporti con i giornalisti. 

 

Prima il caso di Simon Ostrovsky, noto giornalista (vincitore anche di un Emmy) di Vice News, rapito per tre giorni proprio dai separatisti russi. Stella Khorosheva alla stampa mondiale (all'Associated Press) in quei giorni spiegava che: "Si, è con noi. Sta bene". E alla domanda sul perché fosse stato fatto prigioniero Khorosheva rispondeva che era "sospettato di azioni negative" (QUI LA Cbc). Contemporaneamente lo pseudo sindaco filo russo della cittadina Vyacheslav Ponomarev al The Moscow Times dichiarava: "Abbiamo bisogno di prigionieri. Abbiamo bisogno di una merce di scambio". Insomma versioni molto diverse e mentre la oggi candidata della Lega a Lavis tranquillizzava l'opinione pubblica il giornalista stava vivendo quello che lui stesso ha definito ''i tre giorni peggiori della mia vita''. Pugni, minacce, nastro adesivo sugli occhi, trattenuto dentro uno scantinato al buio tra vessazioni continue e torture (QUI IL SUO RACCONTO sul canadese The Globe and Mail).  

 

Con lui altri prigionieri tra i quali un giornalista ucraino (anche loro picchiati durante la prigionia) e poi il caso che ha riguardato il giornalista italiano Andrea Rocchelli e quello russo Andrej Mironov uccisi in circostanze misteriose in quei giorni di assedio. In primo grado per l'uccisione è stato condannato a 24 anni di reclusione il sergente maggiore della guardia nazionale ucraina Vitaly Markiv (qui il Post approfondisce la sua discussa condanna) ma il 29 settembre a Milano partirà il processo d'appello e il ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov il 31 agosto ha anticipato parti delle indagini che sono state condotte dalla polizia nazionale e che dovrebbero dimostrare come Markiv non poteva aver ucciso lui il giornalista italiano. Per Kiev, in particolare, le autorità italiane dovrebbero interrogare proprio Stella Khorosheva.

 

Gli investigatori ucraini avrebbero trovato, infatti, un foglio scritto a mano, addosso a Mironov, che, spiegano MilanoToday e anche il Kharkiv Human Rights Protection Group, dalle analisi grafologiche sarebbe stato scritto proprio da Stella Khorosheva. E a questo punto l'ipotesi che viene avanzata è che si fosse trattato di un agguato ordito dai separatisti per "eliminare" Mironov, che dagli anni '80 si trovava nel mirino dei servizi segreti sovietici e russi. E poi c'è quell'ultimo messaggio di Andrea Rocchelli inviato a Damiano Rizzi della ong Soleterre il 24 maggio, poco prima di essere ucciso: “Sfollati non se ne vedono - scriveva - cioè ci sono ma in numero esiguo… ma la situazione sta evolvendo proprio  in queste ore… Ti dicevo, ieri ci hanno invitato a una ‘Assemblea di quartiere’ uno dei  più bombardati – Sono incazzati perché questi ribelli sparano mortai nelle vie dove abita la gente, dove poi cadono i colpi di risposta dell’esercito ucraino causando danni,  feriti etc. Il malcontento è ormai visibile. La gente non vuole la guerra”. 

 

Frasi forti in un contesto dove si parlava di rivoluzione di popolo: ''La gente non vuole la guerra''. La vicenda è intricata, gli ucraini, ovviamente, hanno tutto l'interesse a far scarcerare il loro poliziotto e al momento non c'è nulla di provato. Ma c'è un passato che, certamente, pesa sulla candidata leghista alle prossime elezioni comunali e un presente fatto di uscite sui social assolutamente filo russe davvero preoccupanti. Ed è così che, all'improvviso, le elezioni comunali di Lavis finiscono sotto i riflettori della stampa mondiale con buona pace dei residenti da oggi al centro di un Intrigo Internazionale

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