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Le elezioni di Lavis e ''l'intrigo internazionale'', con la candidata della Lega ex portavoce dei filorussi, finiscono sulla stampa nazionale

The Huffington Post e (l'Espresso rilanciando l'Huff) ha ripreso e approfondito la vicenda di Stella Khorosheva salita alla ribalta delle cronache in Trentino per dei post omofobi, difesa a spada tratta dalla aspirante sindaca Ceccato. Quanto scoperto poi da il Dolomiti ha portato alla luce il fatto che la stessa nel 2014 era la portavoce dei separatisti filorussi nella cittadina occupata di Slovyansk dove tra fosse comuni riportate alla luce, rapimenti e uccisioni aveva perso la vita anche il reporter italiano Andrea Rocchelli. In questi giorni un documentario ne ricostruirà gli ultimi giorni di vita e il 29 ci sarà il processo di appello 

Di Luca Pianesi - 16 settembre 2020 - 12:38

LAVIS. Le elezioni di Lavis, in questi giorni, hanno raggiunto le pagine dell'Huffington Post e dell'Espresso grazie alla lista della Lega e alla candidata sindaca Monica Ceccato che ha voluto e difeso la presenza, tra le sue fila, di Stella Khorosheva ''portavoce - per usare le parole dell'Huffington - del sindaco Vyacheslav Ponomarev, l’uomo che girava in divisa, denti d’oro e quattro dita, durante l’assedio della città contesa dall’esercito ucraino e quelli che la stampa cominciava a chiamare “separatisti” all’inizio del conflitto''.

 

La vicenda è stata portata alla luce da il Dolomiti, come ricorda il quotidiano diretto da Mattia Feltri, ed è partita dai post omofobi, perfettamente in linea con quel mondo filorusso caratterizzato dalle vergognose legge anti-gay e dalle teorie di Scott Lively citato proprio da Khorosheva, che lei stessa rappresentava pubblicamente durante la guerra del Donbas nel 2014 nella cittadina di Slovyansk. Khorosheva, infatti, era la portavoce con le emittenti internazionali e occidentali dei separatisti filo russi che in quei mesi di occupazione del municipio di Slovyansk hanno messo in campo torture, omicidi, rapimenti (anche di giornalisti internazionali che hanno raccontato quanto successo una volta liberati) e una volta sconfitti le autorità ucraine hanno trovato delle fosse comuni (qui l'approfondimento dell'Kharkiv Human Rights Protection Group una delle organizzazioni più antiche e attive per la difesa dei diritti umani in Ucraina).

 

E così nonostante i post imbarazzanti dove spiegava che ''un finocchio è un finocchio'' e ancora ''è arrivato Satana con i sodomiti'' e poi le aberranti citazioni di Lively (''i gay hanno preso l'attenzione della gente'', ''L'obiettivo dei manipolatori è distruggere il cristianesimo'', ''il matrimonio tra gay porta alla estinzione della razza umana'') e la difesa dell'aspirante prima cittadina della Lega, Ceccato, che ha provato in tutti i modi a riabilitare la sua candidata, la vicenda ha raggiunto la stampa nazionale. In questi giorni, infatti, è in uscita un documentario ''The wrong place'' che tenta di ricostruire i fatti che hanno portato alla morta del reporter italiano Andrea Rocchelli con il collaboratore russo Andrej Mironov proprio in quei giorni di occupazione a Slovyansk.

 

Il lavoro prodotto da un pool di giornalisti con gli italiani Danilo Elia, Cristiano Tinazzi e Ruben Lagattolla e l'ucraina Olga Tokariuk, cerca di ricostruire cosa è accaduto quel 24 maggio 2014 quando i due vennero uccisi da dei colpi di mortaio. Contemporaneamente a fine mese si aprirà il processo d'appello al sergente maggiore della guardia nazionale ucraina Vitaly Markiv (qui il Post approfondisce la vicenda) condannato per la morte del 30enne reporter italiano e il ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov lo scorso 31 agosto ha anticipato parti delle indagini che sono state condotte dalla polizia nazionale e che dovrebbero dimostrare come Markiv non poteva aver ucciso il giornalista italiano. 

 

Per Kiev, infatti, in particolare, le autorità italiane dovrebbero interrogare proprio la candidata a Lavis Stella Khorosheva. L'Huffington Post spiega così la ragione: ''Nei vestiti di Andrey Mironov, deceduto insieme al fotoreporter italiano ai piedi della collina di Kharachun a Slovyasnk, è stato trovato, dicono gli inquirenti di Kiev, un foglio firmato dalla portavoce Khorosheva, un avviso che riguardava una fotografia da scattare a Stelkov, pseudonimo di Igor Girkin, ex ufficiale delle forze armate russe a capo delle offensive in Donbas in quei mesi''. Insomma, un intrigo internazionale che si allarga sempre di più coinvolgendo l'attenzione del Paese.

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