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Trento
16 luglio | 12:51

La "shitstorm" razzista trentina approda anche sulla stampa nazionale. Ianeselli ripreso da Repubblica

L'inviato de La Repubblica Paolo Berizzi, ne ha dato risalto nella sua seguitissima rubrica quotidiana "Pietre". Senza conoscere i dettagli della vicenda (e, si badi bene, nessun organo d'informazione si era permesso di trarre conclusioni affrettate), sui social era partita la "caccia all'africano", al "musulmano, al "migrante". Con commenti assolutamente beceri, financo terribili

TRENTO. La vicenda è approdata anche sulla stampa nazionale, non per il fatto in sé ma per quanto successo dopo, tanto che l'inviato de La Repubblica Paolo Berizzi, ne ha dato risalto nella sua seguitissima rubrica quotidiana "Pietre".

 

 

La "shitstorm" che si è scatenata sui social nelle ore successive - le prime, quando ancora i dettagli della vicenda non erano chiari - a quanto accaduto lunedì 14 luglio in via Romagnosi a Trento (Qui articolo), quando un 70enne di nazionalità italiana - in evidente stato di alterazione psico fisica - girava armato di fucile e con il colpo in canna (tanto che, nella successiva colluttazione con le forze dell'ordine, si è verificato uno sparo), minacciando l'ex moglie e un'altra donna, era stata oggetto di un commento, durissimo, da parte del sindaco di Trento Franco Ianeselli.

 

Sì, perché subito, senza per l'appunto conoscere i dettagli della vicenda (e, si badi bene, nessun organo d'informazione si era permesso di trarre conclusioni affrettate), sui social era partita la "caccia all'africano", al "musulmano, al "migrante". Con commenti assolutamente beceri, financo terribili.

 

Da chi ha scritto che "va ucciso.... senza se senza ma" (con possibili conseguenze penali, tra l'altro, per l'autore), a chi spiegava che "sarà risorsa della sx" e chi sentenziava che è "na guerra continua grazie alla protezione politica de sti merdosi migranti".

 

Ma non è finita, perché c'è stato anche chi si è lanciato in "analisi" ben più "circostanziate". Del tipo: "Ma sì dai, continuiamo a importare criminali dal Nord Africa, avanti tutta! Ora poi ne faranno arrivare altri 500.000 in Italia... A Trento saranno altri 10.000. Arriveremo alla sostituzione etnica... Fra 15 anni la religione a Trento sarà l'Islam, per la quale noi siamo gli infedeli che vanno combattuti". O, ancora: "Per fortuna che il nostro Sindaco dice sempre che Trento è una città sicura. Proprio sicura tra bande di extracomunitari che litigano, stranieri che distruggono attività commerciali e rubano, altri che spacciano. Che città sicura. E' come le altre né più né meno, dobbiamo farcene una ragione che sarà sempre peggio con tutti gli extracomunitari che abbiamo qui".

 

Da qui l'intervento del primo cittadino del capoluogo con attacco diretto ai "leoni da tastiera"

 

"Stamattina in via Romagnosi - ha scritto il primo cittadino del capoluogo sui propri canali - è stato visto un uomo che girava in stato di alterazione imbracciando un fucile da caccia. Quando è stato immobilizzato da alcuni finanzieri (grazie Fiamme Gialle!), è partito accidentalmente uno sparo. Qualche minuto dopo sui social era già stato celebrato il processo. Tralasciando il fatto che sul banco degli imputati è finito anche il sindaco (questo è davvero il meno), sono stato colpito dai commento di chi, meglio di NCIS, aveva ricostruito il profilo del colpevole: secondo molti leoni da tastiera, si trattava di un giovane extracomunitario, per la precisione un nordafricano naturalmente musulmano. La verità è ben diversa: l'autore di questo gesto ancora senza spiegazione è un anziano, italiano e forse anche trentino, che di sicuro non osserva il Ramadan. Il razzismo nasce dal pregiudizio che poi diventa discriminazione generalizzata. Si comincia col chiedere che i bambini immigrati non vadano sulle altalene dei nostri parchi, anche se sono i compagni di scuola dei nostri figli. E, di gradino in gradino, si arriva al pogrom. Fermiamoci prima, per carità".

 

Nel suo post, implicitamente ma non troppo, Ianeselli ha chiamato in causa la politica con un riferimento assolutamente preciso a quanto accaduto sette anni fa, quando l'allora consigliera provinciale della Lega, Katia Rossato, oggi in Fratelli d'Italia e moglie del consigliere comunale Daniele Demattè, aveva "denunciato" - sintetizzando - che i bambini stranieri occupavano le altalene dei parco giochi, impendendone l'utilizzo ai bambini italiani (Qui articolo).

 

Piccata è arrivata la risposta della "già consigliera provinciale" Rossato (Qui articolo), che ha accusato Ianeselli di aver ripescato la sua frase, utilizzandola in maniera "decontestualizzata e strumentalizzata"  e "che non ha alcun legame con il fatto di cronaca accaduto nelle scorse ore", aggiungendo poi che "cercare di collegare una frase pronunciata sette anni fa ad un evento tanto grave è un tentativo evidente di trovare un capro espiatorio e alimentare divisioni. Dopo sette anni, il sindaco torna su quella vicenda non per chiarire, ma per riaccendere polemiche ideologiche, evitando così di affrontare i problemi concreti della città: sicurezza, degrado urbano, integrazione reale. È più facile attaccare chi pone domande scomode che dare risposte ai cittadini".

 

In tanti si sono chiesti come mai il sindaco abbia fatto un riferimento così lontano nel tempo e, da molti, dimenticato. E la risposta viene fornita dai social, nella fattispecie da un post pubblicato dal consigliere comunale di Fratelli d'Italia Daniele Demattè, marito della stessa Katia Rossato che, poco dopo l'accaduto, condividendo il "lancio" (il primo, dunque senza alcuna conferma) riguardante il fatto di cronaca, commentava: "NON CI FACCIAMO MANCARE NULLA! Ora vediamo se sarà Franco ad informarci prontamente sulla nazionalità di questo soggetto!".

E qui la polemica si allarga "ulteriormente" perché il riferimento riguardo la "nazionalità" del consigliere Demattè è ad un'altra polemica nata dopo la pubblicazione di un altro post da parte del sindaco di Trento Franco Ianeselli, riguardante un fatto di cronaca avvenuto nelle scorse settimane, quando uno squilibrato aveva ucciso con un calcio una cagnolina in centro città (Qui articolo). Il primo cittadino aveva condannato l'episodio scrivendo che "la violenza contro un cane, ucciso a calci da uno squilibrato (trentino, per la cronaca) è inaccettabile".

 

 

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