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L'Alto Adige riapre e il Governo impugna ma cosa accade in caso di vittoria dello Stato? L'analisi del costituzionalista Palermo

In tanti si chiedono cosa potrebbe accadere se la Corte costituzionale dovesse ritenere legittimo il ricorso del Governo, Palermo: “È probabile che i giudici diano ragione a Roma, ma lo Stato ha scelto saggiamente di non accentuare lo scontro, abbassando i toni. Scegliendo la via meno dura di ricorso”

A sinistra foto ASP di Ivo Corrà a destra Francesco Palermo
Di Tiziano Grottolo - 09 maggio 2020 - 16:39

BOLZANO.  Provincia autonoma di Bolzano e Governo di Roma sulle “riaperture” hanno scelto la via dello scontro, ma cercando di non farsi male. Una sorta di conflitto a bassa intensità dove la posta in gioco più alta riguarda comunque la questione economica legata al Patto di garanzia, cioè la quota che Province autonome e Regione versano allo Stato per contribuire al risanamento del debito pubblico, complessivamente quasi 900milioni che Kompatscher e Fugatti vorrebbero trattenere sul territorio (Articoli QUI e QUI). 

 

Infatti nei giorni scorsi la Giunta bolzanina ha fatto approvare una legge attraverso la quale si consente a moltissime imprese di riaprire anticipatamente, così da ieri le attività commerciali al dettaglio, tutte le attività produttive industriali, artigianali e commerciali hanno riaperto, mentre dall’11 maggio potranno farlo anche le attività inerenti i servizi alla persona, i servizi di ristorazione, le attività artistiche e culturali, compresi i musei, le biblioteche e i centri giovanili. Il 25 maggio potranno aprire i battenti anche le strutture ricettive e gli impianti a fune.

 

In un certo senso un braccio di ferro che lo Stato avrebbe potuto impedire ma, come fa notare il costituzionalista nonché ex senatore Francesco Palermo, “saggiamente ha scelto di non accentuare lo scontro, abbassando i toni. Lo Stato aveva davanti a sé tre strade – riprende Palermo – poteva non fare niente senza impugnare la legge ma visto gli scontri precedenti sarebbe stata una via impercorribile. Oppure poteva scegliere il confronto duro impugnando la legge nella sua interezza e chiedendo la sospensiva alla Corte costituzionale”. Le cose sono andate diversamente, Roma ha scelto la terza via impugnando solo la parte della legge che riguarda la sicurezza del lavoro e senza chiedere la sospensiva. “In questo modo – spiega il costituzionalista – non si esaspera il conflitto, peraltro è probabile che la Corte Costituzionale dia ragione allo Stato, dichiarando illegittima la parte che riguarda la sicurezza sul lavoro che effettivamente rientra fra le competenze statali”.

 

Insomma lo Stato, mostrandosi comprensivo ha scelto di salvaguardare i buoni rapporti con Bolzano, così facendo però si tutela anche da possibili cause di risarcimento senza creare dei vuoti normativi: in linea teorica se un dipendete dovesse ammalarsi sul posto di lavoro o infortunarsi, non essendo ancora state pubblicate le linee guida dell’Inail, potrebbe intentare una causa contro la provincia di Bolzano (sempre nel caso in cui la Corte dichiarasse illegittima una parte della legge). Al contrario, qualora la legge fosse stata impugnata chiedendo la sospensiva, si sarebbe creato un vuoto normativo con le orze dell’ordine che avrebbero potuto chiedere conto ai commercianti della riapertura.

 

“Considerando che non è stata richiesta nessuna procedura d’urgenza, normalmente la Corte Costituzionale impiega circa un anno per emettere una sentenza”. Discorso diverso qualora si dovesse procedere a una riapertura tramite ordinanza (così come ipotizzato da alcuni presidenti di regione): “In questo caso tutta la procedura sarebbe molto più veloce – sottolinea il costituzionalista – lo Stato potrebbe impugnare il provvedimento immediatamente, la legge resta la via più solida per intraprendere azioni di questo tipo ed esercitare queste competenze, ora si dovrà stabilire se queste sono state superate o meno”.

 

La partita dunque è rinviata almeno di un anno, con il ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia che ribadisce: “Se i contagi calano le Regioni dal 18 maggio potranno aprire le diverse attività economiche – aperture regionalizzate sì, ma nella massima prudenza osserva il ministro, che poi conclude – la cosa peggiore per l'economia italiana sarebbe dover tornare indietro”.

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