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Coronavirus, Fugatti incontra Boccia per i 430 milioni: “I conti pubblici sono saltati, i soldi di Trento non servono lo capirebbe anche la casalinga di Borghetto”

Il Trentino vuole trattenere i 430 milioni che venivano versati allo stato quale contributo per il risanamento delle finanze pubbliche, ma il Mef risponde picche. Si intravede uno spiraglio per gli imprenditori in difficoltà, Fugatti: “Con le giuste garanzie si potranno aprire anticipatamente alcune attività”

Di Tiziano Grottolo - 02 maggio 2020 - 20:05

TRENTO. “Il governo sta predisponendo un percorso per dare alle realtà territoriali qualche forma di autonomia decisionale rispetto all’apertura di alcune attività”, così il presidente della Pat Maurizio Fugatti riassume la prima parte dell’incontro avvenuto quest’oggi, 2 maggio, con Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Aperture che saranno definite nei prossimi giorni e che potranno avvenire in un periodo compreso tra l’11 e il 18 maggio, e comunque solo dopo aver dato alcune garanzie sulla sicurezza.

 

In primo luogo si dovrà garantire di avere un indice R0, cioè il parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, inferiore a un valore compreso tra 0,6 e 0,7 “e il nostro è inferiore” ha specificato Fugatti. La seconda garanzia che le regioni (o province autonome) dovranno offrire sarà quella di avere un sistema sanitario in grado di reggere un eventuale ritorno dell’epidemia. “Il Trentino è sicuramente a posto – ha detto il presidente della Pat – attendiamo che il ministero definisca il grado di autonomia entro il quale muoverci”.

 

Si apre uno spiraglio dunque, per alcune delle attività più colpite e che non possono ancora aprire come: ristoranti, bar, estetiste barbieri e parrucchieri. A tal proposito in questi giorni partiranno i tavoli per la sicurezza di queste attività e Fugatti ha ricordato che sul suo tavolo c’è una norma pronta per essere discussa in consiglio provinciale.

 

C’è poi il tema scottante dell’accordo di Milano, in altre parole per contribuire alla riduzione del debito pubblico statale la Pat versa a Roma circa 430 milioni di euro all’anno, soldi che oggi, vista l’emergenza la Provincia vorrebbe tenere per sé almeno per i prossimi 2 anni. Il ragionamento “comprensibile anche alla casalinga di Borghetto”, per Fugatti è semplice: “In questo momento i conti pubblici sono saltati per questo abbiamo chiesto di sospendere i versamenti, visto e considerato che le casse pubbliche avranno un ammanco di circa 400 milioni”. In buona sostanza, secondo Fugatti, dal momento che anche Roma si trova ad affrontare una situazione straordinaria e in questo senso i versamenti trentini rappresenterebbero “una goccia nel mare” maglio tenere quei fondi in Provincia. Affrontano la questione dal punto di vista dello stato però, è come se il Trentino voltasse le spalle a Roma proprio nel momento in cui c’è più bisogno.

 

“Se lo stato si tiene risorse che sono nostre – ha sottolineato il presidente della Pat – noi non possiamo dare risposte alle tante categorie che ci chiedono un aiuto e noi andiamo in difficoltà. Se lo stato parla di uno stanziamento di 150 miliardi come intervento per il Covid capite che i versamenti di Trento non servono”. Guardano al bicchiere mezzo pieno, su questo punto, sarebbe stata rilevata una particolare attenzione da parte ministro Boccia. Al contrario, perplessità arrivano dal Ministero dell'Economia e delle Finanze accusato da Fugatti di avere un approccio troppo ragionieristico. Ad ogni modo la strada per trattenere i versamenti dell’accordo di Milano sembra in salita, anche se resta aperto uno spazio di confronto, soprattutto con Boccia che lunedì 4 maggio sarà a Trento proprio per incontrare il presidente della Pat.

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