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| 10 feb 2020 | 20:19

Metodo Montessori, 7 studenti a rischio esclusione. Degasperi: “Un investimento che rischia di disperdersi”

Sette alunni che alle elementari hanno frequentato un percorso montessoriano rischiano di vederlo bruscamente interrompere dopo 5 anni, per il passaggio alle scuole medie. Come se non bastasse per presentare le domande c’è tempo solo fino al 14 febbraio, nel mentre Degasperi ha presentato un'interrogazione per chiedere alla Pat di intervenire

Metodo Montessori, 7 studenti a rischio esclusione
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Da alcuni anni, in via sperimentale, alle scuole Bellesini è stato attivato un corso speciale che segue il metodo Montessori, sistema educativo che si basa sull'indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro certi limiti) e sul rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino.

 

Quest’anno ad esempio sono stati sette gli alunni che hanno completato i 5 anni di scuola elementare, al momento di iscriversi alla scuola media però hanno avuto una brutta sorpresa: le loro domande, tranne una, sarebbero state respinte. I giovani infatti, avrebbero voluto continuare il loro percorso montessoriano alle Scuole Medie Manzoni, peraltro le uniche a garantire una continuità con lo stesso tipo di formazione all’interno dell’istituto comprensivo Trento 6.

 

Il diniego è legato banalmente alla carenza del requisito del bacino di utenza – spiega il consigliere provinciale Filippo Degasperi, che poi aggiunge – la ragione appare singolare innanzitutto in virtù del fatto che il requisito era carente anche al tempo della scelta delle Scuole Bellesini, salvo la deroga ragionevolmente riconosciuta appunto per permettere la frequenza del percorso Montessori”. Essendo le scuole Bellesini le uniche a garantire un corso montessoriano era stato concesso anche alle famiglie che non appartengono al bacino d’utenza dell’istituto comprensivo Trento 6 di iscrivere i propri figli.  

 

La situazione di fatto è paradossale: da un lato la Provincia consente di iniziare un percorso formativo ma al contempo non se ne garantisce la continuità. Come riporta il consigliere la prosecuzione del percorso formativo presso le Scuole Manzoni sarebbe suggerita da diversi ordini di motivazioni, “in primis considerando il canale di collegamento tra i maestri di formazione montessoriana e gli insegnanti delle medie, entrambi appartenenti al medesimo Istituto”.

 

Non va poi dimenticato come anche le Scuole Manzoni hanno puntato sulla formazione montessoriana preparando gli insegnanti con percorsi specifici. “Per prassi e anche per le modalità didattiche peculiari, il gruppo di studenti in uscita dal percorso montessoriano delle Bellesini andrebbe preservato – sostiene Degasperi – il risultato altrimenti sarebbe dilapidare un patrimonio su cui anche la Provincia ha investito energie e risorse e di cui potrebbe facilmente verificare gli esiti se il percorso fosse univoco e gli studenti non venissero dispersi in altri istituti”.

 

Il problema inoltre quasi certamente si ripresenterà anche il prossimo anno scolastico, quando gli studenti che usciranno dal percorso formativo montessoriano saranno addirittura 15. È alla luce di queste ragioni che il consigliere ha scritto un’interrogazione per sapere se la Pat si attiverà tempestivamente per andare incontro alle richieste delle famiglie “anche perché – riferisce Degasperi – il tempo stringe e le famiglie attendono una risposta entro venerdì 14 febbraio, termine ultimo per presentare le domande”.

 

La soluzione adottata per i primi tre “alunni montessoriani” (che nell’anno scolastico 2019-2020 vennero iscritti al Manzoni) è stata quella di inserirli comunque in una classe di un corso “classico” ma con insegnati formati al metodo montessoriano, in questo caso però sembrerebbe che per adottare questa soluzione si dovrebbe aumentare di uno, il numero delle classi (con dei costi maggiori). “Spero che la motivazione alla base del respingimento delle domande non sia questa – chiosa Degasperi – altrimenti sarebbe l’ennesimo esempio dell’assenza di programmazione da parte degli assessorati della Pat”.

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