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Quota 100 e Tfr, Degasperi accusa: “Se passa l’idea della Lega alcuni dipendenti saranno discriminati”

La questione riguarda i dipendenti pubblici che hanno scelto di andare in pensione con Quota 100, questi potrebbero vedersi consegnare i soldi del Tfr solo fra due anni, anziché come avviene oggi entro 90 giorni dalla cessazione del rapporto. La replica di Fugatti: “Nessuna norma provinciale è stata disapplicata, piuttosto si è scelto di raccordarle in maniera armonica rispetto al quadro normativo nazionale”

Di Tiziano Grottolo - 04 gennaio 2020 - 16:44

TRENTO. La questione è stata sollevata da Filippo Degasperi, capogruppo in consiglio provinciale del Movimento 5 Stelle, con un’interrogazione (firmata anche dal collega di partito Alex Marini) e riguarda una possibile discriminazione che i dipendenti provinciali potrebbero subire qualora meditassero di andare in pensione grazie a Quota 100.

 

È lo stesso consigliere pentastellato a ripercorrere le norme che regolano l’istituto: infatti l’articolo 9 della legge provinciale numero 2 del 3 febbraio 1997, ha introdotto, per i dipendenti provinciali, l’istituto del Tfr. In più, quale ulteriore beneficio e previo rilascio di una procura speciale, la Provincia può provvedere al pagamento dell’intero Tfr spettante (entro il termine di 90 giorni dalla data di cessazione del rapporto). Questo perché nel 2000, con un’apposita legge, la Pat sancì la disapplicazione, nei confronti dei propri dipendenti, delle norme nazionali in materia di Tfr laddove viene previsto che l’erogazione non possa avvenire prima dei 24 mesi.

 

Ora però potrebbe cambiare tutto, almeno stando a quanto sostiene Degasperi: “Con l’introduzione di Quota 100, per i dipendenti provinciali intenzionati a beneficiarne, sembra che sia intenzione della Provincia disapplicare unilateralmente quanto previsto dall’ordinamento provinciale, tornando a fare riferimento alle norme nazionali”, denuncia il consigliere.

 

Per dirimere questa questione è stata persino depositata un’interrogazione dove si chiede a Maurizio Fugatti “se la Provincia sia intenzionata a discriminare i lavoratori che hanno usufruito o intendono usufruire di Quota 100, escludendoli dalla corresponsione del Tfr secondo le scadenze ordinariamente previste per i dipendenti provinciali e, in caso di risposta affermativa, in base a quali riferimenti normativi provinciali avverrebbe tale esclusione”.

 

Sulla questione è intervenuto anche Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp: “E' da tempo che chiediamo che il comparto pubblico venga equiparato a quello privato in materia Tfr. Abbiamo lanciato a livello nazionale con il segretario Maurizio Petriccioli una petizione online e sono state raccolte quasi 80 mila firme”, il commento del sindacalista.

 

Si va così da un minimo di 105 giorni in caso di decesso o inabilità del lavoratore a 2 anni per una serie di casi come la pensione anticipata. “Per questo – dice il segretario – abbiamo portato all'attenzione dei decisori pubblici la necessità di rimettere mano a questa normativa che crea un'ingiustificata disparità. Questi sono soldi che i dipendenti accantonano durante la propria vita lavorativa, una parte della retribuzione e non è comprensibile in questo contesto di emergenza economica portare avanti questa anomalia”.

 

L'obiettivo è quello di portare all'attenzione della Corte costituzionale il caso delle liquidazioni dei lavoratori pubblici. “Questa situazione è incostituzionale – conclude Pallanch – viola, infatti, il principio di eguaglianza degli articoli 2 e 36 della Costituzione. Se si allontana nel tempo la liquidazione di queste somme, le stesse perdono progressivamente la proporzione di quantità e qualità del lavoro a causa dell'erosione del potere di acquisto della moneta”. 

 

Dal canto suo Fugatti ha sottolineato come “dato il carattere ibrido dell’Istituto, che deriva dal fatto che non è mai stata data piena attuazione a quanto previsto dalla Legge 335/1995, ogni qualvolta intervengano modifiche di termini o altro delle normative nazionali in materia, la Pat deve ridefinire le modalità con le quali queste modifiche possano raccordarsi con il quadro provinciale”.

 

Ed è proprio questa  la modalità operativa adottata dall’Amministrazione provinciale: “anche nel caso di dipendenti che cessano dal servizio in applicazione della così detta Quota 100 – ha replicato il presidente della Pat – le norme provinciali non sono state disapplicate, bensì necessariamente raccordate in maniera armonica rispetto al quadro normativo nazionale”. 

 

La spiegazione però non convince Degasperi che passa al contrattacco: “Mi pare proprio una contraddizione che la Lega, a livello nazionale sponsorizzi Quota 100, ma nel Trentino, che governa da un anno, abbia deciso di discriminare i dipendenti che approfittano dell’opzione penalizzandoli nei confronti dei colleghi, per fortuna che il loro slogan era prima i Trentini”. 

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