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Degasperi: “Il presidente del CdA di Trentino Sviluppo se ne va? Scelta legittima ma vengano rispettate le norme anticorruzione"

Secondo alcune indiscrezioni il presidente del Consiglio d’amministrazione di Trentino Sviluppo Spa, avrebbe rassegnato le dimissioni per accettare il ruolo di amministratore delegato della società Fucine Film Solutions: questo però sarebbe vietato espressamente da una norma specifica che impedisce ai dipendenti pubblici, che negli ultimi tre anni di servizio hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali, di essere assunti (per i 3 anni seguenti) da privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri

Di Tiziano Grottolo - 07 dicembre 2019 - 19:09

TRENTO. Proprio in questi giorni, nei vari mezzi d’informazione, sta rimbalzando la notizia che il presidente del Consiglio d’amministrazione di Trentino Sviluppo Spa, avrebbe rassegnato le dimissioni dal proprio incarico, dal momento che avrebbe accettato (con decorrenza dal 1 febbraio 2020) il ruolo di amministratore delegato per conto della società Fucine Film Solutions. Notizia confermata anche dal fatto che la Pat starebbe cercando, anche se con criteri quantomeno bizzarri, nuove figure dirigenziali per l’ente (QUI articolo).

 

Questa notizia però ha fatto storcere il naso al consigliere del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi, non tanto sulla scelta in sé quanto piuttosto per una questione di legalità: “Il comma 16 ter dell’articolo 53 del D. Lgs 30 marzo 2001, n. 65 – ricorda il consigliere pentastellato – prevede che i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto di pubbliche amministrazioni, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri”.

 

Tanto che i contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dalla legge sono considerati nulli. Inoltre, si legge nella stessa disposizione: “è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti”.

 

L’articolo 21 del D.Lgs n. 39/2013 poi specifica che, tra l’altro, che sono considerati dipendenti delle pubbliche amministrazioni anche i soggetti titolari di incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico.

 

“Si tratta del cosiddetto divieto di ‘pantouflage’ che ha come finalità il contenimento del rischio di situazioni di corruzione”, sottolinea Degasperi, dal momento che,  come chiarito nel Piano nazionale Anticorruzione 2013, il rischio è che il soggetto possa artatamente costituirsi situazioni lavorative vantaggiose e così sfruttare a proprio fine la sua posizione e il suo potere all’interno dell’amministrazione per ottenere un lavoro per lui attraente presso l’impresa o il soggetto privato con cui entra in contatto.

 

Quanto ai poteri “autoritativi o negoziali” ci si riferisce all’adozione di provvedimenti che producono effetti favorevoli per il destinatario e quindi anche atti di autorizzazione, concessione, sovvenzione, sussidi, vantaggi economici di qualunque genere.

 

Secondo quanto riportato dal consigliere del M5s, nel corso del 2018 Trentino Sviluppo spa, società interamente posseduta dalla Provincia, è intervenuta per il rilancio della società solandra, “sia agevolando l’acquisizione dell’azienda sia con un investimento pari a 3,5 milioni di euro”. Lo stesso Ufficio stampa della Provincia riportava che “ha avuto buon esito l’intensa attività condotta negli ultimi mesi da Trentino Sviluppo, con la regia dell’amministratore delegato Sergio Anzelini per trovare un imprenditore interessato ad acquisire Fucine Film Solutions”.

 

Alla luce di queste considerazioni Degasperi chiama in causa il presidente della Pat Maurizio Fugatti per conoscere se non ritiene violato il divieto di ‘pantouflage’, e se sono state poste in essere le verifiche circa il rispetto delle norme ed eventualmente quali sono le conclusioni e le iniziative che intende adottare.

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