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| 18 apr 2020 | 06:01

Coronavirus, scontro Pat-comitato di amministrazione del Fondo solidarietà e Grosselli si dimette: ''Provincia cambi passo, Spinelli mina la fiducia tra le parti''

In Trentino ci sono circa 60 mila lavoratori in cassa integrazione a causa di Covid-19, se quella ordinaria scatta automaticamente, ci sono circa 35 mila persone dipendenti di imprese nei settori commercio, turismo e cooperazione che aspettano lo sblocco dall'Inps e questo potrebbe comportare dei ritardi nell'arrivo dell'indennità

Coronavirus, scontro Pat-comitato di amministrazione del Fondo solidarietà e Grosselli si dimette

TRENTO. "Spero che possa rivedere la sua decisione", queste le parole dell'assessore Achille Spinelli sulle dimissioni di Andrea Grosselli dalla carica di Commissario unico del Fondo di solidarietà

 

E' scontro sul sostegno a lavoratrici e lavoratori per l'emergenza coronavirus tra il comitato di amministrazione e la Provincia. Le parti sociali non hanno mai nascosto un certo nervosismo per una Giunta troppo attendista e che non riesce a confrontarsi sulle tematiche più urgenti per fronteggiare la crisi sanitaria e quella economica. A far traboccare il vaso le dichiarazioni sul Fondo di solidarietà, definito dall'assessore "Strumento ereditato dalla precedente legislatura, un passaggio burocratico in più che blocca le procedure con l'Inps e del quale non si sentiva il bisogno" (Qui articolo). 

 

In Trentino ci sono circa 60 mila lavoratori in cassa integrazione a causa di Covid-19, se quella ordinaria scatta automaticamente, ci sono circa 35 mila persone dipendenti di imprese nei settori commercio, turismo e cooperazione che aspettano lo sblocco dall'Inps e questo potrebbe comportare dei ritardi nell'arrivo dell'indennità. 

 

"Non ci sono problemi sul Fondo territoriale - dice Grosselli - che riesce inoltre a coprire più lavoratori degli strumenti nazionali, questo strumento è veramente virtuoso. I ritardi sono a livello centrale in quanto si trovano a gestire dati estremamente superiori rispetto alle normali pratiche di verifica. Ma se Roma uniforma le procedure, la politica deve essere in grado di valorizzare le nostre peculiarità: gli ammortizzatori sociali sono competenza della Provincia e in questo senso si deve agire".

 

Un attacco dell'assessore ritenuto grave. "Mina il rapporto tra le parti istitutive e la Provincia. Questo è inaccettabile. L'assessore - prosegue Grosselli - dovrebbe lavorare e premere per ottenere dal governo altri 30-40 milioni per il Trentino dal prossimo decreto di aprile, ma invece sembra portarsi già avanti, scarica le responsabilità su Roma: se non arrivano risorse la colpa non è della Giunta provinciale. Invece è ora che l'amministrazione inizi a cambiare passo, invece di attendere e scaricare il barile".

 

Ricevuta notizia delle dimissioni di Grosselli, l'assessore prova a correggere il tiro su questo strumento che è scaturito da un accordo tra sindacati, associazioni imprenditoriali e Provincia. "Strumento virtuoso - commenta Spinelli - di pura matrice autonomistica, di fatto il più ampio esistente oggi in Italia, da momento che in caso di crisi aziendali, copre anche i lavoratori delle imprese sotto i 5 dipendenti, oltre che quelli del settore agricolo e del commercio".

 

Il Fondo in condizioni ordinarie si auto-finanzia tra i versamenti dei datori di lavoro e dei lavoratori stessi, a cui si è aggiunto nella fase iniziale il contributo della Provincia. "Per far fronte alle richieste di sostegno di tutti i lavoratori interessati - spiega l'assessore - non basta ovviamente quello che abbiamo già accantonato: servono altri 30-40 milioni da parte di Roma. Ma lo Stato ha deciso, almeno per ora, di non finanziare chi ha già un proprio strumento di intervento. Quindi il paradosso è che chi ha fatto le scelte più virtuose oggi viene penalizzato”.

   

La Provincia garantisce inoltre che il confronto con il governo continua per sbloccare i trasferimenti che consentirebbero di rispondere a circa 35.000 lavoratori non coperti dalla Cassa integrazione ordinaria. "L’auspicio - continua Spinelli - è che possa dare i suoi frutti in tempi rapidi e che al Trentino non venga chiesto di fronteggiare da solo una situazione mai verificatasi in passato. Ma è necessario che non si creino divisioni all’interno della stessa compagine provinciale. Nessuna accusa all’operato di Grosselli, non ho mai inteso negare la lungimiranza di questo strumento, che è anche più tutelante di quello in vigore nel vicino Alto Adige".

 

Si cerca comunque di spostare l'attenzione sulla Capitale e sulla politica. "L’impostazione centralista del Governo ci penalizza - aggiunge l'assessore - come rilevato anche da esponenti della stessa maggioranza, che non a caso hanno avanzato proposte correttive all’annunciata manovra nazionale. In questo momento per lo Stato, se esistono altri strumenti di intervento, lasciano che siano questi a intervenire. Quindi non ci sono trasferimenti di risorse aggiuntive al Trentino se non per i lavoratori agricoli e le aziende commerciali sopra i 50 dipendenti, per circa 17 milioni di euro complessivi. I territori che hanno risparmiato e si sono dimostrati più previdenti, non vengono considerati: il Fondo territoriale è nato nel 2016, con il governo Renzi, e una diversa maggioranza alla guida della Provincia".

 

Viene ancora tirato in ballo l'Inps. "Ribadisco - sottolinea Spinelli - che il fondo in questo momento sta contribuendo a rallentare le procedure messe in campo dall’Inps che comunque ha preferito dare la precedenza ai territori non coperti da altri fondi. Ad oggi di fatto le procedure per il Fondo di solidarietà del Trentino non sono ancora attive. Una scelta virtuosa diventa una condizione di svantaggio. Anche su questo fronte, in ogni modo, ci stiamo adoperando per sbloccare la situazione. E spero che Grosselli possa rivedere la sua posizione".

 

Le dimissioni restano ancora sul tavolo. "Mi riservo ancora qualche giorno per le valutazione del caso. Il Fondo è uno strumento fondamentale - conclude Grosselli - la Provincia deve fare il proprio lavoro per non perdere risorse. Il Fondo non è frutto della volontà politica di una Giunta ma delle parti sociali che hanno la piena titolarità di determinarne le regole, la portata e le tipologie di interventi. L'esecutivo deve cambiare marcia, altrimenti diventa difficile superare questa crisi".

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