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Rossi: “Servono più tamponi più in fretta”, il Patt chiede alla Giunta una gestione più trasparente dell’epidemia

Il capogruppo del Patt si scaglia contro le modalità con cui la Giunta sta affrontando la delicata situazione Coronavirus: "Quello che abbiamo constatato è che la Giunta provinciale sembra adottare lo stesso approccio che aveva ad inizio epidemia: non c’è un’azione ben strutturata. E, se c’è, non viene comunicata”

Di Marianna Malpaga - 11 settembre 2020 - 18:36

TRENTO. “Chiediamo che i tamponi siano fatti più velocemente e in numero maggiore, e che ci sia maggiore chiarezza e trasparenza nei confronti di cittadini e datori di lavoro. Chiediamo anche un investimento in personale sanitario, che, nonostante sia stato promesso, non ci risulta ci sia stato”.

 

Così Ugo Rossi, capogruppo del Patt in consiglio provinciale, riassume le istanze che stamattina, assieme ai consiglieri provinciali Dallapiccola e Demagri, ha portato all’attenzione dei cittadini. Già in un’interrogazione presentata in consiglio provinciale il 3 giugno, il Patt chiedeva che fossero “definite per tempo precise indicazioni, procedure e modalità organizzative per la tempestiva diagnosi rispetto al Covid-19 e per la relativa gestione dei casi eventualmente positivi al coronavirus”.

 

A quell’interrogazione il Patt ha ricevuto una breve risposta il 9 giugno da parte dell’assessora alla sanità. “In aula – spiega Rossi – Segnana aveva semplicemente letto, senza forse neanche comprenderla bene, una dichiarazione dei tecnici dell’Azienda sanitaria, che avevano detto che la risposta sarebbe stata un potenziamento della campagna anti-influenzale. Ma si sa che il vaccino influenzale non copre tutti i tipi d’influenza. Quindi il problema di distinguere il Covid-19 dall’influenza si presenterà comunque”.

 

La “questione tamponi” si pone con forza in questi giorni in particolare, data l’imminente apertura delle scuole, che ha già sollevato non poche domande. “Qual è la procedura che sarà seguita nel caso in cui un bambino si ammalasse? Mi sembra una cosa basilare da sapere", incalza Rossi.

 

"Non c’è garanzia su quando venga fatto un tampone: in alcuni casi dopo cinque giorni, in altri dopo una settimana, in altri ancora dopo dieci giorni… Se non si può fare un tampone dopo tre o quattro giorni, è chiaro che ci dobbiamo fermare tutti anche all’insorgere di una ‘semplice’ influenza”.

 

Fermarsi, dopo mesi di chiusura, significherebbe complicare ancor di più la difficile situazione economica. “Le famiglie – spiega Rossi – hanno bisogno di lavorare. La scuola è il problema più urgente, ma questo ragionamento vale per tutti i luoghi di lavoro. Quello che abbiamo constatato è che la Giunta provinciale sembra adottare lo stesso approccio che aveva ad inizio epidemia: non c’è un’azione ben strutturata. E, se c’è, non viene comunicata”.

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