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“Sì” all’emendamento che renderà quasi impossibile agli stranieri ottenere una casa Itea. Esulta la Lega: “Svolta all’insegna dell’equità”

Secondo Mara Dalzocchio, firmataria dell’emendamento, d’ora in avanti l’assegnazione delle case Itea sarà più equa ma per lo Stato ottenere questo tipo di certificazioni da alcuni Paesi esteri è “oggettivamente impossibile”. Degasperi: “Hanno approvato una cosa che esisteva già”

Di Tiziano Grottolo - 03 agosto 2020 - 18:10

TRENTO. D’ora in avanti i cittadini di Paesi che non appartengono all’unione europea, se vorranno presentare una domanda per accedere alle graduatorie che assegnano gli alloggi Itea, dovranno presentare la documentazione che attesti la condizione economico-patrimoniale del nucleo famigliare nel paese d’origine e di provenienza. Questo il risultato dell’emendamento presentato dalla capogruppo leghista Mara Dalzocchio e approvato in assestamento di bilancio.

 

Un emendamento che aveva fatto discutere e continuerà a farlo, visto che di fatto rende impossibile per molti stranieri presentare una domanda. Secondo la promotrice si tratterebbe di “una svolta all’insegna dell’equità”, eppure lo Stato (quando venne istituito il reddito di cittadinanza) si trovò nella paradossale situazione di dover ammettere che, per alcuni cittadini di paesi stranieri, ottenere questo tipo di certificazioni è “oggettivamente impossibile”. Proprio per questo venne stilato un elenco per stabilire chi sarebbe stato esentato da tale incombenza: risultato solo i cittadini di 19 Paesi erano nella condizione di procurarsi i certificati.

 

Effettivamente è difficile immaginare come un siriano, in fuga dalla guerra, possa anche solo sperare di ottenere le certificazioni necessarie per attestare la proprio condizione economico-patrimoniale (ammesso e non concesso che la sua casa esista ancora e non sia stata rasa al suolo durante i combattimenti). Oppure si pensi a un cittadino originario della Somalia, ex colonia italiana devastata dalla guerra, dove oltre il 70% della popolazione vive in condizioni di povertà estrema con un apparato statale praticamente inesistente. E ancora, come farà un rifugiato politico a convincere il regime dal quale è fuggito a inviare la documentazione necessaria.

 

Insomma, più che di equità sembrerebbe di trovarsi di fronte a una discriminazione, così come rilevato da Paolo Ghezzi e Lucia Coppola di Futura che parlavano di un emendamento razzista” (QUI articolo). Dal canto suo, la capogruppo della Lega ha dichiarato che grazie a questo provvedimento è stata scongiurata la possibilità che un alloggio venga assegnato anche a chi non versa in una condizione di bisogno. Peccato però che d’ora in poi pure coloro che ne avrebbero avuto diritto non potranno più sperare di ottenere un tetto sopra la testa.

 

Delle critiche arrivano anche da Filippo Degasperi che solleva un’obiezione circa la “novità” della provvedimento. Secondo il consigliere di Onda Civica la legge provinciale che disciplina gli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa già prevedeva, per i cittadini extracomunitari, dei criteri molto stringenti: “La Lega spaccia per nuove norme che esistono dal 1999 – punta il dito Degasperi – mi domando come mai la Giunta, cui questa norma sta così cara, non l’abbia mai applicata nei quasi due anni di governo”.

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