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Alla manifestazione contro il degrado si era presentata anche Casapound. Franco Bruno prende le distanze: "Con i fascisti non c'entriamo niente"

La manifestazione tenuta in piazza Dante il 19 dicembre per protestare contro il degrado e lo spaccio è stata decisamente poco partecipata. Organizzata dall'ex candidato alle elezioni comunali di Trento Franco Bruno, ha visto la partecipazione anche dei militanti di Casapound. Ma al leader de La Catena la loro presenza non è piaciuta. "Se avessi saputo che c'erano anche loro non ci sarei andato"

Di Davide Leveghi - 01 gennaio 2021 - 12:31

TRENTO. Quando si dice in pochi e nemmeno troppo buoni, almeno per chi quel sit-in in piazza l'aveva organizzato. Si potrebbe sintetizzare così la manifestazione organizzata nelle giornata di sabato 19 dicembre in piazza Dante, luogo simbolo della politica provinciale e regionale, spesso al centro delle polemiche sull'attività di spaccio svolta alla luce del sole.

 

Il raduno, promosso dal candidato alle ultime elezioni per la lista La Catena Franco Bruno, avrebbe dovuto scuotere l'opinione pubblica trentina sulla situazione di degrado di cui sarebbe vittima il capoluogo trentino. Armati di striscioni con slogan come “Basta degrado. Riprendiamoci Trento” o “Via gli spacciatori dai nostri territori”, i manifestanti, non più di 20, hanno protestato senza però centrare il bersaglio, passati sotto traccia in giorni caratterizzati dagli ultimi acquisti natalizi.

 

A incrinare ulteriormente la compattezza dei manifestanti, ci hanno pensato i militanti di Casapound, scesi anche loro in piazza con tanto di mascherina tricolore – e protagonisti in quest'ultimo periodo di diverse iniziative di vario genere, tra cospirazionismo, posizioni no-vax e no-mask. La loro presenza, infatti, non è piaciuta proprio a chi quel raduno l'aveva promosso e organizzato.

 

Non sapevo che ci sarebbero stati anche loro – spiega Bruno – se no non ci sarei andato. Lì c'eravamo noi cittadini, senza politici e fascisti. Noi con Casapound non c'entriamo niente”.

 


 

Tra i pochi presenti, dunque, sorgono, seppur “a scoppio ritardato”, le divisioni. La manifestazione, che di certo non ha lasciato un segno nella politica trentina, si spegne così con una coda polemica.

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