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Arriva il ddl “salva slot” ma gli imprenditori dicono “No”: “Gravi danni sociali ed economici legati alla ludopatia”

Giornalai, tabaccai e totoricevitori agitano lo spauracchio del “gioco illegale” e sostengono il ddl-Leonardi che vuole smontare la legge appena entrata in vigore per contrastare la ludopatia. Secondo l’Ufficio delle dogane i trentini in un anno “normale” (non gravato dalla pandemia) spendono in media nel gioco 500 milioni di euro

Di Tiziano Grottolo - 15 febbraio 2021 - 21:15

TRENTO. Come anticipato da il Dolomiti alla fine il ddl ”salva slot” presentato dal forzista Giorgio Leonardi è sbarcato nella IV Commissione presieduta da Claudio Cia, fresco di passaggio a Fratelli d’Italia. Nel suo insieme il disegno di legge di fatto va a sabotare la legge recentemente entrata in vigore che ha costretto molti esercenti a eliminare le macchinette che si trovavano troppo vicine ai luoghi sensibili (QUI un approfondimento).

 

Fra i primi a prendere parola Roberto Simoni, presidente del Coordinamento imprenditori, sottolineando che pur non essendoci unanimità tra le categorie economiche la maggioranza giudica negativamente il provvedimento. “Non si possono sottovalutare i gravi danni sociali ed economici legati alla ludopatia – affermano gli imprenditori, che aggiungono – le modifiche proposte darebbero un pericoloso messaggio di allentamento dell’attenzione del legislatore verso questa piaga”. Voci fuori dal coro Confcommercio e Confesercenti che al contrario sono favorevoli al provvedimento. Aldi Cekrezi di Confesercenti ha fatto sapere che già il 12 agosto scorso per rispettare la legge molte attività hanno eliminato le loro macchinette da gioco lecite da cui dipendeva il 30-40% di fatturato.

 

Giornalai, tabaccai e totoricevitori agitano lo spauracchio del “gioco illegale” sostenendo che “appena entrata in vigore la legge provinciale si sono moltiplicati gli operatori commerciali che hanno iniziato a mettere in vendita apparecchi da gioco illegali”. Per queste categorie ciò dimostrerebbe che il vuoto lasciato dai locali che offrono giochi leciti tende ad essere riempito subito da proposte di gioco illecito”. La seconda leva utilizzata, quella sicuramente più potente, sono gli introiti fiscali legati agli apparecchi da gioco, pari a circa 65 milioni di euro. Inoltre, Michele Busetti del Sinagi (Sindacato nazionale giornalai d’Italia) stima che in Trentino, dopo la rimozione delle macchinette, il fatturato sia crollato causando la perdita di circa il 40% della forza lavoro che ha prodotto circa 370 disoccupati.

 

Botta e risposta fra Cia e Andrea Grosselli, segretario della Cgil, con il primo che ha chiesto se i sindacati hanno idea di quanti siano i lavoratori che perderanno il posto dopo la fine del blocco dei licenziamenti. Grosselli ha replicato che questa domanda andrebbe rivolta all’assessore Spinelli perché da mesi la Cgil ripete alla Giunta e al Consiglio occorre farsi carico di queste persone prima che vengano espulse con la rimozione degli apparecchi da gioco. Il segretario della Cgil valuta comunque positivamente l’articolo 1 del ddl sulla formazione degli operatori ma esprime un giudizio negativo sulle altre norme. Quanto all’impatto occupazionale della legge, la Cgil propone alla Provincia una tempestiva presa in carico dei lavoratori espulsi del settore per cercarne la riqualificazione e la ricollocazione in altri settori.

 

Stefano Girardello dell’Ufficio delle dogane di Trento-Agenzia delle dogane e monopoli, si è espresso a favorevolmente nei confronti del ddl di Leonardi. All’Ufficio delle dogane di Trento risulta un prelievo unico erariale derivante dai giochi leciti, i cui 9/10 finiscono nelle casse della Provincia, di 77 milioni di euro. Solo per le macchinette da gioco il prelievo è di 55 milioni di euro. Secondo Girardello questo introito può andare a beneficio della lotta alla ludopatia: a questo punto però viene da interrogarsi sul senso di un simile circolo vizioso. Sempre in base ai dati dell’Ufficio delle dogane i trentini in un anno “normale” (non gravato dalla pandemia) come il 2019, spendono in media nel gioco 500 milioni di euro, dei quali 390 milioni di euro solo con le macchinette. Il resto è il “giocato” nelle ricevitorie. Nel 2020 le persone sono dovute rimanere a casa e il crollo del giocato è stato da 390 a 120 milioni di euro.

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