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Trento
11 dicembre | 09:31

Slot machine, gli esercenti fanno ricorso al Tar e il Comune di Trento deve sospendere i controlli. Fratelli d’Italia: “In attesa delle sentenza riaprire le sale da gioco”

Pioggia di ricorsi al Tar per riattivare le slot machine. L’affondo di Fratelli d’Italia: “Una legge poco oculata e mal ponderata e forse animata più da apriorismi e ideologismi che dalla volontà di normare con razionalità una materia assai complessa”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Dall’agosto di quest’anno le slot machine devono essere posizionate ad almeno 300 metri di distanza dai luoghi sensibili, come scuole, centri anziani, ospedali e luoghi di culto. La legge, dopo un’attesa di 7 anni, è entrata ufficialmente in vigore nonostante i tentativi da parte della lobby di sabotare il provvedimento. In questi giorni però c’è stato un primo colpo di scena: al Tar infatti son arrivati moltissimi ricorsi degli esercenti che chiedono l’annullamento degli ordini di rimozione. In attesa della sentenza definitiva il Comune di Trento, in via cautelativa, si è visto costretto a sospendere le funzioni di controllo e vigilanza. Una decisione che probabilmente dovrà essere presa anche dalle altre amministrazioni trentine. 

 

“Gli imprenditori operanti nel comparto della raccolta del gioco lecito posti di fronte all’alternativa secca tra morire senza fare nulla o combattere per tutelare anni di sacrifici e la sopravvivenza delle famiglie proprie e dei propri dipendenti, hanno scelto la seconda strada”, spiegano in una nota i consiglieri di Fratelli d’Italia Claudio Cia, Katia Rossato e Bruna Dalpalù.

 

Secondo i consiglieri di Fdi il Tar è chiamato a risolvere un dilemma costituzionale. “Una legge che espelle pressoché totalmente dal territorio un intero comparto imprenditoriale – che vale 50 milioni di euro per le casse provinciali, sottolinea Cia – è coerente con la libertà di impresa, tutelata dalla Costituzione? Oppure è del tutto sproporzionata e, quindi, sospetta di incostituzionalità?”.

 

A proposito di numeri però vale la pena evidenziare come a dicembre 2021, in un solo mese, nella Provincia di Trento sono stati spesi dai cittadini quasi 40 milioni di euro, giocati soltanto fra slot machines e videolottery. Di questi, 15 milioni di euro solo nel Comune di Trento

 

Al momento al Dipartimento di Ingegneria dell’Università Statale di Milano è stato affidato l’incarico consulenziale di verificare se quanto gli operatori sostengono sia realmente riscontrabile o meno, se cioè l’applicazione del criterio della distanza di 300 metri dai siti sensibili determini una sostanziale preclusione alla localizzazione sull’intero territorio comunale di sale gioco.

 

“I dati forniti dal Comune di Trento – ricorda Cia – ci dicono che fino all’agosto 2020 gli esercizi presso i quali erano installati gli apparecchi per la raccolta del gioco lecito erano 112 mentre dopo l’agosto 2022 essi si sono ridotti a meno di 14. Non sappiamo se questo voglia dire espulsione, ma sappiamo per certo che questo pone un problema politico – generato, lasciano intendere da Fdi – da una legge poco oculata e mal ponderata e forse animata più da apriorismi e ideologismi che dalla volontà di normare con razionalità una materia assai complessa”.

 

Alla luce della pronuncia del Tar Cia, Rossato e Dalpalù chiedono di far riaprire le sale da gioco e riattivare le slot machine, non solo fino al prossimo 12 gennaio ma quantomeno fino a quando non si sarà una decisione definitiva da parte del tribunale.

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