Gioco d'azzardo, ore contate in Trentino per i locali vicini a scuole e centri di aggregazione ma lobby e qualche politico provano il tutto per tutto
Il 12 agosto entrerà in vigore la legge del 2015 che impedisce ai locali di avere macchinette e fare gioco d'azzardo entro i 300 metri dai luoghi sensibili. Dopo una deroga ottenuta due anni fa in questi giorni, però, l’associazione nazionale gestori gioco di Stato è tornata in quarta commissione e l'assessore ha garantito che ''la giunta troverà una soluzione in assestamento''. I soldi in gioco sono tanti (solo a Trento a dicembre 2021 si sono giocati 15 milioni di euro a Ville d'Anaunia 240mila) i vantaggi di pochi e l'opinione pubblica è tutta per porre freni a un fenomeno che crea disagi e dipendenze

TRENTO. Il gioco d'azzardo in Trentino ha le ore contate con tutto quel che ne consegue in termini di dipendenze, drammi legati alla perdita di stipendi e pensioni, cattive abitudini dalle quali poi è difficilissimo liberarsi. E allora ecco tornare alla carica dai politici provinciali la lobby del gioco ''responsabile e legale'' con le solite argomentazioni e i soliti tentativi di, è il caso di dirlo, mischiare le carte. Questa volte le spinte a prendere in considerazione la possibilità di deroga alla norma arriverebbero dritte-dritte dall'assessorato di Failoni ma il consiglio già in passato aveva cassato i tentativi di riforma arrivati dal consigliere Leonardi e la stessa giunta, con Segnana e Fugatti in testa (che quando era all'opposizione era stato un grande sostenitore della norma contro il gioco), parrebbero contrari.
I fatti sono i seguenti: dal 12 agosto la legge provinciale 13 del 2015 entrerà finalmente in vigore, dopo i 5 anni previsti per far convertire le attività che avevano le macchinette o si occupavano di gioco e dopo l'ulteriore deroga di altri 2 per la stessa ragione. Cosa prevede? Che gli esercizi dove si può fruire di gioco d'azzardo legale debbano distare almeno 300 metri da luoghi di incontro e aggregazione di giovani e anziani (e quindi scuole, centri di aggregazione, luoghi di culto). La ragione è evidente ma anche questa volta, nonostante i 7 anni per ''convertire'' le proprie attività e organizzarsi di conseguenza la Sapar, l’associazione nazionale gestori gioco di Stato, è tornata ad argomentare, tra le altre cose, che ci saranno persone che perderanno il lavoro.
Federico Albertini, che presiede Sapar, in quarta commissione, ha ricordato che il numero degli operatori si è dimezzato da quando è stata fatta la legge 13 e in seguito alla norma sulle distanze minime dai punti sensibili è stato chiuso l’80% dei punti vendita con centinaia di lavoratori che hanno perso il lavoro per un comparto che è sparito, ha detto, in silenzio. E che la legge provinciale funzioni è dimostrato proprio dai numeri dati da Sapar: in Trentino da quando è stata varata si è passati da 4.330 apparecchi per il gioco attivi al 31dicembre 2016 ai 2.814 al 30 aprile 2018. Insomma si sta davvero andando verso un territorio privo di macchinette nei pressi di luoghi sensibili ma le ''aperture'' viste in quarta commissione con Failoni che ha parlato di ''spada di Damocle'' riferendosi alla data del 12 agosto quando, dopo 7 anni di attesa, finalmente dovrebbe entrare in vigore la legge aggiungendo che ''la Giunta troverà una soluzione nell’assestamento''.
E a lui hanno fatto eco Mara Dalzocchio, capogruppo dalla Lega, che ha detto di comprendere l’intervento del Sapar perché la questione è delicata e implica problemi molto seri chiedendo se ci sono segnali di un incremento del gioco illegale e Claudio Cia che ha ricordato che il proibizionismo rischia di creare problemi ancora più gravi e che in Parlamento, in queste ore, si sta discutendo il testo unico sul gioco. Quindi, ha concluso, non si può distruggere un settore che ha già perso cento posti. Lavoratori, ha detto Cia, che, nonostante le promesse dei sindacati, non hanno ancora trovato una nuova occupazione.
Sapar ha stimato che si perderebbero altri 150 posti di lavoro con la chiusura di oltre 30 attività che, lo ribadiamo, hanno avuto 7 anni per cambiare, convertirsi, adeguarsi alla normativa. Degli irriducibili, dunque, convinti che in un modo o nell'altro l'avrebbero sfangata anche questa volta. La decisione ora è tutta politica, evidentemente e si vedrà se alla fine la Giunta Fugatti accetterà di esporsi a un boomerang mediatico clamoroso per andare incontro agli interessi di pochi che pure smuovono cifre molto importanti: si pensi che solo a Trento nel mese di dicembre 2021 nelle macchinette Awp sono stati lasciati dai cittadini 5.198.686 euro (dati Agenzia dogane e monopoli) e in quelle Vlt 10.289.955 euro e nel comune di Ville d'Anaunia (poco meno di 5.000 anime) gli euro giocati dai cittadini nel mese di dicembre 2021 sono stati 240.114; a Tione sempre dicembre 2021 nelle Awp sono entrati 433.476 euro, a Soraga di Fassa con 722 abitanti a dicembre 2021 sono stati messi 46.143 euro nelle Awp.
Insomma cifre enormi per un'opinione pubblica che è nettamente a favore delle limitazioni. Uno studio del Cnr dal titolo ''Gaps, L'azzardo nella regione Piemonte'' ha stimato che la quasi totalità della popolazione piemontese riferisce di essere “molto/abbastanza d’accordo” con la decisione di porre gli apparecchi di gioco lontano dalle scuole, circa il 90% con la regolamentazione degli orari di funzionamento delle Slot machine, il divieto a pubblicizzare il gioco e/o con la decisione di collocare gli apparecchi di gioco lontano dai Bancomat. E lo stesso studio ha certificato che la regola sulle distanze (come quella che si è scelta in Trentino) è tra le più efficaci perché a fare la grande differenza nei giocatori è proprio la comodità di accesso al gioco. Il Cnr ha stimato che il 90% dei giocatori impiegherebbe meno di 10 minuti per raggiungere il luogo dove giocare, ma solo il 3% sarebbe disposto a spenderne 30 per raggiungerlo.
E anche una delle grandi argomentazioni dei ''pro'' macchinette quella che se non ci fosse il gioco legale nei locali ''fisici'' il giocatore si ''sposterebbe'' sull'online (quindi con meno controlli e, magari, generando anche meno gettito a livello di tasse) è stata smentita dal lockdown. Il Cnr nello studio spiega che ''il principale risultato emerso (...) ci dice che i comuni “più severi” hanno meno giocatori. Questo dato è sostenuto anche dal fatto che in generale le persone non sembrano avere una spiccata propensione a spostarsi per giocare. Al fine di ottenere risultati uniformi sul territorio potrebbe quindi essere auspicabile un’omogeneizzazione delle normative vigenti a livello comunale. Inoltre, non è stato osservato uno spostamento massiccio di giocatori della pratica dell’azzardo fisico in azzardo online. Questi risultati sono in linea con quelli recentemente prodotti dallo studio GAPS #iorestoacasa, che durante il lockdown ha indagato le conseguenze della limitazione quasi totale al gioco in luoghi fisici a livello nazionale. Solo una quota ridotta di chi giocava in luoghi fisici sembra infatti aver sfidato il divieto di spostamenti per andare a giocare, mentre circa un terzo ha smesso di giocare. A fronte di questo, sembra che solo una quota ridotta di coloro che hanno giocato online durante il lockdown si siano avvicinati a questa modalità di gioco durante questo periodo''.












