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Case Itea, i sindacati: “Lo slogan del ‘prima i trentini’ si è frantumato di fronte al Diritto”. La Provincia dovrà rimuovere il criterio dei 10 anni di residenza

Dopo la sentenza che condanna la Pat a rimuovere il criterio dei 10 anni di residenza per l’accesso alle case Itea intervengono i sindacati: “A pagare i danni anche economici di questa scelta miope saranno proprio i trentini”

Di T.G. - 24 giugno 2021 - 17:18

TRENTO. “I cittadini sono tutti uguali e la Provincia, nell’attribuzione delle misure di sostegno non può discriminare in base alle origini e alla provenienza”. È questo il commento a caldo dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di fronte alla sentenza della Corte d’Appello di Trento che rigetta il ricorso di Piazza Dante contro l’ordinanza del Tribunale che dichiarava discriminatorio il requisito dei dieci anni per accedere alle graduatorie per gli alloggi pubblici e all’integrazione del canone d’affitto.

 

“Era abbastanza scontato – proseguono i sindacati – che il vincolo dei dieci anni di residenza per accedere agli alloggi Itea sarebbe stato dichiarato illegittimo. La Giunta però non ha voluto fare marcia indietro perseverando in una decisione ingiusta, che divide tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Adesso dovranno modificare il regolamento Itea”.

 

Non solo, perché la Provincia è stata condannata a pagare 50 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza, e la multa ha già superato i 10mila euro. “Alla luce di questa sentenza – dicono Cgil, Cisl e Uil – auspichiamo che la Giunta Fugatti riprenda in mano le scelte assunte fin qui anche per quanto riguarda l’accesso all’assegno di natalità. Anche per questa misura sono escluse tutte le famiglie che non risiedono da dieci anni sul territorio nazionale. Come quello per gli alloggi, si tratta di un vincolo basato sulla discriminazione, che non possono essere accettabili. Prima di arrivare nuovamente davanti al Giudice la Provincia prenda atto della legislazione comunitaria e delle recenti scelte assunte anche a livello nazionale e consideri tutti i cittadini uguali”. In tal senso è stata lanciata anche una petizione.

 

I sindacati hanno contestato fin dall’inizio l’introduzione di misure restrittive basate esclusivamente sulla provenienza e l’origine dei richiedenti. “Per accedere ai sostegni al reddito è giusto valutare la condizione economica dei nuclei familiari. È accettabile anche prevedere un vincolo ragionevole di residenza, come quello fissato attualmente. Tutto il resto è solo discriminazione. Così lo slogan del ‘prima i trentini’ si è frantumato di fronte al Diritto. E a pagare i danni anche economici di questa scelta miope saranno proprio i trentini”.

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