Criterio dei 10 anni di residenza, “Bambini discriminati già nella culla”, la Commissione pari opportunità chiede di modificare la norma trentina
Anche la Commissione pari opportunità si unisce all’appello di sindacati e Acli che stanno chiedendo una modifica del requisito dei 10 anni di residenza: “Anche il Trentino si uniformi a quanto deciso dal Parlamento italiano sull’assegno universale per le famiglie”

TRENTO. Ormai la vicenda è nota e pone la Giunta leghista in una posizione quantomeno di imbarazzo visto che per ben due volte un tribunale ha dichiarato “discriminatoria” la norma che prevede 10 anni di residenza in Italia per accedere all’alloggio Itea. Eppure, nonostante la sentenza, lo stesso criterio viene ancora applicato per l’accesso ad altre misure di sostegno, fra queste l’assegno di natalità. Una scelta che ha escluso 142 famiglie che vivono in Trentino e che hanno come unica “colpa” quella di non risiedere in Italia da almeno 10 anni.
Dopo l’intervento di sindacati e Acli trentine, ora anche la Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo chiede che il provvedimento che impone il criterio discriminatorio decada al più presto. “Riteniamo che il risparmio di spesa che deriva da questo provvedimento, esiguo rispetto al totale delle risorse stanziate, non possa assolutamente compensare quella che, a tutti gli effetti, è una vera e propria discriminazione, ancora più grave perché perpetrata ai danni di nuovi cittadini, già considerati ‘di serie B’ ancora già culla”, afferma la presidente della Cpo Paola Maria Taufer.
Anche la Commissione quindi si unisce quindi all’appello dei Cgil, Cisl, Uil, Acli, di tutta la della società civile e di quelle istituzioni che stanno chiedendo con convinzione una modifica del requisito di accesso, “affinché – conclude Taufer – anche il Trentino si uniformi a quanto deciso dal Parlamento italiano sull’assegno universale per le famiglie”.



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