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Bambini discriminati, sindacati e associazioni in piazza "Via il requisito dei dieci anni per il bonus nascita''

Don Cristiano Bettega della Caritas: “Chiudersi, costruire muri non è la strada per difendere la propria identità. La storia ci insegna che le società che si sono chiuse, che hanno escluso, sono destinate a morire”

Pubblicato il - 28 July 2021 - 12:51

TRENTO. In Trentino su 3200 bambini e bambine che hanno i requisiti per accedere al bonus nascita trentino, 140 restano tagliati fuori perché nati da un papà e una mamma residenti da meno di dieci anni in Italia.

 

“No ad una società che discrimina tra cittadini fin dalla culla”. E’ questo l’appello ribadito questa mattina da Cgil, Cisl Uil e Acli insieme ai rappresentanti delle comunità straniere, alla Caritas diocesana, al mondo del volontariato trentino che con un presidio in Piazza Dante hanno rilanciato la petizione per modificare i criteri di accesso al bonus nascita trentino che oggi esclude tutti i bambini e le bambine nate da famiglie che non sono residenti da almeno dieci anni in Italia. Un requisito discriminatorio per cambiare il quale si chiede l’intervento del Consiglio provinciale.

 

Ormai la vicenda è nota e pone la Giunta leghista in una posizione quantomeno di imbarazzo visto che per ben due volte un tribunale ha dichiarato “discriminatoria” la norma che prevede 10 anni di residenza in Italia per accedere all’alloggio Itea. Eppure, nonostante la sentenza, lo stesso criterio viene ancora applicato per l’accesso ad altre misure di sostegno, fra queste l’assegno di natalità.

 

“Quello per cui ci stiamo impegnando – è stato sottolineato da Luca Oliver delle Acli che insieme a Cgil Cisl Uil sta promuovendo la raccolta firma per cambiare la norma provinciale – non è una questione meramente economica. Regole come queste minano le basi culturali e sociali su cui si è costruita la nostra società, che da sempre valorizza le diversità come un punto di forza”.


Parole a cui ha fatto eco anche Zebenay Jabe Daka, il rappresentante della comunità etiope in Trentino: “La politica deve essere a servizio delle persone, non uno strumento per discriminare tra persone. Nessuno sceglie dove nascere. Chi oggi sostiene questa misura non è nato per scelta in Trentino. Dobbiamo batterci per continuare a far comprendere che la comunità è un punto di forza della nostra comunità. Tutti i 4mila bambini che nascono ogni anno su questo territorio sono trentini, a prescindere dalla provenienza dei loro genitori. Mio figlio è trentino e canta l’inno di Mameli. Questa norma vuole dire che i bambini non sono tutti uguali”.

 

Sul valore della diversità, dell’inclusione è intervenuto anche don Cristiano Bettega della Caritas diocesana sottolineando il rischio che sta correndo la comunità trentina richiudendosi in se stessa. “Chiudersi, costruire muri non è la strada per difendere la propria identità. La storia ci insegna che le società che si sono chiuse, che hanno escluso, sono destinate a morire”. Duro il commento anche di Claudio Bassetti del Cnca che ha parlato di demolizione della cultura dell’accoglienza attraverso atti che sono di vera e propria discriminazione .


Tutto questo senza contare quando siano importanti per il sitema economico provinciale i lavoratori e delle lavoratrici straniere. “Già oggi il 40 per cento dei lavoratori del turismo nel nordest non è italiano; il 38 per cento degli operai iscritti in cassa edile non è italiano. Questa è la realtà ed è solo includendo, costruendo politiche di integrazione che la nostra società si rafforza”, ha concluso Andrea Grosselli a nome di Cgil Cisl Uil.

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