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| 10 lug 2021 | 19:40

Demagri: ''Pat senza programmazione e adesso si rischia il commissariamento della sanità. Dopo tre anni la Lega cerca ancora di scaricare le colpe sugli altri''

La consigliera provinciale del Patt, Paola Demagri: "Appare evidente che la possibile assegnazione dell'incarico di professore alla facoltà di medicina a Tateo non può avvenire alla luce del mancato rinnovo da direttore dell'Unità operativa. Inoltre sembra che ci sia anche una crisi in corso con l'Università di Verona. A Ferro assegnano anche l'incarico di dg?"

Demagri: Pat senza programmazione e adesso si rischia il commissariamento della sanità

TRENTO. "La sanità si trova, purtroppo, a un passo dal commissariamento". Così Paola Demagri, consigliera provinciale del Patt. "Il denominatore comune di queste situazioni che travolgono la sanità trentina è la mal gestione della Provincia, la mancata programmazione e un'assenza di strategia. La Lega è passata dai proclami di gazebo al governo senza una visione: passa il tempo a spiegare che gli altri hanno sbagliato e sacrificano coloro in cui hanno riposto un mandato in attesa di un'altra vittima su cui scaricare le colpe".

 

La commissione d'indagine interna ha pubblicato i risultati per quanto riguarda il reparto di ostetricia e ginecologia. "Una situazione di reparto critica che rende necessario, a partire da lunedì 12 luglio, il trasferimento del direttore dell’ostetricia e ginecologia di Trento ad altra unità operativa e di un altro dirigente medico ad altra struttura ospedaliera dell’Apss”, comunica l'Azienda sanitaria. "Dalla documentazione emergono fatti oggettivi e questi provvedimenti sono stati decisi al fine di tutelare la serenità delle pazienti, di tutti gli operatori coinvolti e a salvaguardia del buon funzionamento del reparto" (Qui articolo).

 

Non sarebbe l'unico nodo che riguarda il primario di ostetricia e ginecologia. "A questo punto - dice Demagri - appare evidente che la possibile assegnazione dell'incarico di professore alla facoltà di medicina a Tateo non può avvenire alla luce del mancato rinnovo da direttore dell'Unità operativa. Inoltre sembra che ci sia anche una crisi in quanto è venuta a mancare la disponibilità dell'Università di Verona a stipulare una convenzione per i propri specializzandi".

 

Una situazione complessa e caotica che vede inoltre il direttore generale, Pier Paolo Benetollo, verso il passo d'addio dalla guida dell'Apss a meno di 12 mesi dalla nomina per questo ruolo. Si aggiunga l'arrivo per la prima volta nella storia della sanità trentina degli ispettori ministeriali. "In questo contesto - prosegue l'esponente delle Stelle alpine - già Ferro può vantare un doppio incarico per due ruoli strategici quali direttore del Dipartimento di prevenzione e direttore sanitario di Apss. Forse riceve pure l'incarico di direttore generale, quasi meglio di un'offerta al supermercato: paghi 1 e prendi 3".

 

Ma sono diverse le partite aperte a causa dei posti vacanti in organico. Gli incarichi apicali sembrano affidati in poche persone. "Sono troppi i ruoli scoperti - aggiunge la consigliera provinciale del Patt - per un'assenza di strategia tra pensionamenti e ricambio generazionale dei vari Dipartimenti: se manca una guida per troppo tempo, poi c'è il disorientamento dell'intero gruppo di professionisti. Anche la governance infermieristica appare in difficoltà per la presenza di 6 dirigenti: non ci sono concorsi in atto e nemmeno una programmazione degli intenti politici. Inoltre le Unità di crisi non sono mai state affrontate come strumento necessario durante la pandemia se non la task force che si è rivelata insufficiente per la gestione dell’intero sistema sanitario e socio-sanitario". 

 

Il probabile passo indietro di Benetollo arriverebbe, poi, in un momento delicato nell'attuare un piano di riorganizzazione sanitaria del territorio e l'evoluzione della rete ospedaliera. Un'opportunità dettata anche dal calo della curva epidemiologica in questa fase dell'emergenza Covid.

 

"Una riforma sanitaria - evidenzia Demagri - annunciata e presentata con 10 slides priva di contenuti di sostanza ma composta solo sulla base di titoloni e tentativi di declinare quale sarà l’attrattività del nostro sistema sanitario provinciale per nuovi professionisti premiati con uno skipass. Nessuno ha ipotizzato che servono forme di trattenimento per coloro che già da anni si mettono al servizio dei cittadini: per il personale che si è speso in questi anni, sembra che ci siano solo porte aperte ma in uscita. Ci sono incertezze anche per quanto riguarda l'assegnazione degli incarichi: molti escono dalla porta e rientrano dalla finestra. Assegnare un incarico della riforma sanitaria trentina a un dimissionario dice già in premessa che si può ricorrere alle conoscenze ma non alla continuità del progetto che necessita di mesi prima del completamento. Inoltre l'epidemia coronavirus ha dimostrato che è certo la governance che ha gestito l'emergenza, quanto i professionisti radicati nel loro ruolo che hanno saputo mettersi a disposizione e riconvertire i posti letto. I clinici però non hanno potuto farsi carico di tutti i cittadini con problemi sanitari (liste d’attesa per interventi e visite, cronici non presi in carico). Un 'blocco delle cure' quando questa situazione avrebbe potuto dimostrare la capacità di governo. Anche i servizi oncologici in questo scenario sono finiti in difficoltà e sono stati chiusi". 

 

Altre criticità per la consigliera provinciale del Patt si registrano per quanto riguarda la medicina territoriale. "Il pensionamento di circa 90 medici di medicina generale non viene affrontato in nessun programma: questo causerà una profonda crisi sul settore. L’infermiere di famiglia è un'ottima figura innovativa delle cure domiciliari, ma per effetto di ruolo e competenze non può farsi carico delle competenze del medico di base".

 

Nelle linee programmatiche di sviluppo si scrive che l’assistenza sarà garantita dalle "Reti professionali locali" con un progetto sperimentale in val di Non e Sole con il coinvolgimento di circa 40 professionisti. "A oggi però - continua la consigliera provinciale - non sanno nemmeno che partirà il progetto. Il dg dell'Apss ha confermato in quarta commissione che il piano è già partito, ma forse è partita una semplice e-mail. Non da ultimo Trentino emergenza è sempre stata supportata dalle Associazioni di volontariato (90% del programmato è in capo alle associazioni) e rischia di trovarsi in seria difficoltà se gli intenti della Giunta sono quelli di applicare l’articolo della legge finanziaria di maggio che apre le porte a associazioni e cooperative che non sono presenti sul nostro territorio ma probabilmente oltre confine".

 

Tanti i nodi per sistema sanitario che appare in difficoltà. "Agli elettori è stato promesso il cambiamento e oggi, dopo quasi tre anni, sentiamo dire che è colpa della Giunta precedente che ha lasciato un sistema sanitario senza missioni e vision. L'unico risultato raggiunto dalla Lega è il rischio di commissariamento della sanità trentina", conclude Demagri.

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