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I sindacati alla Provincia: ''L'assegno universale statale per i figli rischia di essere una beffa. Giunta attenta a discriminare ma incapace di tutelare le famiglie trentine''

I sostegni provinciali non sono integrativi della misura nazionale. Cgil, Cisl e Uil: "E' da un anno che chiediamo di prestare attenzione e di coinvolgerci nelle decisioni. La Provincia si è mossa male e in ritardo. Ogni giorno che passa l’inadeguatezza della Giunta nel gestire queste partite diventa sempre più palese"

Di L.A. - 09 giugno 2021 - 21:38

TRENTO. "Il nuovo assegno universale statale rischia di essere una beffa per i trentini". Così Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "I sostegni provinciali non sono integrativi della misura nazionale. Avevamo avvertito quasi un anno fa la Giunta, la Provincia si è mossa male e in ritardo. Un esecutivo attento a discriminare ma incapace di tutelare davvero le famiglie che vivono in Trentino".

 

Da giovedì 1 luglio sarà possibile chiedere il nuovo assegno universale per le famiglie. "La misura, varata dal Governo nazionale, rischia di lasciare l’amaro in bocca a molti trentini e, indirettamente, ma anche di gravare sulle finanze della Provincia. L’assegno ponte, che da qui alla fine dell’anno riguarderà solo i nuclei con figli che non hanno diritto agli assegni familiari (disoccupati e lavoratori autonomi in particolare) e con un Isee fino a 50 mila euro, è compatibile ma non complementare con i sostegni provinciali. La conferma arriva nella lettura del decreto legge pubblicato in Gazzetta ufficiale".

 

In sostanza, dunque, tra le 3 e le 5mila famiglie di lavoratori autonomi e disoccupati che in Trentino beneficiano già oggi dell’assegno unico provinciale, riceveranno il nuovo sostegno statale riservato alle famiglie con figli - aggiungono Cgil, Cisl e Uil - ma in misura ridotta. "Questo a parità di condizione economica, rispetto alle altre famiglie italiane. Solo perché le provvidenze di piazza Dante non sono considerate integrative della misura statale e dunque influiscono in termini di reddito sul calcolo dell’Isee, facendo aumentare l’indicatore della condizione economica e quindi riducendo il corrispettivo percepito dalle famiglie trentine. Una beffa per un territorio che da anni investe sulle politiche per la famiglia".

 

Il nuovo assegno familiare statale rischia di essere più basso per le famiglie trentine. "Altro che pregiudizi verso il Governo provinciale. Ogni giorno che passa l’inadeguatezza della Giunta nel gestire queste partite diventa sempre più palese. Da più di un anno - evidenziano Grosselli, Bezzi e Alotti - chiediamo all’assessora Stefania Segnana e al presidente Maurizio Fugatti di aprire un confronto con le nostre organizzazioni e così essere più forti nei negoziati con Roma al solo scopo di trovare una soluzione a questo problema che eravamo certi si sarebbe presentato. La Provincia ci ha ignorati e ha atteso fino troppo per attivarsi. Non basta mandare una lettera alla ministra competente per risolvere un tema così complesso. E i risultati si sono visti".

 

La preoccupazione dei sindacati è che il meccanismo venga confermato e reso strutturale anche nei decreti legislativi che dovranno definire, il prossimo anno, il nuovo assegno unico universale statale. "Se così fosse - spiegano Cgil, Cisl e Uil - a pagarne le conseguenze sarebbero tutti i 32 mila nuclei familiari che oggi in Trentino ricevono i sostegni per i figli da parte della Provincia. Chiediamo con forza alla Giunta di agire subito per correggere il decreto almeno in fase di conversione in legge. Intanto però dal 1 luglio, quando inizierà la raccolta delle domande del nuovo assegno familiare statale, la situazione sarà questa".

 

Nel frattempo procede a un ritmo di circa 100 firme al giorno la petizione online (Qui link) lanciata da Cgil, Cisl, Uil e Acli trentine per chiedere alla Giunta di modificare le regole dell’assegno di natalità provinciale che oggi escludono tutti i bambini e le bambine nati in Trentino da genitori che non sono residenti in Italia da almeno dieci anni. Una scelta che per i promotori dell’iniziativa “discrimina i piccoli ancora nella culla”. Secondo le stime sono circa 1.200 i bambini figli di genitori stranieri che sono rimasti esclusi (Qui articolo).

 

“I bambini – si legge nell’appello – sono tutti uguali, vanno garantite a tutti le stesse opportunità. Non si discrimini sulla pelle dei più piccoli”. Questo è un problema che riguarda in particolare il Trentino perché (come spiegava il consigliere Ugo Rossi che ha sottoscritto la petizionenel resto d’Italia si è corsi ai ripari e il 30 marzo scorso il Parlamento italiano, con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, ha votato la legge delega sull’assegno universale per le famiglie condividendo la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura.

 

"Siamo davvero senza parole. Questo è il modo in cui la giunta Fugatti tutela le famiglie trentine e sostiene la natalità. E’ evidente che in piazza Dante sono più impegnati a discriminare tra famiglie italiane e straniere, così come a cercare ogni espediente per non riconoscere gli stessi diritti a tutti i bambini, come dimostra la vicenda dell’assegno di natalità provinciale, piuttosto che tutelare davvero tutte le famiglie che vivono in Trentino rafforzando le competenze dell’Autonomia e salvaguardando il bilancio provinciale che si alimenta prevalentemente con le tasse delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati che vivono e operano in provincia. La Pat si dimostra incapace di aiutare concretamente i nuclei che vivono nel nostro territorio. Tutto ciò è inaccettabile soprattutto perché a pagarne le spese saranno ancora una volta i trentini", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

 

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