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La fantomatica “banda di via Manci” e gli insulti (reali) al sindaco: “Bastardo, vai solo dai porci clandestini”

Ecco come una manifestazione di disagio sociale è stata trasformata nella fantomatica “banda di via Manci”, dando il via al valzer dell’odio con beceri insulti e minacce. Il sindaco Ianeselli: “Comprendo l’indignazione e posso garantire che le forze dell’ordine interverranno ancora, quello che però non posso fare è chiudere un occhio di fronte al razzismo”

Di Tiziano Grottolo - 24 marzo 2021 - 19:07

TRENTO. Sono ormai diversi mesi che un piccolo gruppo di soggetti (non più di 4), di quelli che potrebbero essere definiti “attaccabrighe”, molesta i cittadini e gli esercenti di via Giannantonio Manci a Trento. Al loro attivo hanno una serie di furtarelli, talvolta degenerati in insulti e spintoni ai danni dei dipendenti dei negozi presi di mira. Sicuramente in certe occasioni il loro comportamento ha dato origine a delle tensioni. Non è un caso che alcune delle persone in questione siano state raggiunte da un Daspo che però non ha risolto la situazione dal momento che il gruppetto continua a stazionare in via Manci, dimostrando peraltro la dubbia efficacia dello strumento normativo.

 

Il “problema” se così si vuole chiamarlo si è guadagnato anche qualche articolo di giornale dove quella che è a tutti gli effetti è una manifestazione di disagio sociale è stata trasformata nella fantomatica “banda di via Manci” mentre la situazione, secondo alcuni quotidiani, è diventata “fuori controllo”. Ecco che una vicenda problematica diventa emergenza sociale.

 

Ciò di cui negli articoli non si fa menzione è che fra i membri del gruppo (tra cui uno dei soggetti che più facilmente dà in escandescenza) la metà sono seguiti dal centro di salute mentale. Altri devono affrontare problemi legati alle dipendenze per i quali in diverse occasioni si è reso necessario l’intervento dei sanitari e il ricovero in ospedale. In altre parole si tratta di persone senza dubbio moleste ma che vivono una forte condizione di marginalità. Il punto però è proprio questo: la narrazione che viene costruita contribuisce senza ombra di dubbio a plasmare la percezione della comunità. Così quattro persone che si trovano in evidente difficoltà sono svendute all’opinione pubblica come esponenti di una famigerata banda che sembra aver conquistato e fatto di via Giannantonio Manci il proprio avamposto per la conquista del capoluogo. La seconda conseguenza è che la reazione dell’opinione pubblica può diventare molesta e aggressiva quanto il “problema” che si vorrebbe denunciare.

 

 

Dopo la pubblicazione degli articoli sulla “banda di via Manci” sono arrivate centinaia di commenti che minacciano una giustizia fai da te. E solitamente prima di passare alle vie di fatto si passa anche dai social, giusto per preparare il terreno. In altri casi, il bersaglio degli insulti è diventato il sindaco di Trento Franco Ianeselli. “Questo succede con i sindaci di sinistra – scrive un utente – che dei trentini non gliene frega niente. Questo bastardo (Ianeselli ndr) va solo dai porci clandestini e poi se è vero che vuole dare casa sempre ai vermi nulla tenenti intanto li manteniamo noi se è così io mi rifiuto di pagare le tasse e l’affitto. Sindaco sei un verme di sindacalista”.

 

“Tra i commenti in rete alla notizia sul ritorno della cosiddetta ‘banda di via Manci’, ce ne sono alcuni di questo tenore”, commenta il primo cittadino. “Sorvolo sugli insulti alla mia persona: ci sono abituato e posso anche capire, vista la difficoltà del periodo e il bisogno di molti di ‘dare la colpa a qualcuno’. Posso comprendere l’indignazione per il fatto che, nonostante il Daspo, queste persone siano tornate. Posso garantire che la polizia locale interverrà ancora, insieme alle altre forze dell’ordine. Posso sostenere che continuerò a non voltarmi dall’altra parte davanti alle situazioni di degrado della città. Quello che non posso fare, però, è chiudere un occhio leggendo insulti di questo tenore, perché questo è, molto semplicemente, inaccettabile razzismo”. Dal canto suo l’amministrazione sta cercando di avvicinare le persone in questione anche se non sarà facile arrivare a una soluzione. Nel frattempo il valzer dell’odio continua a diffondere la sua musica e il senso di comunità precipita sempre più a fondo. La parte difficile è capire dove e come ci si fermerà perché, com’è noto, il problema non è la caduta ma l’atterraggio.

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