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Trento
14 marzo | 16:13

La polemica strumentale di chi dice ''no'' al Punto d'Incontro a Cristo Re, Ianeselli: ''Soluzione temporanea. I servizi per senza dimora sono in tutti i quartieri''

Da qualche giorno l'editore de La Voce del Trentino (quello che aveva scritto ''25 aprile: liberati da che?'' attaccando stranieri ed immigrati con i più beceri pregiudizi e luoghi comune tanto da provocare una petizione da più di 1.000 firme) ha lanciato su change.org la petizione per ''fermare il trasferimento del Punto d'Incontro''. Lettera della struttura di accoglienza ai residenti della zona che li ospiterà (temporaneamente in attesa che venga ristrutturato l'immobile di via Travai): ''Venite a conoscerci''

TRENTO. La petizione online è stata lanciata nientemeno che dall'editore de La Voce del Trentino uno che il 25 aprile del 2021 sul suo giornale online aveva pubblicato un pezzo intitolato "25 aprile: liberati da che?"'. Un articolo infarcito dei più beceri luoghi comuni sugli stranieri, gli immigrati, che aveva provocato talmente tanto sdegno nella comunità da far partire una petizione online che aveva, quella sì, raccolto più di mille firme. Il sindaco Ianeselli aveva bollato il tutto con queste parole: ''Argomenti simili venivano utilizzati dai nazisti nei confronti degli ebrei o dal Ku Klux Klan quando se la prendeva con i neri e anche con gli immigrati italiani'' (qui per recuperare alcune di quelle aberrazioni e la petizione).

 

Oggi quello stesso editore sta guidando la protesta di alcuni cittadini della zona di Cristo Re contro la decisione di spostare alle ex scuole Bellesini di Cristo Re il Punto d'Incontro. Una decisione palesemente momentanea visto che l'operazione serve a ristrutturare l'immobile di via Travai. Eppure, bastano alcuni luoghi comuni, facili pregiudizi e qualche falsa ipotesi per trovare sponda: la prima la si trova già all'inizio del testo della petizione dove si legge che ''Il Sindaco di Trento Franco Ianeselli vuole trasferire in modo temporaneo (ma potrebbe diventare definitivo) la struttura del Punto d'Incontro di via del Travai presso le ex scuole Bellesini di via Stoppani nel rione di Cristo Re''. E infatti quel ''ma potrebbe diventare definitivo'' non corrisponde al vero, come detto.

 

I trentini, fortunatamente, sono meglio di quanto li cerca di rappresentare qualcuno e tolti i firmatari, poco più di 200 quelli che hanno aderito online in circa tre giorni, forse anche spaventati da quel ''potrebbe diventare definitivo'', hanno sempre accolto e aiutato chi è più povero, in difficoltà, chi ha bisogno di un tetto per dormire o un piatto caldo per nutrirsi. Lo hanno fatto sempre in maniera accogliente, generosa e non è un caso se, come spiega il sindaco Ianeselli, ''oggi a Trento i servizi per senza dimora sono diffusi in tutti i quartieri: in Bolghera (Casa Orlando), in via Santa Croce (Casa Giuseppe), in zona Spalliera (mensa dei Cappuccini), alla Laste (villa Sant’Ignazio), a Trento nord (dormitorio di via Lavisotto), a Ravina (Casa Paola), a Cristo Re (perché le stesse Bellesini attualmente ospitano un dormitorio per senza dimora gestito dal centro Astalli)''.

 

La polemica, quindi, nata attorno alla decisione di spostare alle ex scuole Bellesini di Cristo Re il Punto d'Incontro momentaneamente, il tempo necessario a ristrutturare l'immobile di via Travai, è chiaramente strumentale a scaldare gli animi e a creare un po' di mobilitazione ''negativa''. ''Gira in questi giorni una petizione online contro lo spostamento temporaneo del Punto d’incontro alle ex Bellesini - spiega il sindaco di Trento -. Nell’appello innanzitutto si insinua il dubbio che il trasloco potrebbe essere definitivo, cosa non vera visto che la ristrutturazione dell’edificio di via Travai serve proprio a migliorare i servizi per i senza dimora. Poi si fa un’equazione pericolosa tra povertà e microcriminalità e infine si paventa il diffondersi del degrado a Cristo Re''. 

 

Equazione lontanissima dalla realtà visto che ''oggi a Trento i servizi per senza dimora sono diffusi in tutti i quartieri. Questo elenco (incompleto, quello riportato sopra) dimostra che a Trento non ci sono quartieri ghetto, che le strutture di accoglienza sono diffuse e non portano degrado, che non è la povertà ad essere criminogena: lo è piuttosto l’assenza e di risposte a chi si trova in difficoltà, lo sono la clandestinità e la segregazione. Non è buonismo questo, ma pragmatismo. Cristo Re è il quartiere di don Guido Avi, 105 anni spesi dalla parte degli ultimi, a prodigarsi in qualche opera di carità. Lui non agitava paure, ma cercava soluzioni e aiutava chiunque bussasse alla sua porta. Credo che anche oggi dovremmo seguire il suo esempio''.

 

E a chi alza muri e soffia sull'intolleranza e le false paure risponde anche lo stesso Punto d'Incontro con una lettera indirizzata a questi ''residenti'' spaventati. ''Nel preparare ogni giorno un pasto caldo, incontriamo innanzitutto persone, con una strada faticosa da vivere, che cercano uno spiraglio di futuro. Trovare questo spiraglio sicuramente dipende dai nostri ospiti, qualcosa forse dipende da noi e dalla efficacia del nostro lavoro, ma certamente non basta: abbiamo tutti bisogno di uno spazio in cui sentirci almeno un po’ a casa. Ci auguriamo che questo possa realizzarsi in ogni quartiere, in ogni città. Facciamo quindi un invito all’incontro, rivolto a chiunque voglia conoscerci, condividere le proprie attese, speranze e paure e incontrare le persone che frequentano i nostri spazi; vi aspettiamo volentieri, convinti che dalla conoscenza e dagli incontri si possono sciogliere paure e pregiudizi''.

 

 

Ecco la lettera completa

 

Il volantino diffuso in opposizione al trasferimento temporaneo del Punto d’incontro alle ex scuole Bellesini, contiene una verità e forse anche la soluzione a molte possibili criticità.

Nel volantino si legge infatti che lo spostamento di sede a Cristo Re, esporrebbe il quartiere all’interazione degli ospiti del Punto d’Incontro con la microdelinquenza già presente nel rione.

Generalmente accade proprio così: le persone, se vengono lasciate sole, senza risposte, senza umanità, senza accoglienza, senza ascolto, senza un pasto e senza un posto, senza lavoro, senza documenti, senza affetti, se non trovano quindi intorno a loro quartieri e città accoglienti, rischiano di essere consegnate alla clandestinità, all’illegalità, all’emarginazione. E possono rappresentare un problema.
Possiamo insieme lavorare perché ciò non avvenga, ovvero per il risultato opposto. Possiamo insieme evitare che siano lasciate ai margini e “tirarle dentro” la nostra comunità, ascoltando e accogliendo. Potremmo scoprire che le persone che frequentano il Punto d’Incontro non sono un pericolo in quanto tali, ma che anzi portano una ricchezza per noi spesso smarrita: la speranza e l’ottimismo.

Nel preparare ogni giorno un pasto caldo, incontriamo innanzitutto persone, con una strada faticosa da vivere, che cercano uno spiraglio di futuro. Trovare questo spiraglio sicuramente dipende dai nostri ospiti, qualcosa forse dipende da noi e dalla efficacia del nostro lavoro, ma certamente non basta: abbiamo tutti bisogno di uno spazio in cui sentirci almeno un po’ a casa. Ci auguriamo che questo possa realizzarsi in ogni quartiere, in ogni città.

Facciamo quindi un invito all’incontro, rivolto a chiunque voglia conoscerci, condividere le proprie attese, speranze e paure e incontrare le persone che frequentano i nostri spazi; vi aspettiamo volentieri, convinti che dalla conoscenza e dagli incontri si possono sciogliere paure e pregiudizi.

Anche per noi che siamo al Punto d'incontro ogni giorno è stato ed è così: un cammino quotidiano, che possiamo fare solo insieme.

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