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| 05 nov 2021 | 15:47

Lascia il consiglio comunale perché è contro il green pass: ''Mi rifiuto di ricoprire una carica politica finché la politica accetta queste discriminazioni''

La consigliera comunale di Egna si è dimessa dal suo ruolo in opposizione al certificato verde proprio mentre l'Alto Adige, dove c'è il più basso livello di vaccinazione, è il territorio più colpito d'Italia dal virus. Senza il green pass con i dati sull'incidenza dei contagi attuali sarebbero già state reintrodotto limitazioni e restrizioni in Provincia di Bolzano ma c'è chi dice ''no'' convinta che ''ogni consigliere dovrebbe chiedersi se vuole contribuire anche solo una volta a queste discriminazioni che violano leggi nazionali e europee''

Lascia il consiglio comunale perché è contro il green pass: Mi rifiuto di ricoprire una carica politica finché la politica

EGNA. Era stata anche candidata sindaca alle ultime elezioni per Egna con la lista civica di lingua tedesca Bündnis. Ieri si è dimessa dal ruolo di consigliera comunale in aperta opposizione al green pass e a ''ciò che sta accadendo oggi in Italia e in Alto Adige e naturalmente anche nella mia comunità natale, Egna''. ''Mi rifiuto - ha scritto su Facebook - di ricoprire un incarico politico finché la politica accetterà tale discriminazione e chiederà ai cittadini un certificato illegale in diverse situazioni. Continuerò a lottare per i nostri diritti''.

 

La consigliera in questione è Bettina Ruatti e la battaglia che intende continuare a combattere anche fuori dal consiglio comunale di Egna è quella contro il certificato verde. L'Alto Adige si trova all'inizio della quarta ondata Covid e fa registrare il più alto livello di contagi ogni 100.000 abitanti d'Italia (è arrivato a 189 ogni 100.000) oltre, purtroppo, tornare a contare anche dei decessi (il 4 novembre 2 in 24 ore). E se non ci fosse il green pass e quindi la certezza che una gran parte della popolazione non rischia di essere ospedalizzata e di finire in terapia intensiva e che la trasmissione del contagio si abbatte per i vaccinati con questo livello di incidenza sarebbero già scattate nuove restrizioni per la Provincia di Bolzano. 

 

L'Alto Adige, d'altronde è il territorio in Italia la cui popolazione ha fatto più resistenze al vaccino e in questo caso le responsabilità per quanto sta succedendo non possono proprio essere imputate all'amministrazione provinciale che ha fatto di tutto per spingere la campagna vaccinale (dai vax bus ai ''pacchetti'' regalo con terme e partite di calcio oltre alla ''birra'' e i dj agli open vax day and night). Ad oggi, però, un 30% di popolazione non ha ancora ricevuto la prima dose ed ecco che, allora, si torna a parlare di chiusure e provvedimenti da prendere nelle prossime settimane, anche ricalcando l'esempio austriaco dove si prevedono specifici lockdown per i non vaccinati. T

 

ra i tanti no vax/no pass c'è anche l'ormai ex consigliera Ruatti che ha scritto una lettera all'amministrazione comunale per rassegnare le sue dimissioni. All'interno scrive che ''non può essere corresponsabile'' di quello che sta accadendo in Italia, in Alto Adige e a Egna. ''Ho già informato in forma scritta la sindaca Karin Jost, così come il segretario generale Christian Caumo''. E poi ricorda che la legge sul green pass ''è incostituzionale e viola gli accordi etici internazionali, leggi e i diritti delle persone della convenzione di Oviedo. E anche per questi motivi lascio l'incarico di consigliera comunale''. ''Mi rifiuto - aggiunge - di ricoprire una carica politica, fino a quando proprio la politica accetta queste discriminazioni e che richiede una certificazione illegale ai cittadini in diverse situazioni. Credo che ogni consigliere dovrebbe chiedersi se vuole contribuire anche solo una volta a queste discriminazioni che violano leggi nazionali e europee, diritti internazionali delle persone e diritti di base delle persone''.

 

Punti di vista ovviamente: alla stragrande maggioranza del Paese appare chiaro che il green pass sta risultando essere una misura di libertà, più che di limitazione, che sta permettendo di lasciare aperte le attività lavorative, i teatri, i cinema, gli stadi che, altrimenti, con la curva del contagio in crescita, dovrebbero già riessere sottoposti a limitazioni e chiusure. E di discriminatorio non c'è nulla perché il vaccino è gratuito e l'accesso è garantito a tutti nella stessa identica maniera. Paure personali e convinzioni più o meno bislacche in complotti internazionali non valgono a definire discriminatorio un provvedimento preso per contrastare gli effetti di una pandemia mondiale e accompagnato anche dalla possibilità di fare i tamponi in via sostitutiva. 

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