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| 09 nov 2021 | 21:27

Medicina generale, accordo sulle forme associative (VIDEO): ''Passaggio importante per il servizio alla comunità''. Ma sulla sanità i sindacati chiedono più chiarezza

Un'intesa che prevede la costituzione delle Medicine di gruppo integrata come modalità innovativa e privilegiata per l’assistenza primaria territoriale. I sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil: "Non sono passati molti mesi da quando la Pat ha illustrato il nuovo disegno basato sul modello dell’ospedale policentrico. Vorremmo capire se hanno cambiato idea o se hanno le idee poco chiare e ben confuse”

Medicina generale, accordo sulle forme associative: Passaggio importante per il servizio alla comunità''

TRENTO. Un nuovo accordo per incentivare le forme associative tra i professionisti, con investimenti rivolti al personale amministrativo di supporto ai medici. Un'intesa che prevede la costituzione delle Medicine di gruppo integrata come modalità innovativa e privilegiata per l’assistenza primaria territoriale. Un protocollo che vede il supporto dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

"Questo accordo - commenta l’assessora Stefania Segnana - rappresenta un passaggio particolarmente importante per il servizio alla comunità trentina. Il momento non è dei migliori ma abbiamo presente quanto sia essenziale per i nostri cittadini mantenere un punto di riferimento indispensabile come il medico di medicina generale, che è la prima figura a livello sanitario con cui ci si rapporta e che è in grado di rispondere ai bisogni individuali, pensiamo per esempio agli anziani”.

 

 

L’assessora ha ringraziato la categoria per la disponibilità manifestata. "Firmare questa intesa - aggiunge Segnana - contribuisce a garantire una maggiore presa in carico del paziente e una maggiore presenza territoriale, a beneficio di tutta la popolazione. Grazie per l’impegno quotidiano, questo è un segnale che diamo assieme, su un tema molto sentito".

 

La nuova intesa per favorire l’organizzazione dei medici di medicina generale sul territorio trentino segue di una decina di giorni il precedente accordo (siglato sempre con i sindacati di categoria) incentrato sulla continuità assistenziale.

 

Uno snodo del nuovo protocollo sono le Reti professionali locali (Rpl), previste all’interno dei distretti sanitari dal Regolamento di organizzazione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, e che hanno un medico di medicina generale come referente. Sono proprio i medici di medicina generale appartenenti alla stessa Rpl che possono formare la Medicina di gruppo integrata, un’associazione complessa e volontaria secondo quanto delinea l’accordo.

 

Ciascuna Medicina di gruppo integrata può avere fino a 10 medici associati e può offrire dalle 5 alle 8 ore di apertura giornaliera ai pazienti nella sede a disposizione. L’intesa tratta inoltre gli oneri a carico di Apss per i “collaboratori di studio”, addetti al supporto amministrativo e organizzativo dei medici, oltre che per il personale sanitario.

 

Alla firma oltre all’assessore Segnana hanno partecipato il direttore generale di Apss Antonio Ferro, il responsabile del servizio ospedaliero provinciale Pier Paolo Benetollo e i rappresentanti dei sindacati dei medici di medicina generale, Nicola Paoli (Cisl medici), Matteo Giuliani (Fimmg) e Roberto Adami (Snami). Presente anche il dirigente del Dipartimento salute Giancarlo Ruscitti.

 

"Siamo ovviamente a favore di un sistema che finalmente - dicono i tre segretari Ruggero Purin, Tamara Lambiase e Claudio Luchini - si muove verso un modello che rafforza medicina territoriale e di prossimità, che potenzia la prevenzione e la domiciliarità, che facilita l’integrazione socio-sanitaria e dunque garantisce una reale e continua presa in carico del cittadino soprattutto per le persone con cronicità e per gli anziani e non autosufficienti. Non sono passati però molti mesi da quando la Giunta ha illustrato il nuovo disegno della sanità trentina basato sul modello dell’ospedale policentrico. Vorremmo capire se hanno cambiato idea o se hanno le idee poco chiare e ben confuse”.

 

La scelta di sfruttare le risorse che il Pnrr stanzia sulla sanità per creare in Trentino undici casa di comunità e tre presidi ospedalieri di comunità è positiva per i sindacati dei pensionati. Ma Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilpensionati chiedono chiarezza alla Provincia sul piano per ridisegnare la sanità sul territorio.

 

"Ipotizzare case della salute vorrebbe dire dare una risposta in termini di prevenzione e presa in carico complessiva del paziente, garantendo una continuità di assistenza per le malattie croniche e dunque rispondendo in modo più adeguato ai bisogni di una comunità che invecchia come la nostra”, proseguono i tre segretari che da anni insistono sulla necessità di riformare l’assistenza socio-sanitaria per la terza età con un modello meno dispersivo di quello attuale. “Potrebbe essere la volta buona. Per questa ragione è importante che l’assessora apra subito il confronto, chiarisca in modo univoco qual è il progetto che intendono perseguire e coinvolga parti sociali e terzo settore. Appare altrettanto importante puntare sul rafforzamento della telemedicina per accorciare la distanza tra pazienti e sanitari e rendere più capillare i servizi".

 

A Spi, Fnp e Uilpensionati non sfugge infine il nodo del personale. “Se almeno sul piano finanziario le risorse saranno assicurate dai fondi europei, c’è da sciogliere la questione del modello organizzativo e delle risorse umane. Le nostre strutture sanitarie sono in affanno da anni, con ripercussioni pesanti in termini di liste d’attesa e erogazione dell’assistenza. Una situazione che la pandemia ha reso ancora più evidente. E’ importante che questa occasione sia sfruttata positivamente per risolvere in modo strutturale la carenza di personale sanitario”, concludono Purin, Lambiase e Luchini.

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