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Movida, Ianeselli dice no alle “crociate”, serve equilibrio: “Non ci sono buoni e cattivi ma esigenze da conciliare, serve creatività da parte di tutti”

Residenti, giovani, esercenti e la stessa Amministrazione comunale, a Trento tutti sono alla ricerca di un equilibrio per coniugare movida e vivibilità, ma non esistono soluzioni semplici. Ianeselli: “Le ordinanze servono di fatto per far dormire i cittadini, noi non stiamo giudicando un modo di essere e non vogliamo punire il comportamento in sé”

Di Tiziano Grottolo - 05 ottobre 2021 - 11:19

TRENTO. Negli ultimi mesi, anche per via delle restrizioni legate al Covid, non sono mancate le polemiche che ruotano attorno alla vita notturna di Trento. Da un lato ci sono i residenti disturbati da schiamazzi e comportamenti talvolta poco civili, dall’altro i giovani, spesso studenti, che reclamano spazi di socialità. In mezzo ci sono gli esercenti che dopo la dura prova della pandemia sperano di poter tornare alla normalità, ma talvolta vanno incontro a sanzioni.

 

Sia chiaro, la questione della cosiddetta movida esisteva anche prima del Covid e ha sempre rappresentato argomento di scontro. Secondo quanto riportato sul sito dell’Università di Trento (al 31 marzo 2021) gli iscritti ai vari corsi di laurea sono 16.239, con una parte consistente (secondo alcune stime oltre il 60%) che è rappresentata da fuori sede. Per rendersi conto del peso demografico basti sapere che gli abitanti di Trento sono circa 120mila, ciò significa che la popolazione universitaria rappresenta circa il 13% del totale. Insomma, anche tenendo conto dei pendolari e di chi non risiede nel capoluogo la pressione è importante.

 

Allo stesso tempo il giro d’affari che ruota attorno agli affitti degli studenti, nel 2019, valeva circa 2 milioni di euro al mese. Una stanza singola nel capoluogo può arrivare a superare i 400 euro e come denunciato dall’Unione degli Universitari nemmeno la pandemia è servita per calmierare i prezzi. In altre parole c’è chi trae grandi benefici dalla presenza degli studenti, senza contare tutte le ricadute indirette sulle attività commerciali del capoluogo. Ciononostante la loro presenza è spesso mal sopportata.

 

Nel post-Covid la città sta cercando di ritrovare il suo baricentro pensando alla ripartenza economica ma anche al bisogno di socialità, molto spessa negata da lockdown e restrizioni. In pratica serve un punto di “equilibrio”, che poi è la parola d’ordine del sindaco Franco Ianeselli per trovare una soluzione alla questione della movida senza imbarcarsi in futili crociate.

 

Sindaco, l’impressione è che nell’ultimo periodo si stia inseguendo la movida a colpi di ordinanza senza però riuscire a trovare la quadra, è così?

“Io non credo che il nemico sia la movida o i giovani che si vogliano divertire. Le criticità si registrano in particolare in una certa fascia oraria che parte dopo la mezzanotte. Il fatto è che se ci sono dei residenti che non riescono a dormire per noi è una problematica. A dirla tutta fino alla mezzanotte abbiamo molte esperienze positive, pensiamo a San Martino dove in tutta l’estate ci sono stati concerti ed è stato bellissimo”.

 

Ma quindi quando iniziano i problemi?

“Le ordinanze servono di fatto per far dormire i residenti. Non è che ci siano altre finalità. Poi con tutti i soggetti bisogna provare a trovare quell’equilibrio che in determinate zone non è stato raggiunto. Penso che in questa situazione non sia sbagliato procedere per tentativi, nel senso, non sono contrario a dire interveniamo lì dove ci sono i problemi e poi vediamo se matura un equilibrio in altre zone”.

 

Si dice che dopo la mezzanotte ci siano fra le 500 e le 1.000 persone che frequentano i locali del capoluogo…

“Sì, si tratta di una parte di città giovane che vuole vivere la notte. So che ci sono alcune rappresentanze degli studenti che sono arrabbiate per le ordinanze, ma noi non stiamo giudicando un modo di essere, non vogliamo punire il comportamento in sé di voler vivere la notte più a lungo. Ciò non avverrà mai da parte di questa amministrazione”.

 

A tal proposito, dopo le ultime ordinanze, la vita notturna si è trasferita in piazza d’Arogno ci saranno dei nuovi provvedimenti?

“Vero, in questi giorni la piazza è piena ma ripeto, l’Amministrazione non vuole intervenire contro il comportamento di ritrovarsi la notte. Non è che siccome ti fermi a bere qualcosa con degli amici all’una di notte allora sei un poco di buono, scordiamocelo, non è così. Il Comune interviene solo dopo segnalazioni reiterate da parte dei residenti. Le verifichiamo e dopo, in caso, interveniamo. Normalmente anche i residenti si lamentano dopo mesi. Capisco la polemica di prendersela con il sindaco perché ha fatto l’ordinanza ma i provvedimenti arrivano dopo settimane e mesi di tentativi per cercare una composizione. Meglio per tutti sarebbe trovare un equilibrio prima. Non è che l’ordinanza è il rifiuto del dialogo, casomai è la certificazione che il dialogo fra le varie parti non è riuscito e quindi si interviene con delle limitazioni”.

 

Però ci sarà sempre qualcuno che si lamenta degli schiamazzi sotto casa…

“Ho incontrato residenti di ogni colore politico, se vengono toccati, tutti protestano alla stessa maniera. La questione è molto pratica e riguarda il diritto al riposo dei residenti, in questi casi non vale nemmeno il discorso di chi dice ‘eh ma i residenti sono 5 e gli avventori 500 quindi conta di più la maggioranza’, non funziona così”.

 

In altre parole si deve trovare un luogo senza residenti, o perlomeno dove la movida è partecipata dagli stessi abitanti?

“Se si trovasse davvero un luogo simile a noi evidentemente andrebbe bene, ma c’è un problema”.

 

Cioè?

“C’è una questione urbanistica, Trento è una città che nella sua pianificazione non è stata pensata per questa ‘notte spinta’. D’altronde pianifichiamo le aree produttive, le aree scolastiche e i quartieri residenziali ma c’è anche una città universitaria che vuole vivere la notte. Eppure negli anni non si è mai pensato a una parte della città dedicata a socialità e divertimento”.

 

Come possibili soluzioni si parla di Piedicastello e del Centro fiere…

“Questa è una riflessione che andrà fatta con tutti i soggetti in causa. So che certe trasformazioni non si possono imporre dall’alto e che questi fenomeni dipendono molto dalle scelte dei singoli gestori ed esercenti ma da qualche parte si deve cominciare e sul lungo periodo serve un’urbanistica in grado di tener conto di questi aspetti. Quello che mi preme ribadire è che con le rappresentanze degli studenti e con le associazioni c’è un dialogo che è sempre aperto. Così come siamo aperti su molti temi, ma riconosco che in questa situazione l’Amministrazione non può avere la bacchetta magica perché non ci sono buoni e cattivi. Qui ci sono esigenze da conciliare e serve creatività da parte di tutti”.

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