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Popolare e riformista la “cosa” di Dellai prepara il manifesto politico con Valduga e l’Upt: “L’alternativa alla Lega va costruita dal basso, non si può improvvisare”

Ci sarà sicuramente l’Upt, ma anche il sindaco di Rovereto Francesco Valduga e pure Carli a Trento si è dichiarato interessato. A breve il progetto di Dellai pubblicherà il suo manifesto politico in vista delle elezioni del 2023. L’ex presidente della Provincia: “L’attuale assetto politico fatica a rappresentare una larga parte degli elettori trentini”

Di Tiziano Grottolo - 07 ottobre 2021 - 06:01

TRENTO. Nelle scorse settimane ha preso piede la proposta per un nuovo progetto politico in vista delle elezioni Provinciali del 2023. L’idea arriva niente meno che da Lorenzo Dellai, un veterano della politica. Nonostante da almeno tre anni non ricopra ruoli di vertice sono in molti i politici, e in questi giorni i contatti si stanno intensificando, che si recano in visita dal fondatore della Margherita. Un consiglio e due chiacchiere non si negano a nessuno. Fra gli interessati c’è sicuramente Marcello Carli già candidato sindaco a Trento: “Quello aperto da Dellai è un ragionamento su cui stiamo lavorando in tanti e al quale partecipo non soltanto formalmente ma anche sostanzialmente”.

 

Effettivamente la proposta di Dellai sta riscuotendo apprezzamenti sia al Centro che a Sinistra, ma non mancano i curiosi che guardano al progetto dall’area di Centrodestra. Questa tendenza, in un certo senso, è sintomo delle poche idee fin qui partorite dai partiti tradizionali che al momento sembrano in attesa di veder sbucare il proverbiale coniglio dal cilindro. Peccato però che il cappello talvolta si riveli essere vuoto. Partito Democratico e Partito autonomista devono ancora ricucire completamente dopo lo strappo avvenuto nel 2018, nel frattempo però, com’è noto, alcune Stelle alpine guardano con insistenza alla Lega. È così che più il tempo passa più prende corpo questa sorta di grande “Polo Civico” dei moderati.

 

Dellai, pare che la sua proposta stia riscuotendo un interesse quasi trasversale…

“È vero, c’è interesse da più parti. L’attuale assetto politico fatica a rappresentare una larga parte degli elettori trentini, è questo è il punto. C’è tutto un mondo di persone, di associazioni, di realtà e amministratori che si trovano molto a disagio in questa fase politica. C’è bisogno di ricostruire un soggetto politico territoriale quindi che non sia la semplice riproposizione di sigle politiche nazionali”.

 

E quindi quali devono essere le caratteristiche principali di questo progetto?

“Sicuramente dovrà avere il suo fondamento in una lettura della situazione locale, con proposte di interesse per il Trentino e che soprattutto aiuti l’autonomia a fare un salto di qualità. In questo periodo, da più parti, il valore della nostra autonomia è stato messo in discussione. A mio avviso è che si avverte un po’ di stanchezza nella cultura dell’autonomia, nella concezione dell’autonomia come laboratorio di idee e questo può essere un pericolo. Serve quindi un’iniziativa politica per ridare voce a tante persone che sono a disagio rispetto l’attuale assetto della politica e allo stesso tempo è necessario offrire un contributo per rigenerare un progetto in grado di proiettare l’autonomia in uno scenario che sta cambiando radicalmente a livello globale. Dobbiamo cercare di capire che cosa voglia dire oggi, e soprattutto un domani, essere una comunità autonoma”.

 

Il nodo però è anche politico?

“Ci sono questioni di natura politica, sicuramente. In questi ultimi tempi è cambiato il mondo ed è cambiato anche per i trentini. Sono in corso cambiamenti culturali, economici e antropologici. Basti pensare a quanto è difficile nelle nostre società moderne ragionare con la categoria del ‘noi’, del collettivo, e quanto molto spesso prevalga un approccio individualistico ai problemi. L’autonomia invece è frutto di un pensiero collettivo è molto importante che i territori riconoscano questi cambiamenti e riescano tirar fuori di nuovo dalla cultura dell’autonomia gli stimoli per affrontare il futuro”.

 

Prima ha parlato di una certa “stanchezza” della cultura autonomista, in questo senso i partiti hanno delle responsabilità?

“La questione non è tanto e solo di schieramenti politici ma si deve recuperare una visione dell’autonomia, dopodiché ognuno di noi ha i suoi giudizi sugli schieramenti che oggi governano il Trentino, che di certo non sono quelli degli ultimi decenni. Io credo che sia molto importante che in Trentino nasca, anche attraverso questo progetto, un’alternativa credibile all’attuale assetto del governo provinciale ma non perché si tratti di fare crociate contro qualcuno. Ritengo che oggi la conduzione del Trentino sia molto problematica, la proposta alternativa a questo governo però va costruita dal basso e non si può improvvisare”.

 

Questo è più facile a dirsi che a farsi…

“Mah, guardi, quello che vedo io è che invece c’è molta gente che vuole partecipare, dire la sua, ci sono anche delle forze politiche che sono disponibili a convergere e a costruire questo percorso insieme”.

 

Qualche esempio?

“Cito quella dove sono iscritto, l’Unione per il Trentino. Il partito ha già deciso che nelle prossime elezioni intende partecipare a questo progetto, senza nessuna pretesa, ma portando il proprio contributo per costruire una cosa nuova: territoriale, popolare e riformista”.

 

La proposta piace a molti ad alcuni sindaci “civici”. Un nome ricorrente è quello di Valduga…

“Posso confermare che ci sono una serie di sindaci ma anche molti cittadini. Lei ha citato quello di Rovereto, certamente lui è fra quelli interessati che hanno condiviso questo progetto. Nei prossimi giorni dovrebbe anche uscire un primo manifesto dopo il quale bisognerà fare un processo costituente per questo nuovo soggetto che, ripeto, non sarà la somma di sigle o di organizzazioni esistenti ma sarà qualcosa che si costituisce assieme con tutte le persone che aderiranno”.

 

E lei è pronto a tornare in prima linea o rimarrà un passo indietro?

“Devo precisare che il mio compito qui è solo quello di dare un contributo perché io ho fatto il mio percorso, da tre anni ormai sono fuori da ogni incarico pubblico e non ho nessuna intenzione di riprendere ruoli di primo piano. Sono stato sindaco di Trento, presidente della Provincia e deputato non vado in cerca di altro se non la possibilità di dare un contributo da cittadino, da libero pensatore, a un progetto politico che consenta alla nostra autonomia di tornare più forte di prima. Questo progetto è importante perché consentirebbe anche di riallacciare con la realtà di Bolzano un dialogo politico che oggi mi sembra ai minimi termini. Bolzano e Trento devono recuperare un dialogo sul piano sociale e politico perché, siamo due comunità autonome diverse ma intrecciate. Non dobbiamo dimenticarlo”.

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