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Post sessista, in Regione i Verdi chiedono le dimissioni di Savoi: “Non vado a casa perché me lo chiede qualcuno, ho già chiesto scusa”

I Verdi contro Savoi: “Il Consiglio regionale non può accettare queste parole sessiste, se non diamo un segno questi insulti non cesseranno mai”. La replica del consigliere leghista: “Non odio nessuno, casomai sono altre le forze politiche che portano odio all’interno del clima panoramico italiano”

Di Tiziano Grottolo - 21 aprile 2021 - 17:05

TRENTO. Sono in tutto 16 i consiglieri regionali (sia trentini che altoatesini) che hanno ufficialmente chiesto le dimissioni del collega leghista Alessandro Savoi dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, dove siede accanto al presidente Roberto Paccher (anche lui esponente della Lega). Lo scorso marzo Savoi, dopo il passaggio di tre consiglieri leghisti (Alessia Ambrosi, Katia Rossato e Daniele Demattè) a Fratelli d’Italia aveva scritto: “E niente. Nella vita, come nella politica, i leoni restano leoni, i cani restano cani e le troie restano troie”. Una frase accompagnata (com’è logico che sia) dalle polemiche che avevano spinto il consigliere leghista a dimettersi dalla presidenza del suo partito ma non dagli incarichi istituzionali come chiesto da alcuni consiglieri di opposizione.

 

In particolare i consiglieri regionali dei Verdi, Brigitte Foppa, Lucia Coppola, Riccardo Dello Sbarba e Hanspeter Staffler, hanno rinnovato l’invito a fare un passo indietro. “Savoi – ha spiegato Foppa – si è espresso in termini molto volgari e spregiativi verso le colleghe e dal momento che in una certa maniera rappresenta tutto il Consiglio regionale riteniamo che questo non sia più accettabile, come inaccettabili sono state le sue parole. Quelle frasi – ha rincarato la dose la consigliera – sono abominevoli per tutte noi”. I Verdi chiedono alla maggioranza, soprattutto alla Svp (in questo momento alleata della Lega), di dare un chiaro segnale in occasione del passaggio di presidenza che avverrà nel mese di maggio “altrimenti tutto l’impegno per respingere la violenza e l’odio contro le donne verrebbe vanificato. Il Consiglio regionale non può accettare queste parole, se non diamo un segnale questi insulti non cesseranno mai”.

 

Il fatto è che da regolamento non è possibile depositare una mozione di sfiducia verso la carica ricoperta da Savoi. Dal canto suo Paccher, durante la seduta odierna, ha tagliato corto affermando che la questione non fosse prevista nel dibattito all’ordine del giorno, precisando che sullo stessa tema si era già discusso e che le dirette interessate avevano accettato le scuse formulate dall’ex presidente della Lega trentina.

 

Ad ogni modo a margine della seduta è stato lo stesso Savoi a prendere parola: “Non mi sottraggo alle mie responsabilità, ho fatto un post che non dovevo fare ed evidentemente neppure pubblicare, ma ho chiesto scusa ufficialmente a tutto il mondo con un comunicato e a tutte quelle persone che direttamente o indirettamente si sono sentite chiamate in causa. Tutti sbagliamo. La mia coerenza politica l’ho sempre dimostrata. Io tranquillizzo tutti non vado certo a casa perché me lo chiede qualcuno, vado avanti a testa alta con l’orgoglio di 30 anni di partito che non ho mai tradito. Ho sbagliato, ma non ho mai odiato nessuno. Savoi – ha detto di sé parlando in terza persona – non ha mai odiato nessuno, quando dicono che io porto odio respingo con forza al mittente questa cosa. Savoi sarà quel che sarà, avrà un carattere vulcanico, pittoresco, ma non ho mai fatto male alle persone e non odio nessuno. Casomai – ha concluso – sono altre le forze politiche che portano odio all’interno del clima panoramico italiano (Sic!)”.

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