Accesso agli atti per i consiglieri: la Provincia cambia le regole dopo il terremoto scatenato dai documenti relativi al concerto di Vasco
All'indomani di quanto emerso dopo la risposta alla richiesta di accesso agli atti, avanzata dal consigliere provincia del Pd Luca Zeni, in merito ai controlli fatti dalla commissione di vigilanza sull'area di San Vincenzo, la Pat è intervenuta sul tema del diritto d'informazione dei consiglieri fornendo “ulteriori indicazioni operative” alle strutture interessate

TRENTO. Era il 9 febbraio quando intorno al concerto di Vasco Rossi è scoppiato un vero e proprio terremoto politico, emerso dalla documentazione prodotta dal consigliere provinciale del Pd Luca Zeni dopo la sua richiesta di accesso agli atti in merito ai controlli fatti dalla commissione di vigilanza sull'area di San Vincenzo, per poter realizzare la Music Arena (Qui Articolo): pochi giorni dopo (l'11 febbraio), la Pat è intervenuta sul tema diritto di informazione dei consiglieri, fornendo “ulteriori indicazioni operative” alle strutture interessate.
In particolare, si legge nel documento: “Si ritiene necessario, ai fini di garantire un'effettiva applicazione di modalità uniformi di riscontro delle istanze, che le risposte ai consiglieri provinciali debbano essere fornite, da parte delle strutture che detengono i dati e le informazioni richieste, previo 'visto preventivo' apposto dal dirigente generale del dipartimento/unità di missione strategica di appartenenza, il quale avrà cura di informare l'assessorato di riferimento”.
Tra i punti specifici riportati dalla Provincia, si sottolinea come “le strutture che ricevono l'istanza formulata dal consigliere (successivamente alla protocollazione) dovranno trasmetterla per conoscenza all'unità di missione strategica Affari generali della presidenza, segreteria della Giunta e trasparenza, all'assessore competente in materia e al dipartimento/unità di missione strategica di appartenenza, indicando nella nota di trasmissione l'esistenza di eventuali profili di criticità riscontrati oppure la sussistenza del segreto d'ufficio o di profili di riservatezza riguardanti la documentazione oggetto della richiesta”.
Le strutture competenti per il riscontro al consigliere, si legge poi nel documento “dovranno creare il fascicolo Pi.Tre relativo all'istanza” mentre le strutture che ricevono l'istanza dovranno “trasmettere il riscontro, che intendono fornire al consigliere, al dipartimento/unità di missione strategica competente per l'apposizione del 'visto preventivo'”. A sua volta, il “dipartimento/unità di missione strategica competente per l'apposizione del 'visto preventivo' avrà cura di informare l'assessorato di riferimento” e “le strutture competenti per il riscontro dovranno trasmettere per conoscenza la nota di riscontro inviata al consigliere, all'unità di missione strategica Affari generale della presidenza, segreteria della giunta e trasparenza e all'assessore competente in materia”.
Stesso iter anche per quanto riguarda le istanze presentate dai consiglieri in forma verbale: “La struttura competente – si legge nella nota – provvederà a fornire il riscontro al consigliere previo confronto/visto preventivo da parte del dirigente generale del dipartimento/unità di missione strategica di appartenenza”. Il tutto, dice la Provincia, per “cercare di garantire effettività, tempestività e modalità uniformi di riscontro alle istanze ex art.147 formulate dai consiglieri provinciali, migliorando in tal modo anche i rapporti e la comunicazione istituzionale”.












