Aumento delle indennità dei sindaci, l'Usb: ''Insensibilità verso la sofferenza delle famiglie. Un lavoratore impiega metà anno a percepire una mensilità del primo cittadino''
Nel 2023 scatta l'aumento delle indennità dei sindaci trentini. Il sindacato Usb: "La frase del marchese del Grillo bene sintetizza l’ultima misura di aumento per gli amministratori locali che, in un Paese dove la povertà aumenta in maniera esponenziale, si regalano aumenti dal 50% al 100% nei Comuni piccoli"

TRENTO. A metà novembre è arrivato il regolamento attuativo che dispone dell'aumento degli stipendi dei sindaci. Una misura criticata dai sindacati, anche per il periodo in cui vengono prese queste decisioni. Dall'emergenza Covid al caro energie, le crisi a più livelli colpiscono le famiglie ma la politica è intervenuta per adeguare l'indennità di carica e gettoni di presenza per gli amministratori dei Comuni del Trentino e dell'Alto Adige (Qui articolo).
"La celebre frase del marchese del Grillo 'io sò e voi non siete un' - commenta l'Unione sindacale di base - bene sintetizza l’ultima misura di aumento per gli amministratori locali che, in un Paese dove la povertà aumenta in maniera esponenziale, si regalano aumenti dal 50% al 100% nei Comuni piccoli. Un primo cittadino di un territorio di 5.000 abitanti percepirà 5.549 euro al mese. Lo stipendio che un operatore dei servizi che quel sindaco ha affidato in appalto percepisce in 6 mesi. Il sindaco di Trento, ex segretario generale della Cgil trentina, si accontenta di incassare 11.040 euro al mese".
Nel 2019 i sindaci trentini avevano già ricevuto un adeguamento delle indennità (circa il 7,5% sullo stipendio) mentre a giugno scorso la Regione Trentino Alto Adige aveva previsto, su proposta di Lorenzo Ossanna e attuazione firmata dal presidente Maurizio Fugatti, un nuovo aumento per tutte le Giunte dei comuni fino a 10.000 mila abitanti. Gli adeguamenti per sindaci, vicesindaci e assessori scatteranno nel 2023 e andranno dal 18% al 46% per il Trentino e dal 3% al 35% per l’Alto Adige, a seconda del numero di residenti.
"La vergogna di questi aumenti si commenta in una sola cifra - prosegue l'Usb - il costo delle indennità salirà a 12 milioni di euro, soldi tolti ai servizi. Ma lo scandalo di questi aumenti non è solo nelle cifre. Ciò che dovrebbe indignare è l’insensibilità della politica verso la sofferenza da cui sono stati travolti larghi settori della popolazione: basti pensare che metà degli italiani vive con un reddito che è al di sotto delle soglie per l’imposizione fiscale di 8 mila euro".
Nel mirino del sindacato Usb la politica locale, ma anche quelle nazionale. "La risposta del governo Meloni - spiega - è tassare al 15% le partite Iva fino a 85 mila euro, mentre un lavoratore dipendente con un reddito superiore ai 28 mila euro dà allo Stato il 35% del proprio reddito. Nessuno inoltre ricorda che, tra il 2019 e il 2020, i salari sono scesi del 5,9% e negli ultimi 30 anni si è ridotto il potere d’acquisto del 3%, a fronte di un incremento superiore al 30% di Germania e Francia. La Svezia segna un aumento del 63%. Appare evidente che il problema dell’Italia oggi, non sia il Reddito di cittadinanza, ma la mancanza di interventi sui salari di lavoratori e famiglie, che sempre più difficilmente arrivano alla fine del mese, rimettendo finalmente al centro delle scelte politiche il lavoro dipendente. Occorre un cambiamento radicale delle politiche economiche, rilanciando una significativa redistribuzione della ricchezza, attraverso una maggior prelievo fiscale su renditi, capitali e patrimoni, dato che il 20% della popolazione possiede il 70% della ricchezza, a fronte di un 20% povero che deve accontentarsi dell’1,3%. Un equo prelievo fiscale difende il potere d’acquisto dei redditi bassi attraverso la gratuità della sanità, dell’istruzione, del trasporto pubblico locale".
Sono diversi i temi messi sul tavolo dell'Unione sindacale di base per riuscire a fornire risposte alle lavoratrici, ai lavoratori e alle famiglie. "Occorre reintrodurre un adeguamento automatico dei salari all’inflazione: il 12% in meno di potere d’acquisto equivale a due stipendi all’anno che vanno in fumo. Occorre un massiccio finanziamento dello stato sociale dato che, se non si interviene subito, la spesa sanitaria nei prossimi tre anni crollerà del 14,3% in proporzione al Pil e le altre spese per lo stato sociale del 13,5%. La spesa per i dipendenti pubblici scenderà del 13% (fonte Corriere della sera). Occorre ridare diritti e cittadinanza ai lavoratori e alle lavoratrici di qualsiasi nazionalità. Occorre cambiare rotta, per questa ragione abbiamo indetto con altre sigle del sindacalismo di base uno sciopero generale per il prossimo 2 dicembre e una manifestazione nazionale a Roma il 3 dicembre. 'Abbassare le armi, alzare i salari' lo slogan".









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