Autonomia del Veneto, il Bellunese: ''Siamo pronti. I ladini all'Alto Adige? Fa male, già Sappada è stata una sconfitta per il territorio ma anche per il sistema italiano''
Il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, sull'Autonomia veneta: "Congiuntura perfetta per raggiungere la specialità per costruire un Grande Triveneto capace di superare i confini amministrativi e valorizzare la montagna"

BELLUNO. "Ci sentiamo pronti alla responsabilità di autogoverno". Queste le parole di Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno. "Ma il discorso è complesso perché non è sufficiente una governance politica, serve tempo per riorganizzare un apparato tecnico per massimizzare il salto di qualità. Sono passati più di 5 anni dal referendum, siamo in ritardo a prescindere sulla questione". La netta vittoria del centrodestra alle ultime elezioni ha rilanciato le rivendicazioni venete. "C'è stato un inizio frenetico sul fronte delle attività di confronto - dice - poi si è spento un po' tutto, rallentamenti in parte dovuti alla poca continuità a Roma con continui cambi di governo e l'emergenza Covid. Adesso c'è una congiuntura perfetta e non mi riferisco solo all'allineamento politico".
Sono ripresi i confronti e le discussioni, potrebbe essere la volta buona per portare a casa la "specialità". "Ci sono le condizioni in Veneto e nel Bellunese per gestire le risorse nel miglior modo possibile. Ci sentiamo pronti - evidenzia Padrin - ma serve anche una ridefinizione chiara del Testo unico degli enti locali e della legge Delrio. Si deve cominciare dall'elezione diretta del presidente e si può spostare poi il baricentro sugli enti provinciali. Ma non è sufficiente una governance politica, si deve mettere a terra un'organizzazione funzionale e tecnica per concretizzare le azioni di governo e valorizzare le opportunità territoriali".
Incastonato tra territori "speciali", il modello a cui la Provincia di Belluno si ispira è quello del Trentino Alto Adige piuttosto che all'autonomia del Friuli Venezia Giulia.
"E' un sistema vincente e bisogna riconoscere una grande capacità nell'uso delle risorse - aggiunge Padrin - qui abbiamo un grosso problema per quanto riguarda lo spopolamento della montagna, mentre la Provincia di Trento e quella di Bolzano sono in controtendenza e questo è un merito della componente politica e tecnica. I territori sono simili, solo gli asset sono un po' diversi: turismo e primario per il Trentino, industria e manifatturiero per Belluno. E' un modello da studiare e da replicare perché mantiene più margini rispetto al Friuli Venezia Giulia".
Negli scorsi giorni si è ipotizzato di togliere il Fondo dei Comuni confinanti, un tesoretto da 80 milioni messo a disposizione annualmente da Trento e da Bolzano. A incamerare la cifra maggiore è il Bellunese con il 48,60% (più di 26 milioni), poi la Provincia di Brescia e quella di Vicenza con il 14,81% e il 14,60% rispettivamente (circa 8 milioni). A seguire Sondrio al 12,79% e 7 milioni e Verona al 9,2% e 5 milioni.
"Ci permette di colmare il gap infrastrutturale e di calmierare, con benefici per tutti, il fatto che il Bellunese si trova inserito tra Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia", prosegue Padrin. "Difficile poter competere per un territorio a Statuto ordinario così vasto e ricco di peculiarità come quello del Veneto. Il Fondo dei Comuni confinanti e la legge Letta ci consentono di utilizzare risorse straordinarie ma comunque ci troviamo sempre a dover inseguire e diventa difficile dettare il ritmo".
C'è il referendum per l'Autonomia del Veneto ma la comunità ladina evidenzia quello di 15 anni fa per il passaggio di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia all'Alto Adige. Più della metà degli aventi diritto si recarono alle urne e quasi l'80% dei cotanti scelse per il "Sì" alla Regione autonoma con sguardo in particolare alla Provincia di Bolzano.
"Comprendo le ragioni di storia e di comunità - spiega Padrin - ma naturalmente è una rivendicazione che non posso accogliere. E' anche evidente che c'è una disparità tra territori che autorizza in un certo senso a portare avanti certe iniziative, facilita determinate dinamiche. Questa volontà di lasciare Belluno fa male, una ferita per il territorio. Abbiamo perso Sappada, una vicenda che considero una sconfitta per il Bellunese, per il Veneto e per l'intero sistema italiano".
L'Autonomia potrebbe far rientrare tutto? "Abbiamo una grande forza e con la specialità sarebbe ancora maggiore, forse saremo noi a voler accogliere le comunità ladine del Trentino e dell'Alto Adige. Ma battute a parte, penso che con la responsabilità di autogoverno potremmo riuscire a mettere in pratica tante iniziative di valorizzazione e di tutela di una minoranza culturale molto importante all'interno di un Grande Triveneto e della montagna capace di superare i confini amministrativi", conclude Padrin.














