Bonus bolletta di 180 euro, prima era per tutti ora (forse) solo per i redditi sotto i 40mila euro. I sindacati: ''Di male in peggio. Misura ancor più iniqua''
Al termine della riunione di Giunta Fugatti ha annunciato l’ipotesi di riconoscere i 180 euro a quanti dichiarano un reddito lordo compreso tra i 40 e i 50mila euro. ''In questo modo verranno escluse moltissime famiglie del ceto medio di lavoratori dipendenti che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo mentre tanti liberi professionisti, imprenditori, esercenti e agricoltori che dichiarano redditi bassissimi potranno ricevere il bonus anche se hanno ingenti patrimoni e redditi reali più alti della media''

TRENTO. Passate le elezioni pronta la retromarcia? I più maliziosi potrebbero leggerla in questo senso la decisione della giunta provinciale che a quanto emerso oggi sarebbe sul punto di ripensare il contributo fino a ieri da dare a tutti, ricchi o poveri non importa, di 180 euro come aiuto alle bollette. I più speranzosi invece potrebbero vederci un ravvedimento: Fugatti e soci si sono resi conto che il contributo a pioggia a prescindere dalle condizioni economiche era un provvedimento palesemente iniquo e avrebbe finito per non servire ai ricchi (cosa sono per loro 180euro?) e non aiutare davvero chi ne aveva bisogno (meglio concentrare le risorse su queste persone e aumentare la cifra).
In ogni caso, maliziosi o speranzosi, la nuova idea della giunta non piace ai sindacati che commentano: ''Di male in peggio. Sul bonus bollette la Giunta provinciale non riesce proprio ad evitare una misura iniqua. Ci vuole non poca perseveranza''. Cosa è emerso? Al termine della riunione di Giunta Fugatti ha annunciato l’ipotesi di riconoscere i 180 euro a quanti dichiarano un reddito lordo compreso tra i 40 e i 50mila euro. Si vuole, quindi, vincolare i 180 euro alle dichiarazioni di redditi grosso modo fino a 40mila euro. “Se l’intento era quello di dare seguito alle critiche per un provvedimento concepito come contributo a pioggia per tutti, dunque iniquo - spiegano i segretari di Cgil, Cisl e Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti - sicuramente l’ipotesi annunciata oggi non risolve alcunché in termini di equità e sostegno alle famiglie del ceto medio”.
Il meccanismo si baserebbe infatti sulla dichiarazione dei redditi che, come noto, chiariscono i segretari, non garantisce l'equità ed è per questo che negli anni si è stabilito in Trentino e nel resto d’Italia di usare meccanismi come Isee e Icef che tengono conto di più indicatori di reddito e patrimonio. ''La giunta però cerca sempre scorciatoie. In questo modo verranno escluse moltissime famiglie del ceto medio di lavoratori dipendenti con redditi lordi di 40mila euro e che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo - proseguono i sindacati - mentre tanti liberi professionisti, imprenditori, esercenti e agricoltori che dichiarano redditi bassissimi potranno ricevere il bonus anche se hanno ingenti patrimoni e redditi reali più alti della media. Altro che sostegno. Questa è una presa in giro, per di più in un momento di grave difficoltà per le famiglie”.
E la cosa, per i sindacati, è ancora più grave se si tiene conto del fatto che questa misura sarà solo la prima di una serie di interventi che verranno messi in campo durante il 2023. “Interventi una tantum che se non verranno tarati in modo equo rischiano di essere totalmente inefficaci, deludendo le attese dei più”. Da qui la richiesta di adottare subito criteri equitativi per aiutare chi sta peggio. “Si guardi a quanto fatto a Bolzano dove la Giunta ha previsto interventi per 230 milioni di euro e ne distribuirà un’ampia fetta alle famiglie misurando la loro condizione economica con l’Isee. Perché in Trentino non si può fare?”, concludono.












