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| 27 dic 2022 | 17:39

Famiglie omogenitoriali, il governo vuole "madre" e "padre" sulla carta d'identità dei minori. Schuster: "Rappresentazione falsa della realtà"

Nonostante la sentenza del Tribunale di Roma che aveva ripristinato la dicitura neutra "genitore" dopo il ricorso di due mamme per il documento della loro bimba, il Governo sembra voler proseguire sulla strada del decreto Salvini del 2019. Schuster: "Assurdo identificare una donna con la figura di 'padre' e viceversa. Per il governo una strategia 'vincente', sanno che la via legale è costosa". Arcigay: "Nessuna pratica per includere"

Famiglie omogenitoriali, il governo vuole "madre" e "padre" sulla carta d'identità dei minori
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Rimarranno "madre" e "padre" sulla carta d'identità di un minorenne, anche per le famiglie omogenitoriali. E' questo quanto ha dichiarato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, in un'intervista rilasciata a La Repubblica, in riferimento alla sentenza di un mese e mezzo fa del Tribunale di Roma che aveva ripristinato la dicitura neutra "genitore" dopo il ricorso di due mamme per il documento della loro bambina.

 

"Si è fatto tanto rumore per quella decisione ma si tratta di una sentenza individuale - dice la ministra nell'intervista, confermando così la linea del governo Meloni su questo fronte -, dunque vale per la singola coppia che ha fatto ricorso". Sulla carta d'identità "rimarrà scritto 'madre' e 'padre'".

 

Parole che però non sono sfuggite a molti. "La Ministra Roccella e questo Governo sono furbi come pochi - sostiene l'avvocato Alexander Schuster intervistato da il Dolomiti -: poiché i magistrati italiani non condannano mai la Pubblica amministrazione a pagare le spese legali di cause vinte dalle persone Lgbti e dai genitori arcobaleno in particolare, anche di fronte a scemenze come quella di obbligare una madre a comparire nel campo padre o viceversa, è ovvio che obbligare tutti ad andare davanti a un tribunale per trovare giustizia o anche solo buon senso, si rivela strategia vincente".

 

Secondo Schuster "non essendoci quindi rimborsi previsti - spiega -, ma solo spese per queste coppie, molti di loro potrebbero rinunciare in partenza proprio per l'onere, visto che si parla di migliaia di euro di spese legali, che non verranno rimborsate, e non tutti possono permetterselo". E' proprio con il decreto Salvini del 2019, che per la carta d'identità elettronica era stata introdotta questa modifica, imponendo la denominazione "madre" o "padre" (a differenza della cartacea che invece presenta la dicitura neutra "genitore" o "chi ne fa le veci").

 

Una denominazione che "chiaramente è discriminatoria per queste famiglie - prosegue l'avvocato - rimane assurdo identificare una donna con la figura di 'padre' e viceversa, è una rappresentazione falsa della realtà. La strategia del governo, che sa di avere torto anche davanti alla giustizia, è puntare sulle spese e sui tempi dei processi, lunghi e costosi, privando così le famiglie dei loro diritti, affermando 'rivolgetevi alla giustizia'".

 

Alle voci contrarie alle affermazioni di Roccella si aggiunge quella di Arcigay: "Siamo costernati rispetto alle parole della ministra - afferma Shamar Droghetti, presidente di Arcigay del Trentino -. Ricordiamo che è un diritto dei minori avere una carta d'identità che vada ad affermare l'esistenza di quella famiglia e del ruolo genitoriale di due mamme o di due papà. È chiaro il piano del governo che dice di non voler discriminare, ma non mette in atto nessuna pratica per includere". 

 

Ora, sostiene l'associazione, "agiremo di conseguenza  - conclude il presidente - per riportare l'attenzione sul tema, insieme alle Famiglie Arcobaleno. Abbiamo un vuoto normativo che va colmato, e se l'Europa si fanno passi avanti noi rimaniamo sempre indietro".

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