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Il Pd: ''Incapaci di pensare e ascoltare'', Fratelli d'Italia: ''Gestione disinvolta e non ragionata dell'Autonomia'', la Corte boccia la Giunta Fugatti sulle quote Itas

La Corte costituzionale ha bocciato la decisione della Provincia di acquistare alcune quote Itas. Partito democratico: "Non c'è stata la capacità di pensare e neppure di ascoltare". Fratelli d'Italia: "Avevamo fin da subito evidenziato le criticità di quella decisione. Oggi è arrivata una sentenza di cui dobbiamo, purtroppo, prendere atto"

Di Luca Andreazza - 05 aprile 2022 - 10:37

TRENTO. "La Provincia, come al solito aveva fatto spallucce, e aveva tirato dritto, dritto contro un muro". Questo il commento del Partito democratico sull'ennesima bocciatura di piazza Dante a opera della Corte Costituzionale mentre Fratelli d'Italia aggiunge: "Avevamo fin da subito evidenziato le criticità di quella decisione. Oggi è arrivata una sentenza di cui dobbiamo, purtroppo, prendere atto".

 

La Corte Costituzionale ha, infatti, respinto la norma della Provincia, una legge che avrebbe consentito a piazza Dante di entrare in qualità di socio sovventore in Itas Mutua (Qui articolo). La legge era stata impugnata dal governo nazionale a luglio scorso: il ricorso evidenziava che il provvedimento non è consentito dalle norme sulle imprese cooperative e che quindi è incompatibile con le competenze provinciali. 

 

"E' l'ennesima bocciatura di una norma mal pensata e peggio scritta da parte della Giunta provinciale e della maggioranza che la sostiene in Consiglio. A nulla - dice il Partito democratico - erano valse le nostre perplessità, espresse in Consiglio che sugli organi di stampa, per una decisione in contrasto ai più elementari principi di distinzione dei ruoli tra istituzioni pubbliche e imprese private che operano su mercati aperti e concorrenziali".

 

L'articolo 34 autorizzava, infatti, la Provincia a partecipare in qualità di socio sovventore, alla proprietà di Itas Mutua, in cambio di un posto in Consiglio di amministrazione, e stanziava 2,8 milioni di euro. A fronte dei dubbi emersi in Consiglio provinciale (Qui articolo) e della memoria conclusionale della Corte dei conti (Qui articolo), piazza Dante aveva deciso di andare avanti nel piano. Una norma impugnata dal governo con la Pat che ha preso posizione a seguito della sentenza: "Rispettiamo la decisione della Corte costituzionale, ma ribadiamo le ragioni della scelta'', ha detto il presidente Fugatti (Qui articolo).

 

"La partecipazione della Provincia autonoma nella società di mutua assicurazione Itas spa - ha scritto la Corte nella sentenza n. 86 del 2022 - si inserisce in un settore che non può definirsi 'strettamente necessario' al perseguimento dei suoi fini istituzionali o allo svolgimento delle sue funzioni, non rientrando l’attività assicurativa nemmeno fra i «beni o servizi strumentali all’ente" partecipante (art. 4, comma 2, lettera d, TUSP), con effetti potenzialmente lesivi della tutela della concorrenza, atteso che, come questa Corte ha già avuto modo di affermare, le norme che disciplinano restrittivamente le società pubbliche strumentali sono, tra l’altro, "dirette ad evitare che soggetti dotati di privilegi svolgano attività economica al di fuori dei casi nei quali ciò è imprescindibile per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali (sentenza n. 229 del 2013)".

 

"Non c'è stata la capacità di pensare e neppure di ascoltare, infatti la Pat è andata a sbattere. Peccato che ci vada di mezzo, ancora una volta, il buon nome della nostra autonomia speciale", conclude il Pd.

 

A intervenire anche Fratelli d'Italia. "La bocciatura - commentano Claudio Cia, Alessia Ambrosi e Katia Rossato - conferma tutte le criticità che avevamo da subito evidenziato con forza in Consiglio provinciale riguardo a quella decisione. La sentenza della Consulta evidenzia, infatti, l’estraneità di questa operazione rispetto alle finalità della Provincia, non essendo configurabile e giustificabile, un legame di stretta necessarietà tra le attività esercitate da Itas e i fini istituzionali della Pat, con il rischio di conseguenti inefficienze gestionali che, in definitiva, andrebbero a gravare sui contribuenti trentini".

 

Oltre all’aspetto giuridico, Fratelli d’Italia aveva ritenuto discutibile l’opportunità politica di una partecipazione in una mutua inserita in un disegno di legge riguardante misure a contrasto della pandemia: "Le risorse dovevano essere destinate a sostenere famiglie e imprese trentine in un momento di particolare difficoltà. Ciò che emerge chiaramente dalla 'questione Itas' è una gestione troppo disinvolta e non adeguatamente ponderata e ragionata delle prerogative della nostra speciale Autonomia. Con senso istituzionale, avevamo auspicato una pausa di riflessione al fine di valutare approfonditamente benefici e svantaggi di quell’operazione per i trentini. Una riflessione che, probabilmente, avrebbe evitato la sentenza di cui oggi, purtroppo, dobbiamo prendere atto", concludono Cia, Ambrosi e Rossato.

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