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Ipotesi acquisto quote di Itas per la Pat, Il Pd: ''I 2,8 milioni vadano ai lavoratori''. FdI: ''Quale è il senso di questa scelta?''. Onda: ''La Giunta intanto ha consegnato Mediocredito all'Alto Adige''

La Provincia intende acquistare 2,8 milioni di quote di Itas Mutua. Sono emersi dubbi, in particolare da parte di Onda civica, Partito democratico e Fratelli d'Italia, rispetto a questa azione in Consiglio nel corso della discussione della manovra economica per fronteggiare questa fase dell'emergenza Covid

Di Luca Andreazza - 12 maggio 2021 - 19:44

TRENTO. Piazza Dante è pronta all'acquisto di quote in Itas Mutua, un'ipotesi confermata anche ufficialmente nella nota della Provincia nel presentare la manovra di bilancio (Qui articolo). Ma sono emersi dubbi, in particolare da parte di Onda civica, Partito democratico e Fratelli d'Italia, rispetto a questa azione del governo provinciale.

 

"La Giunta - commenta Filippo Degasperi (Onda civica) - vuole utilizzare 2,8 milioni di euro per comprare un posto nel Consiglio d'amministrazione e senza dire le ragioni di questa scelta che si unisce a quella su Mediocredito. Un'operazione con la quale la Pat doveva aumentare il proprio peso e dare le linea guida della banca di via Paradisi. Invece la Lega è riuscita a far cambiare idea agli altoatesini che si sono allarmati per l’entrata di banche del Nord-Est e hanno permesso alla Raiffeinsen di vendicarsi con la Ccb per lo 'sconfinamento' in Alto Adige".

 

Il risultato per il consigliere provinciale di Onda Civica è che il Trentino quasi sparisce in Mediocredito. "Ora - aggiunge Degasperi - il valore delle quote è pure raddoppiato, i 22 milioni messi a bilancio Pat sembravano pochi fin dall’inizio, e così gli altoatesini hanno potuto fare un agile sorpasso a destra".

 

Anche il Partito democratico chiede un cambio di destinazione delle risorse. "C'è un mio emendamento - dice l'ex assessore Alessandro Olivi - che sposterebbe i soldi destinati a Itas alle famiglie. Questa deve essere una manovra di sostegno agli operatori economici e ai lavoratori stagionali e alle famiglie perdono potere d’acquisto. Si deve guardare anche alle politiche attive del lavoro, invece ci si trova davanti a variabili come quelle Itas, al Catullo, all’autotrasporto. La vicenda Itas non c’entra nulla e andrebbe invece collocata all’interno di un ragionamento di sistema. E non si può ragionare in base alla disponibilità delle risorse anziché in base alle idee. Poi ci sono solo 6 milioni su 500 per le politiche industriali e la scelta per i lavoratori di non passare per il Fondo di solidarietà è stata determinata dalla decisione di non passare per il confronto col sindacato".

 

Dubbi anche in Fratelli d'Italia che in linea di massima condivide le misure della manovra ma chiede un maggior approfondimento per quanto riguarda la partita dell'acquisizione delle quote per 2,8 milioni di Itas Mutua. "Un’iniziativa che non è negativa - spiega Alessia Ambrosi - visto che dà importanza alla struttura trentina, ma balza all’occhio il fatto che si inserisce in un settore sottoposto a complesse norme e all’autority dell’Ivass. Inoltre, Itas ha 437 agenzie in Italia, di queste solo 110 sono in regione. Un milione di assicurati, dei quali un terzo nella nostra provincia e gestisce il 25% del mercato assicurativo in Trentino e il 15% dell’ Alto Adige. Necessita di un approfondimento anche per evitare contraccolpi".

 

Diverse le domande alle quali rispondere. "Negli ultimi 90 anni Itas ha fatto dell’indipendenza imprenditoriale un punto di forza. Ci si domanda perché un top player nazionale delle assicurazioni dovrebbe accogliere la proposta della Pat e perché la stessa Pat ha fatto questa scelta? Perché c’è bisogno di un sostegno economico alla società oppure ai lavoratori? La Pat conosce la strategia industriale dell’Istituto che ha visto avvicendarsi in 4 anni tre presidenti e tre direttori generali? Insomma, è una mossa davvero indispensabile e una priorità per i trentini? E come spiegare una simile operazione alle categorie in difficoltà? La figura del socio sovventore è stata introdotta da Itas nel 1990 per rafforzare lo stato patrimoniale per superare i momenti di difficoltà e contribuisce al Fondo garanzia Itas che nel 2020 ammonta a 187,9 milioni di euro contro i 171,9 del 2019. Chi investe nel Fondo, inoltre, non ha la possibilità di uscire e la Pat subentrerebbe a Intesa San Paolo e ci si dovrebbe chiedere perché questo istituto ha deciso di uscire. Un’operazione che permetterebbe di ottenere solo l’1,50% delle azioni anche se potrebbe di aprire la porta del Cda ad un consigliere della Pat".

 

Un'operazione che meriterebbe un ulteriore approfondimento prima della decisione finale. "C’è un possibile conflitto di interesse viste le gare per le polizze Pat–Apss e vanno valutate inoltre le conseguenze sulla concorrenza. Piuttosto sarebbe meglio acquistare da parte di Cassa del Trentino di un’obbligazione. C'è anche la partita aperta del futuro della sede genovese di Itas dove lavorano 200 persone e nella quale si troverebbe coinvolta la Pat. Si deve fare chiarezza su questa scelta prima di approvare il ddl e non si capisce all’interno di una manovra di emergenza e per le categorie economiche, il perché di questo emendamento", conclude Ambrosi.

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