''Non era prima gli italiani e i trentini?'', Degasperi sull'ipotesi di puntare sugli emigrati in Argentina per contrastare la carenza di medici in Trentino
Filippo Degasperi (Onda): "Il ricorso ai numeri chiusi a fine anni '90 è stato miope. Gli allarmi erano già quotidiani e quel documento era stato firmato anche dall'attuale presidente della Provincia Maurizio Fugatti. Oggi l'assessora Stefania Segnana dice che la situazione è complicata. Ma dove sono stati e cosa hanno fatto in questa legislatura per provare a gestire e risolvere questa criticità?"

TRENTO. "Si sono accorti con 5 anni di ritardo che il meccanismo si è inceppato? Prima gli italiani e prima i trentini, poi pensano a rivolgersi ai medici argentini?". Queste le parole di Filippo Degasperi (Onda). "E' evidente che serve ristrutturare il sistema sanitario ma è fondamentale aumentare i posti e sfornare laureati".
La sanità trentina vive un momento di grande affanno e, soprattutto, nei servizi di emergenza si cerca personale a gettone o liberi professionisti per coprire i turni. "Dal Partito democratico alla Lega - dice il consigliere provinciale in quota Onda - ci sono stati degli errori nella pianificazione del sistema sanitario. Questa dinamica era, per certi versi, attesa perché la prospettiva del pensionamento di un alto numero di professionisti poteva essere messa in preventivo".
Già nel 2017 era stata votata "un'iniziativa contro la politica di contingentamento delle immatricolazioni nelle facoltà di medicina". "Il ricorso ai numeri chiusi a fine anni '90 è stato miope. Gli allarmi erano già quotidiani e quel documento era stato firmato anche dall'attuale presidente della Provincia Maurizio Fugatti. Oggi l'assessora Stefania Segnana dice che la situazione è complicata. Ma dove sono stati e cosa hanno fatto in questa legislatura per provare a gestire e risolvere questa criticità?" (Qui articolo).
Il problema non si limita alle specializzazioni: dalle guardie mediche ai pediatri, non ci sono i medici in generale. "E le risorse del Pnrr sarebbero servite per potenziare i percorsi universitari e non per le Case della salute. Il numero chiuso ha ridotto la competizione: oggi conviene di più lavorare in libera professione e da privato che aggiudicarsi un concorso. L'Italia ha risparmiato sulle borse di studio e adesso si trova a dover coprire d'oro i pochi che completano gli studi. La mancanza di strategia ha scardinato il sistema sanitario e ora la Provincia scopre i problemi, che però sono evidenti da anni".
I concorsi non raggiungono numeri soddisfacenti e l'Apss intende aprire una procedura concorsuale per medici extra Unione europea, in particolare argentini che hanno parenti italiani e trentini. Una soluzione, però, bocciata dall'Ordine dei medici. "Non basta prendere una persona e metterla in un gruppo di lavoro per risolvere i problemi", il commento del presidente Marco Ioppi (Qui articolo).
"Prima gli italiani e prima i trentini ma poi pensano di chiamare i medici dall'estero. Così si mettono in difficoltà altri sistemi sanitari e si gioca una partita al rialzo nei costi. C'è la necessità di adeguare gli studi al mercato del lavoro, aumentare i numeri delle immatricolazioni. Si deve poi lavorare per rendere il Trentino nuovamente attrattivo e investire sugli operatori per garantire i servizi di alta qualità alla popolazione", conclude Degasperi.













